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In Italia chi è povero da bambino spesso lo rimane anche da adulto: lo mostra un dato Istat

L’Italia è tra i Paesi in cui c’è più differenza, nel rischio di povertà, tra gli adulti che sono cresciuti con difficoltà economiche e quelli che invece erano benestanti. Oggi più di un under 16 su quattro (il 26,7%) è a rischio povertà o esclusione sociale: un dato in miglioramento, che però colpisce soprattutto chi vive al Sud, le famiglie con genitori single e quelle con basso livello di istruzione.
A cura di Luca Pons
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Immagine di repertorio
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L'anno scorso il 26,7% dei giovani sotto i 16 anni era a rischio di povertà o di esclusione sociale (che va distinto dalla povertà vera e propria). Sono circa due milioni di bambini e ragazzi. A riferirlo è l'Istat, con un nuovo studio. Il dato è migliore rispetto al 2021 (circa tre punti in meno), ma la situazione continua a essere difficile per più di un minorenne su quattro, soprattutto al Sud, tra gli stranieri, tra chi ha un solo genitore o è in una famiglia con un basso grado di istruzione.

Non solo, ma l'Italia è uno dei Paesi in cui essere a rischio povertà da piccoli segna di più anche la vita adulta: tra chi è cresciuto in difficoltà economica, il 34% è a rischio povertà anche quando è grande, mentre tra chi era benestante il tasso scende al 14,4%. Una differenza di quasi venti punti, quando la media europea è di meno di otto.

Un giovane su quattro a rischio povertà, peggio il Sud e famiglie con genitori single

Come detto, il rischio di povertà o esclusione sociale (cioè la percentuale di chi vive in una famiglia in cui gli adulti non trovano lavoro stabile, o hanno un reddito poco sopra la soglia di povertà, oppure soffre gravi deprivazioni materiali) è ben più alto per gli under 16 che vivono al Sud o nelle Isole: sale al 43,6%, mentre al Nord è al 14,3% e al Centro al 26,2%. Un dato è significativo: quasi uno su due (il 49,2%) di tutti i giovani che vivono a rischio povertà è italiano e abita nel Mezzogiorno.

È importante anche come è composta la famiglia. Ad esempio, tra chi non ha fratelli in media il rischio di povertà riguarda il 18,1% (che sale al 38,3% se c'è un solo genitore). Con almeno un fratello o sorella, aumentano le difficoltà. Il 26,2% di rischio se ci sono entrambi i genitori, e ben 53,3% se ce n'è solo uno. Per questa particolare categoria, cioè le famiglie monogenitore in cui ci sono due o più figli, negli ultimi anni c'è stato un netto peggioramento: la percentuale di rischio è cresciuta di oltre tredici punti rispetto al 2021, nonostante nello stesso periodo la situazione nazionale sia migliorata, come detto. A prescindere dal numero di figli, quando c'è un solo genitore il rischio di povertà è più alto se si tratta della madre (42,4%) rispetto al padre (30,9%).

In più, conta anche il livello di istruzione dei genitori. Se hanno al massimo la licenza media, si parla del 51,8%. Se almeno uno dei due è laureato, il rischio precipita al 10,3%. Infine, non è sorprendente che per i minorenni stranieri il rischio di povertà o esclusione sociale sia molto più elevato. È del 43,6%, mentre per i coetanei italiani invece è del 23,5%. Per gli stranieri che vivono nelle Regioni del Mezzogiorno si tocca addirittura il 78,2%: quasi quattro su cinque. Anche se, come detto, in numeri assoluti quasi la metà dei giovani a rischio – oltre un milione – è italiana e vive al Sud, mentre altri 266mila sono italiani e vivono al Nord.

Il rischio povertà si trasmette ai figli, in Italia molto più che in Ue

Un dato dell'Istat in particolare sottolinea come la difficoltà economica vissuta da bambini o ragazzi, spesso, abbia un impatto anche sul resto della vita. In media, come detto, per chi nasce in una famiglia monogenitore dove c'è più di un figlio, oppure una famiglia in cui i genitori hanno al massimo la licenza media, essere a rischio povertà è come il lancio di una moneta: succede all'incirca a uno su due. E quando si diventa adulti? Naturalmente non ci sono previsioni statistiche su cosa accadrà agli under 16 di oggi, ma i dati sul passato mostrano che l'Italia è in una situazione particolarmente critica.

In media, in Europa, considerando tutte le persone che a quattordici anni erano in famiglie con difficoltà finanziarie, il 20% di loro si trova a rischio di povertà quando è adulto, tra i 25 e i 59 anni. Si tratta di uno su cinque. Prendendo invece tutti coloro che a quattordici anni non avevano problemi economici, una volta diventati adulti si trova a rischio povertà il 12,4% di loro. Un distacco di poco meno di otto punti: questo è il peso che ha la condizione economica della famiglia in cui si nasce.

In Italia, però, i numeri sono ben diversi. Tra chi a quattordici anni aveva problemi economici, ben il 34% è a rischio povertà da adulto: poco più di uno su tre. E chi invece era benestante? Solo il 14,4% quando è adulto si trova sulla soglia della povertà. La distanza è di quasi venti punti, oltre il doppio della media europea. A dimostrare che, nel nostro Paese, è molto più difficile che altrove crescere con difficoltà economiche e poi non trovarsi a rischio da adulti: uno su tre non ce la fa.

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