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La vacanza a Dubai, l’incontro con l’ambasciatore e la reazione di Meloni: il giallo sul viaggio di Crosetto

Le numerose versioni di Crosetto sul suo viaggio a Dubai poco prima dell’attacco non hanno fatto altro che alimentare dubbi e sospetti. Oggi dai giornali emergono nuovi elementi, come gli incontri che Crosetto avrebbe avuto negli Emirati Arabi o un presunto stato whatsapp pubblicato e poi rimosso, che moltiplicano gli interrogativi attorno alla faccenda.
A cura di Giulia Casula
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Le numerose versioni di Crosetto sul suo viaggio a Dubai poco prima dell'attacco non hanno fatto altro che alimentare dubbi e sospetti. Prima il ministro aveva detto di essere lì per un viaggio di famiglia, "un periodo di ferie", poi di esser partito per motivi istituzionali. All'inizio aveva detto di non aspettarsi un'escalation del conflitto, dopo di aver raggiunto i suoi figli per metterli in salvo. Quindi un pericolo c'era. Poi ancora, di aver fatto una valutazione "non da solo" dell'opportunità del viaggio. Ma al ministro degli Esteri, Antonio Tajani questo non risulta. Non era stato messo al corrente. Oggi dai giornali emergono nuovi elementi, come gli incontri che Crosetto avrebbe avuto negli Emirati Arabi o un presunto stato whatsapp pubblicato e poi rimosso, che moltiplicano gli interrogativi attorno alla faccenda.

Venerdì scorso, 24 ore prima dell'attacco Usa in Iran, il ministro era partito per quella che aveva detto essere una vacanza con la sua famiglia. Dopo la reazione di Teheran era rimasto bloccato a Dubai. La vicenda aveva provocato non poco imbarazzo nel governo, che si era ritrovato il proprio titolare della Difesa intrappolato nel bel mezzo di un teatro di guerra. Oltre che reazioni sorprese, essendo partito senza scorta e senza che la Farnesina fosse informata. Un aspetto che alla luce delle informazioni emerse successivamente solleva alcuni quesiti.

Crosetto infatti ha aggiunto di aver avuto un incontro, rilanciato solo in un secondo momento sui suoi social, con l'omologo emiratino ad Abu Dhabi, Al Mazrouei. Com'è possibile che nessuno nel governo sapesse di questo impegno istituzionale? E soprattutto, perché non è scattato il protocollo applicato ad altre missioni ufficiali di questo tipo? Teoricamente il ministro sarebbe dovuto partire non solo con la propria scorta, ma assieme a tutto lo staff – inclusi naturalmente i Servizi – coinvolto nelle trasferte istituzionali, specie quelle in Paesi particolarmente esposti. Eppure Tajani è parso davvero all'oscuro della partenza. Allora la domanda è una: cosa si è inceppato nel flusso di informazioni tra Farnesina e Difesa? 

Pare però che Crosetto nel suo viaggio non si sia limitato a incontrare l'omologo. Secondo quanto riporta Domani, si sarebbe visto anche con l'ex socio del suo primogenito e imprenditore, Giancarlo Innocenzi Botti. Nello stesso albergo avrebbe soggiornato anche Stefania Ranzato, proprietaria di una società di cybersicurezza (la Deas) che collabora con il ministero della Difesa italiano. Quest'ultima però ha smentito, dicendo di trovarsi a Roma.

Poi ci sarebbe l'incontro con l'ambasciatore ad Abu Dhabi, Lorenzo Fanara, un tempo vicecapo di gabinetto dell'ex ministro degli Esteri Angelino Alfano, anche questo – a quanto risulta – non comunicato a Farnesina e intelligence. Perché Crosetto ha deciso di tenerli all'oscuro?

E ancora, lo stato whatsapp che il ministro avrebbe pubblicato e poi cancellato lunedì scorso e di cui dà conto oggi Repubblica. Nello stato sarebbe comparsa la mappa di Dubai con la localizzazione di una persona indicata come Anna. La donna in questione sarebbe la madre di un compagno di scuola del figlio di Crosetto. Il che confermerebbe che si è trattato soprattutto di un viaggio privato.

Dopo le polemiche iniziali, il ministro aveva fatto sapere di aver fatto ritorno su un volo di Stato pagato tre volte il prezzo del biglietto, più o meno cinquemila euro. Ma si trattava di un volo legittimo, il cui costo comunque risulterebbe più alto. Insomma  in questa storia diversi aspetti non tornano. Ad infittire il mistero, la reazione fredda di Meloni che si è limitata a commentare così l'operato di Crosetto: "Non ha mai smesso di fare il suo lavoro". Una risposta laconica, diversa dalle arringhe di difesa nei confronti dei suoi a cui ci ha abitato la premier in questi anni e che potrebbe essere letta come un segnale del fastidio di Palazzo Chigi per il pasticcio combinato dal suo ministro.

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