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L’accusa della Cassazione contro Palamara: “Tentò di condizionare il Csm sulle nomine”

La procura generale della Cassazione accusa Luca Palamara di aver tentato di condizionare l’attività del Consiglio superiore di magistratura sulle nomine dei vertici di importanti uffici giudiziari. Altra accusa è quella di aver adottato una strategia per screditare alcuni magistrati come Creazzo, Viola e Pignatone.
A cura di Stefano Rizzuti
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Avrebbe tentato di di condizionare l’attività del Csm, il Consiglio superiore di magistratura, sulle nomine dei vertici di importanti uffici giudiziari. Questa è una delle accuse rivolte dalla procura generale della Cassazione nei confronti di Luca Palamara. Che dal 21 luglio affronterà il processo disciplinare al Csm. Una delle contestazioni, quindi, è quella di aver provato a condizionare l’attività del Csm in tema di nomine. Viene inoltre accusato di “avere posto in essere un uso strumentale della propria qualità e posizione diretto, per la modalità di realizzazione a condizionare l’esercizio di funzioni costituzionalmente previste quali la proposta e la nomina di uffici direttivi di vari uffici giudiziari da parte del Consiglio superiore della magistratura”.

L'incontro del 9 maggio 2019 con Lotti

Secondo l’accusa della procura generale Palamara avrebbe violato il “dovere di correttezza ed equilibrio”, con “un comportamento gravemente scorretto nei confronti dei colleghi che avevano presentato domanda per il conferimento dell’ufficio direttivo di procuratore della Repubblica presso il tribunale di Roma”. In particolare si fa riferimento all’incontro del 9 maggio 2019, durante il quale avrebbe messo in atto una “strategia da seguire ai fini della nomina, oltre che con alcuni componenti del Csm, anche con una persona, Luca Lotti, deputato al Parlamento nazionale, per la quale la procura di Roma ha richiesto il rinvio a giudizio nel dicembre 2018 nell’ambito di una nota vicenda giudiziaria di risonanza nazionale”, ovvero l’inchiesta sul caso Consip.

La strategia di Palamara contro Creazzo

Nell’accusa si fa riferimento specifico a due candidati alla procura di Roma: Marcello Viola, pg di Firenze, e Giuseppe Creazzo, a capo della stessa procura fiorentina: “In particolare detto comportamento era sicuramente grave poiché erano altresì delineate ed approfondite le eventuali ragioni ostative alla nomina di alcuni dei candidati asseritamente derivanti da un processo concernente il dottor Viola in corso a Caltanissetta”. Inoltre erano “delineate e affrontate anche al fine di una loro enfatizzazione vicende che concernerebbero il dottor Creazzo ipoteticamente ostative alla designazione”. Infine, viene contestato un comportamento scorretto da parte di Palamara anche nei confronti di Giuseppe Pignatore, ex procuratore di Roma, e Paolo Ielo, procuratore aggiunto della Capitale.

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