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3 Ottobre 2022
18:33

Il report Ocse sull’istruzione: in Italia pochi laureati e stipendi degli insegnanti tra i più bassi

Lo rivela l’ultimo report per l’anno 2022 dell’Ocse: in Italia tra i 25 e 34 anni il numero di laureati cresce meno rispetto alla media Ue. E anche se avere un titolo di studio terziario comunque garantisce minori condizioni occupazionali e retributive, in Italia avere una laurea conviene meno che altrove.
A cura di Annalisa Girardi
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In Italia ci sono ancora pochi laureati. Lo rivela l'ultimo report per l'anno 2022 dell'Ocse, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, dal titolo Education at a Glance. Tra il 2000 e il 2021, sottolinea lo studio, i livelli di istruzione in Italia sono cresciuti più lentamente della media registrata tra gli altri Paesi Ocse. Nel nostro Paese infatti in questi due decenni la quota di giovani tra i 25 e i 34 anni che ha conseguito un titolo universitario è aumentata del 18% (dal 10% del 2000 al 28% del 2021), una percentuale al di sotto della media, fissata al 21%.

L'Italia resta così uno dei pochi Paesi Ocse in cui la laurea non è il titolo più diffuso tra i giovani appartenenti a questa fascia di età. Questo dato, chiaramente, ha diversi risvolti che possono rappresentare un problema. Specialmente perché un titolo di studio terziario generalmente garantisce migliori livelli occupazionali. E, di conseguenza, anche di retribuzione. Insomma, per dirla in altre parole: studiare conviene.

È anche vero che in Italia conviene meno che altrove. Infatti mentre la media Ocse ci dice che un laureato nell'arco della sua vita lavorativa (quindi tra i 25 e i 64 anni) guadagna in media il doppio di una persona che non ha un titolo di istruzione secondaria superiore, nel nostro Paese questo valore si ferma al 76% in più.

Un altro dato che posiziona l'Italia indietro rispetto alla media Ocse è quello sugli stipendi degli insegnanti. I docenti italiani sono pagati poco, rispetto alla maggior parte dei colleghi che vivono nei Paesi Ocse. Il report porta una serie di dati: se la media va dai 42 mila dollari all'anno per il livello pre-primario, fino ai 53.500 per la secondaria di secondo grado, in Italia la forbice si ferma tra i 40.000 e i 46.000 dollari. E se in media tra il 2015 e il 2021 le retribuzioni sono aumentate del 6%, in Italia l'incremento è stato solo dell'1%.

Il report è stato presentato a Roma da Ocse e Fondazione Agnelli e Save The Children. "L'analisi individua nodi critici che devono essere messi al centro dell'agenda del nuovo Parlamento e governo. A partire dall'accesso all'università e dal mancato inserimento dei giovani nel mondo del lavoro, con la conseguente perdita di talenti e la drammatica crescita dei giovani Neet", ha commentato Raffaela Milano, direttrice Programmi Italia-Europa di Save the Children.

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