Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, nel pomeriggio sarà alla Camera per presentare il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), che entro questa settimana dovrà essere trasmesso alla Commissione europea. Intanto da Bruxelles sarebbe già arrivato l'ok generale alla bozza: la discussione ora si concentra a Montecitorio prima e Palazzo Madama poi, dove dovrà essere approvato un testo definitivo da inviare in Ue. Ieri il governo ha trasmesso il documento al Parlamento: i tempi sono ora strettissimi per la discussione e le proposte che le diverse forze politiche potrebbero avanzare. Ricapitoliamo quindi come è strutturato il Piano che Draghi presenterà oggi in Aula.

Che cos'è il Piano nazionale di ripresa e resilienza

Il Piano, come precisa una nota di Palazzo Chigi, "si inserisce all’interno del programma Next Generation EU (NGEU), il pacchetto da 750 miliardi di euro concordato dall’Unione Europea in risposta alla crisi pandemica". Per quanto riguarda il nostro Paese il Recovery Plan prevede investimenti per 191,5 miliardi di euro, a cui vanno aggiunti 30,6 miliardi di risorse nazionali ricavate tramite lo scostamento di bilancio. In totale, quindi, parliamo di 222,1 miliardi di investimenti.

"Il Piano include inoltre un corposo pacchetto di riforme, che toccano, tra gli altri, gli ambiti della pubblica amministrazione, della giustizia, della semplificazione normativa e della concorrenza", spiega Chigi, sottolineando che si tratta "di un intervento epocale, che intende riparare i danni economici e sociali della crisi pandemica, contribuire a risolvere le debolezze strutturali dell’economia italiana, e accompagnare il Paese su un percorso di transizione ecologica e ambientale". I maggiori beneficiari del Piano saranno le donne, i giovani e il Mezzogiorno. Per quanto riguarda gli obiettivi, invece, il 27% delle risorse andrà alla digitalizzazione, il 40% alla lotta contro il cambiamento climatico e oltre il 10% alla coesione sociale.

Le sei missioni del Pnrr

Il Pnrr è articolato in sei diverse missioni. La prima, Digitalizzazione, Innovazione, Competitività, Cultura, prevede investimenti per 49,2 miliardi di euro per promuovere la trasformazione digitale del Paese, sostenere l'innovazione del sistema produttivo e investire in turismo e cultura, due settori chiave per l'Italia. Per la seconda, Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica, vengono stanziati ben 68,6 miliardi. L'obiettivo è quello di "migliorare la sostenibilità e la resilienza del sistema economico e assicurare una transizione ambientale equa e inclusiva". La terza missione, Infrastrutture per una Mobilità Sostenibile, vede a disposizione 31,4 miliardi che serviranno a sviluppare un'infrastruttura di trasporto moderna, sostenibile ed estesa a tutte le aree del Paese. Centrale per questa missione sarà l'alta velocità nel Mezzogiorno.

Istruzione e Ricerca è la quarta missione, per cui sono stati stanziati 31,9 miliardi di euro. Risorse con cui andrà rafforzato il sistema educativo, le competenze digitali e tecnico-scientifiche, la ricerca e il trasferimento tecnologico. La quinta, Inclusione e Coesione, può contare complessivamente su 22,4 miliardi di euro: lo scopo è quello di facilitare la partecipazione al mercato del lavoro, rafforzarne le politiche attive e favorire l'inclusione sociale. Il governo vuole in questo senso investire nei centri per l'impiego e nell'imprenditorialità femminile, creando un Fondo Impresa Donna. Infine, la sesta e ultima missione è quella che riguarda la Salute, per cui vengono messi a disposizione 15,6 miliardi. Con questi soldi andrà rafforzata la prevenzione e i servizi sanitari sul territorio, ma non solo: bisognerà modernizzare e digitalizzare il sistema sanitario e garantire equità di accesso alle cure.

Le riforme e gli obiettivi del Piano

Nel Pnrr è incluso anche un "ambizioso programma di riforme" per modernizzare il Paese e attrarre gli investitori. Si parla quindi di riforme nella pubblica amministrazione, nella giustizia, nella semplificazione normativa (per la concessione di permessi e autorizzazioni, e sul codice degli appalti) e nella concorrenza. "Il Pnrr avrà un impatto significativo sulla crescita economica e della produttività. Il governo prevede che nel 2026 il Pil sarà di 3,6 punti percentuali più alto rispetto allo scenario di base. Nell’ultimo triennio dell’orizzonte temporale (2024-2026), l’occupazione sarà più alta di 3,2 punti percentuali", afferma ancora Chigi, ribadendo come i maggiori beneficiari di questo rilancio dovranno essere i giovani, le donne e il Mezzogiorno.