Alla fine la maggioranza ha raggiunto un accordo sul decreto intercettazioni. Un'intesa a cui si è arrivati dopo un'altra giornata di scontri tra le forze politiche al governo: Italia Viva aveva infatti richiesto il ritiro dell'emendamento del senatore di Leu Pietro Grasso che autorizzava l'utilizzo delle intercettazioni per i procedimenti diversi da quelli per cui esse erano state effettuate. Il provvedimento è stato quindi riformulato dal relatore M5s Mario Giarrusso: l'intercettazione potrà essere utilizzata a patto che sia indispensabile e rilevante. "I risultati delle intercettazioni non possono essere utilizzati in procedimenti diversi da quelli nei quali sono stati disposti, salvo che risultino indispensabili per l’accertamento di delitti per i quali è obbligatorio l’arresto in flagranza e dei reati di cui all’articolo 266 comma 1" del codice di procedura penale, si stabilisce ora.

"Oggi abbiamo lavorato molto e bene per raggiungere un accordo tra tutte le forze di maggioranza su un tema cruciale come quello dell’utilizzo delle intercettazioni. Sono soddisfatto del confronto avuto al tavolo sul dl intercettazioni dal quale è emersa una sintesi tra vari punti di vista e sensibilità che ci ha permesso di trovare una soluzione condivisa", ha commentato Federico D'Incà, ministro per i Rapporti con il Parlamento. Gli scontri erano cominciati questa mattina in commissione Giustizia: l'emendamento di Grasso, tecnicamente, andrebbe contro una sentenza della Cassazione, emessa a gennaio dopo il varo del decreto legge di Alfonso Bonafede. Le sezioni unite della corte, infatti, avevano affermato che le intercettazioni riguardanti un nuovo reato non possono essere utilizzate per aprire una nuova inchiesta, ma solo per le indagini già avviate. L'emendamento dell'ex presidente del Senato, tuttavia, prevedeva proprio che le registrazioni potessero essere utilizzate (a patto che il nuovo reato implicasse un tetto alla pena che a sua volta permetta di attivare un'intercettazione).

Vista la delicatezza della questione, la scorsa settimana era stata convocata una riunione di maggioranza al ministero della Giustizia, a cui aveva partecipato anche il renziano Giuseppe Cucca, e si era appunto deciso di approvare il via libera all'emendamento di Grasso, precisando che il caso per cui si possono usare vecchie intercettazioni deve riguardare un reato grave per cui è previsto l'arresto in flagranza. Oggi però Italia Viva non si era mostrata d'accordo: "A scanso di equivoci, noi votiamo la fiducia sul decreto intercettazioni come ha chiesto il Governo. Ma per cambiarlo serve il consenso di tutti. Chi forza a colpi di emendamento spacca la maggioranza", ha scritto su Twitter il senatore di Italia Viva, Davide Faraone.

Con la riformulazione dell'emendamento, che ha permesso di raggiungere un'intesa, l'aula slitta a domani. Va precisato che il decreto deve essere convertito entro fine mese e passare anche per Montecitorio: i tempi sono quindi strettissimi. La commissione Giustizia di palazzo Madama, intanto, ha fissato a domani mattina per le 9.30 il termine entro cui presentare i subemendamenti. La votazione dovrebbe iniziare verso le 13.30.