Il Tar annulla la Zona 30 a Bologna, perché i giudici hanno cancellato il limite di velocità e cosa cambia

Il Tar dell'Emilia-Romagna dà un duro colpo al progetto del Comune di Bologna della ‘Città 30', ovvero del limite di velocità di 30 chilometri all'ora per la circolazione nel centro della città e in buona parte del territorio metropolitano. I giudici hanno accolto il ricorso presentato da alcuni tassisti con il sostegno di Fratelli d'Italia, e hanno annullato il "Piano particolareggiato del traffico urbano ‘Bologna Città 30' e le ordinanze istitutive delle zone in cui il limite di velocità è stato portato a 30 km orari". Il motivo è che non rispettava le norme del Codice della strada, rese più stringenti dal governo con l'ultima riforma.
Ha esultato il ministro dei Trasporti Matteo Salvini, opposto all'iniziativa del capoluogo emiliano fin dall'inizio, mentre il sindaco Matteo Lepore ha detto che il progetto andrà avanti nei limiti stabiliti dal Tar. Non è chiaro se la sentenza avrà effetti sugli altri Comuni che stanno valutando misure simili, ma più limitate, come Roma.
Perché il Tar ha annullato il piano Bologna Città 30
Il motivo della decisione è tecnico, ed è legato in gran parte a una ‘stretta' inserita dal governo Meloni nel nuovo Codice della strada. La novità è che l'amministrazione comunale non può stabilire un limite di velocità per buona parte del suo territorio, ma deve procedere strada per strada, al massimo quartiere per quartiere, spiegando i motivi specifici che rendono necessario il limite ridotto. Motivi che devono corrispondere a quelli previsti per legge. E comunque dovrebbe trattarsi di misure temporanee, con degli obiettivi ben definiti.
Le motivazioni fornite dal Comune invece erano "troppo generiche", si legge nel testo della sentenza. Il piano di Bologna era più ambizioso. La "Città 30" è entrata in vigore ufficialmente a inizio 2024, e toccava tutte le strade ad eccezione di quelle ad alto scorrimento. La misura era stata efficace in almeno uno dei suoi obiettivi, stando ai dati riportati dal Comune: nel primo anno di attuazione gli incidenti totali erano scesi del 13%, il numero di feriti del'11% e il numero di morti si era dimezzato.
Il problema è che la norma non riguardava "limiti più restrittivi motivati dalla particolarità della specifica realtà locale considerata", come invece dovrebbe essere. È questo che il Tar ha sottolineato. L'obiettivo di fatto era "introdurre un nuovo limite di velocità generalizzato", cosa che però "contravviene al Codice della strada".
Di fronte a questo, la tesi del Comune che la misura serva per migliorare sicurezza, qualità della vita e dell'aria è "oggettivamente non dirimente". Anche i risultati "positivi e desiderabili", riconosciuti dai giudici, con la riduzione degli incidenti non possono cambiare il fatto che le norme in vigore non sono state seguite. Ora l'amministrazione potrà tornare a occuparsi della materia, ma "nel rispetto del quadro normativo di riferimento".
Salvini soddisfatto, il sindaco Lepore: "Andiamo avanti"
Non sono mancate le esultanze a destra, su tutte quella del ministro dei Trasporti Matteo Salvini: "Il nuovo Codice della strada approvato un anno fa dimostra la nostra attenzione alla sicurezza stradale, che però va fatta con buonsenso e non con provvedimenti ideologici che danneggiano i cittadini e tradiscono lo spirito delle Zone 30, pensate appositamente per proteggere alcune aree sensibili", ha commentato.
La reazione del Pd è arrivata, tra gli altri, dall'eurodeputata e responsabile Ambiente del partito Annalisa Corrado: "Trovo ridicolo chi oggi festeggia per la sentenza del Tar. Parliamo di un provvedimento che sin dal primo anno ha dimostrato la sua efficacia in termini di maggiore sicurezza e minor inquinamento. Cosa c’è da festeggiare nello stop a un provvedimento che, come dimostrano i numeri, ha salvato le vite di tante persone, azzerando le vittime della strada?". E ancora: "Le Città 30 sono il futuro, non per ideologia, ma perché funzionano".
La deputata di Alleanza Verdi-Sinistra Francesca Ghirra ha concordato: "La sentenza del Tar prende atto dell'entrata in vigore del Codice della strada di Salvini, detto anche Codice delle stragi. In sostanza, la misura applicata dal sindaco Lepore, da poco anche da Gualtieri a Roma, è stata boicottata dal ministro Salvini che ha accentrato competenze e impedito ai sindaci di poter sperimentare una mobilità a misura di persone. Salvini ha dimostrato ancora una volta di non avere nessuna cura per la sicurezza delle nostre strade né rispetto per le troppe vittime".
Il sindaco di Bologna Mattia Lepore, da parte sua, ha detto che la sentenza "pone questioni burocratiche sugli atti alle quali siamo pronti a rispondere, ma conferma una cosa importante: la funzione pianificatoria del Comune sui limiti di velocità. La Città 30 quindi andrà avanti". E ha contrattaccato: "Il centrodestra invece di collaborare sulla sicurezza stradale ha fatto di tutto per boicottare il nostro provvedimento. Domani terremo una conferenza stampa per entrare nel merito delle nostre prossime iniziative".