Il movimento delle sardine è appena nato, e considerato l'immediato successo registrato alle battute iniziali, quando in piazza Maggiore a Bologna si sono raccolte 15mila persone, unite dal desiderio di contestare, pacatamente, l'ex ministro dell'Interno e segretario della Lega Matteo Salvini, era inevitabile che attirasse su di sé l'attenzione dei media, e che suscitasse anche, diciamolo, un po' di diffidenza.

Dopo nemmeno due settimane di vita, il promotore dell'iniziativa, il 32enne Mattia Santori, è stato già accusato di essere un impostore, perché vicino ad ambienti politicizzati, in quanto collaboratore della rivista Energia, co-fondata dall'ex presidente del Consiglio Romano Prodi e diretta dal 1984 dall'ex ministro del governo Dini Alberto Clò. Come se questo facesse automaticamente di lui il burattino di un'operazione acchiappa-consenso, organizzata a tavolino.

Tralasciando gli scontati attacchi del popolo dei sovranisti e dei politici del centrodestra, che tentano di smascherare un fenomeno nato spontaneamente facendolo passare come "eterodiretto da Prodi e dal Pd", parola di Giorgia Meloni, il movimento delle sardine è stato giudicato sostanzialmente acefalo, privo di idee e soprattutto sprovvisto di un programma preciso, destinato a essere una meteora, incapace di rispondere a semplici domande come "dove stiamo andando?" e "cosa vogliamo?". Insomma il movimento nasce già con un grave peccato: quello di essere solo un vuoto contenitore anti-qualcosa, un gigante dai piedi d'argilla, per dirla con un un'espressione forse troppo abusata ma molto efficace.

Eppure proprio ieri sul gruppo "Seimila sardine" è stato pubblicato un manifesto, che anche se contiene l'identikit dell'avversario da sconfiggere, cioè il populismo, e si limita a veicolare alcuni messaggi che giocano con la metafora del gruppo, rafforzandola (con i riferimenti ai "pesci", al "mare aperto", al "mal di mare", alle "acque torbide" e ai "porti sicuri"), dice anche una cosa importante, sottolinea quello che la sinistra non ha il coraggio di ammettere: fino ad ora è rimasta inerme, inebetita, davanti allo sdoganamento del linguaggio violento e "basso" di Salvini, e quel linguaggio si è mangiato pezzi di democrazia. Davanti al dilagare del "salvinismo" sui social, sono tutti rimasti "stupiti, storditi, inorriditi", per citare il testo scritto dalle sardine. Quando sembrava ormai troppo tardi, gli oppositori dei leghisti si sono riconosciuti e si sono risvegliati dal torpore. E questo il Capitano, che di comunicazione se ne intende, non può sottovalutarlo, e infatti risponde con lo stesso campo semantico, con la stessa simbologia.

Ora nessuno può prevedere se quest'ascesa sarà durevole, o se le sardine si inabisseranno, o rimarranno imprigionate in quella stessa rete in cui cercano di nuotare. Sicuramente la scelta migliore che la sinistra può fare in questo momento è seguire la corrente, non cercare di cavalcarla goffamente, ma cercare di stare al passo.

Il movimento è partito da Bologna, e da lì si è propagato in tutta Italia. Da Nord a Sud si sono moltiplicati gli eventi in questi giorni e molti altri sono in programma. C'è però una considerazione da fare. In Emilia-Romagna si vota il prossimo 26 gennaio, e non è un dettaglio da poco. Il testa a testa tra Bonaccini e Borgonzoni sta occupando la campagna elettorale, che è già entrata nel vivo. E le sardine avranno due mesi di tempo per segnalare la propria presenza e prendere il proprio spazio nella regione, con o senza bandiere al seguito, e cercare si sensibilizzare gli indecisi o i delusi del M5s, affinché non votino per la Lega. Ma nelle altre regioni del Paese, dove le elezioni sono lontane o non sono nemmeno all'orizzonte, che senso ha cercare di danneggiare Salvini, che in questo momento è all'opposizione? La sensazione è che i suoi detrattori non si siano ancora ripresi dallo shock, e che non abbiano ancora metabolizzato la caduta del governo e l'entrata in scena dell'esecutivo giallo-rosso. È forse questa la vera insidia per il popolo delle sardine: quella di lottare contro il nemico sbagliato. Perché il vero bersaglio della protesta dovrebbe essere l'inazione della sinistra e del suo principale partito, che in questo momento è al governo.

Se il movimento non berrà dalla coppa troppo avidamente, se saprà fare le domande giuste ai suoi interlocutori, allora potrà trasformarsi da semplice flash mob, o da fenomeno di moda se preferite, in uno strumento davvero pericoloso per i sovranisti. Ma se non ci riuscirà il rischio è che tra qualche anno ci porremo questa domanda: "Ma chi erano le sardine?".