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La foto simbolo degli scontri di Torino era modificata: l’analisi sullo scatto diffuso dalla polizia

Il 1° febbraio gli account ufficiali della Polizia di Stato hanno pubblicato la foto degli agenti Alessandro Calista e Lorenzo Virgulti. Calista è inginocchiato, ha appena subito un pestaggio. Virgulti lo sta aiutando ad alzarsi. La foto è diventata un simbolo della giornata di manifestazioni ma è stata pesantemente modificata dall’IA.
A cura di Valerio Berra
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Lo scatto è plastico. Il 1° febbraio gli account ufficiali della Polizia di Stato hanno pubblicato l’immagine di due poliziotti. Uno a terra, in ginocchio. L’altro in piedi, mentre lo sorregge. Il poliziotto a terra è Alessandro Calista, 29 anni. È lui la vittima del pestaggio ripreso la sera del 31 gennaio dalle fotocamere di Torino Oggi. Uno dei video più forti degli scontri che si sono verificati a Torino la sera del 31 gennaio durante il corteo contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna.

Il post della Polizia di Stato voleva essere un gesto di solidarietà per i due uomini. L’altro protagonista dello scatto è Lorenzo Virgulti, 28 anni. Ma negli ultimi giorni è diventato un problema, da qualche minuto almeno su Instagram l’immagine è segnata con un’etichetta: “Guarda perché i fact-checker hanno detto che questa è un’immagine alterata”. Al momento l’immagine risulta oscurata.

Cosa è stato modificato nella fotografia dei due poliziotti

La prima analisi su questa immagine è stata scritta da Facta.News. La fotografia pubblicata sui social è stata alterata in modo evidente, probabilmente con qualche strumento di editing basato sull’intelligenza artificiale. Difficile capire il modello preciso, potrebbe essere anche uno degli assistenti che ormai si trovano già impostati negli smartphone.

Stiamo sui dettagli più facili da vedere. L’immagine è stata scattata appena dopo l’aggressione di Alessandro Calista. Nel video di Torino Oggi vediamo Calista che riesce a fuggire al pestaggio e trova Virgulti che lo aiuta ad alzarsi mentre lo protegge con lo scudo. Ricostruzione poi confermata più volte da entrambi. Negli ultimi frame del video si vede un altro poliziotto che si muove per aiutarli. Lo scatto blocca proprio l’incontro tra Calista e Virgulti.

Il problema è che le immagini del video e la fotografia rilanciata dalla Polizia di Stato non coincidono. Partiamo dallo sfondo. È come se fosse diviso in due parti. Dietro Calista si vede una pavimentazione regolare che termina in una cancellata abbastanza vicina. Dietro Virgulti invece un fondo stradale che sembra fatto con dei sampietrini. Anche la cancellata appare più lontana, come se si trovasse a una distanza diversa rispetto a quella dietro Calista.

Altri due particolari. A differenza del video, Virgulti non ha in mano lo scudo. Il braccio destro regge il collega, il sinistro invece non si vede dove è posizionato. E ancora. Nel video si vede bene che Calista porta come acconciatura un doppio taglio: una parte della testa è praticamente rasata, l’altra è più lunga. Nella foto invece sembra che la lunghezza dei capelli sia uniforme.

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Le conseguenze della fotografia: i dubbi sollevati sui poliziotti

Non sappiamo le ragioni dietro queste modifiche. Certo, l’immagine risulta più nitida, forse più di impatto rispetto a quello che poteva essere l’originale. Eppure queste modifiche così grossolane si sono rivelate controproducenti. Appena gli utenti hanno notato queste incongruenze la versione dei poliziotti è stata messa in dubbio. Fra tutti il particolare che ha fatto più discutere è quello dei capelli di Calista. Il giorno dopo il poliziotto ha incontrato Giorgia Meloni in ospedale. Qui si vede bene che Calista ha il doppio taglio che si vede nel video.

Eppure su X sono diventati virali i post che affiancano la foto in cui Calista stringe la mano a Meloni e quella in cui si vede l’abbraccio con Virgulti. Il sospetto sollevato è che l’aggressione abbia avuto conseguenze minime per l’agente che avrebbe anche trovato il tempo di tagliarsi i capelli tra il ricovero in ospedale e l’incontro con la Presidente del Consiglio. Un sospetto che come abbiamo già spiegato sopra non ha fondamenti.

La foto quindi parte da un’immagine reale ma prima di essere pubblicata ha subito interventi netti di alterazione, probabilmente con uno strumento basato sull’intelligenza artificiale. E tutto questo non è stato segnalato in fase di pubblicazione. Il post non ha riferimenti all’uso dell’IA nella didascalia e non ha usato le etichette messe a disposizione da Meta. Non solo. Come spiega Facta, l’immagine è finita anche nella galleria fotografica dell’Ansa, inviata dall’ufficio stampa della Polizia senza nessun alert. In questo modo è rimbalzata anche sui giornali che usano i servizi dell’agenzia di stampa.

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