La Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale parte della riforma delle pensioni di Elsa Fornero: per i giudici è illegittimo lo stop all'adeguamento delle pensioni al costo della vita per gli assegni superiori a tre volte il minimo Inps. In particolare, per la Consulta è stato “irragionevolmente sacrificato nel nome di non precisate esigenze finanziarie” l’interesse dei pensionati “e in particolar modo i titolari di trattamenti previdenziali modesti, alla conservazione del potere di acquisto delle somme percepite, da cui deriva in modo consequenziale il diritto a una prestazione previdenziale adeguata”.

Come si legge nella sentenza depositata poche ore fa, dunque, nel Salva Italia di Monti furono “valicati i limiti di ragionevolezza e proporzionalità, con conseguente pregiudizio per il potere di acquisto del trattamento stesso e con irrimediabile vanificazione delle aspettative legittimamente nutrite dal lavoratore per il tempo successivo alla cessazione della propria attività”. Insomma, la riforma delle pensioni Fornero ha intaccato “i diritti fondamentali connessi al rapporto previdenziale, fondati su inequivocabili parametri costituzionali: la proporzionalità del trattamento di quiescenza, inteso quale retribuzione differita (art. 36 Costituzione) e l'adeguatezza (art. 38)”. Come se non bastasse, con il blocco disposto dalla riforma Fornero si produce anche un danno a lungo termine, considerando che "le successive rivalutazioni saranno, infatti, calcolate non sul valore reale originario, bensì sull’ultimo importo nominale, che dal mancato adeguamento è già stato intaccato".

Si tratta di un colpo durissimo per le casse dello Stato, dal momento che l’Avvocatura dello Stato stima i costi derivanti dalla sentenza in 1,8 miliardi di euro per il 2012 e circa 3 miliardi di euro per il 2013.