27 Luglio 2021
13:42

Istat, le misure straordinarie anti-Covid hanno attutito le diseguaglianze causate dalla pandemia

Lo ha detto il presidente dell’Istat, Giancarlo Blangiardo, presentando l’ultimo rapporto dell’Istat in commissione Lavoro alla Camera. Tuttavia nel 2020, l’anno della pandemia di coronavirus, si sono registrate oltre 2 milioni di famiglie in povertà (l’incidenza è passata dal 6,4% del 2019 al 7,7% dell’anno successivo) e oltre 5,6 milioni di individui (dal 7,7% al 9,4%).
A cura di Annalisa Girardi

È solo grazie alle misure straordinarie messe in campo per contrastare l'emergenza sanitaria che non si sono create le forti diseguaglianze che la pandemia di coronavirus avrebbe facilmente potuto generare. Lo ha detto il presidente dell'Istat, Giancarlo Blangiardo, presentando il rapporto dell'Istat sulla redistribuzione del reddito nel 2020 nel corso di un'audizione in commissione Lavoro alla Camera. "Le misure straordinarie implementate nel 2020 (Reddito di emergenza, bonus per i lavoratori autonomi e bonus colf) hanno contribuito, insieme all'ampliamento nell'utilizzo di quelle già esistenti (RdC e Cig), a sostenere i redditi delle famiglie, pesantemente condizionati dalla crisi economica, riducendo la diseguaglianza, rispetto a uno scenario alternativo caratterizzato dall'assenza di tutte le misure citate", si legge nel report.

Tuttavia, ha sottolineato Blangiardo, "l'incidenza della povertà assoluta risulta in forte crescita in Italia, registrando un incremento a livello sia familiare sia individuale". Nel 2020, l'anno della pandemia, ha proseguito il presidente dell'Istat, si contano oltre 2 milioni di famiglie in povertà (l'incidenza è passata dal 6,4% del 2019 al 7,7% dell'anno successivo) e oltre 5,6 milioni di individui (dal 7,7% al 9,4%). Nonostante questo aumento hanno comunque avuto un impatto importante "le misure messe in campo a sostegno dei cittadini, che hanno consentito alle famiglie in difficoltà economica – sia quelle scivolate sotto la soglia di povertà nel 2020 sia quelle che erano già povere" di affrontare l'ultimo anno e mezzo.

A livello geografico, nonostante l'incidenza di famiglie in povertà assoluta si confermi più alta nel Mezzogiorno (9,9% nel Sud e 8,4% nelle Isole), nel 2020 la crescita più marcata è stata registrata al Nord "sia per le famiglie (dal 5,8 del 2019 al 7,6%) sia per gli individui (dal 6,8 al 9,3%)". Invece, per quanto riguarda le fasce di età, nel rapporto dell'Istat si sottolinea come la povertà sia in crescita praticamente per tutti ad eccezione degli over 65. Ad essere più colpiti, comunque, sono stati "i settori ad elevata occupazione femminile". Tra febbraio 2020 e maggio 2021 "le occupate hanno subito un calo del 3,6% a fronte del 2,8% degli occupati", ha spiegato Blangiardo. Aggiungendo poi che l'altra categoria più colpita è quella dei giovani, in quanto si è registrata una riduzione di occupati "più elevata per la fascia 15-34 anni: – 4,2% , contro un -3,2% in totale".

In generale, l'occupazione è "diminuita drasticamente nel 2020", nonostante si sia poi registrato un rimbalzo nel 2021: "Tra febbraio e maggio 2021, il numero di occupati è cresciuto progressivamente e ha raggiunto i 22 milioni 427mila (+180mila, +0,8% rispetto a gennaio 2021), un livello comunque inferiore di 735 mila unità (-3,2%) rispetto a quello pre-pandemia (febbraio 2020) e prossimo ai livelli occupazionali registrati a metà 2015", ha spiegato Blangiardo. Per poi aggiungere: "Il numero di occupati ha subito la prima decisa contrazione nei mesi di marzo e aprile 2020, per poi mantenersi stabile nei due mesi successivi e mostrare segnali di recupero tra luglio e agosto; da settembre, tuttavia, è tornato a diminuire, raggiungendo un minimo a gennaio 2021 (-916mila occupati rispetto a febbraio 2020)".

Infine un appunto anche sui consumi delle famiglie, che "hanno subito un crollo di dimensioni mai registrate dal dopoguerra, con una diminuzione del 10,9% che ne ha portato il valore a un livello di poco superiore a quello del 2009, e a quello del 1997 se considerato al netto dell'effetto della variazione dei prezzi".

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