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Il ministro Valditara vuole mettere i metal detector all’entrata delle scuole

Dopo il caso dello studente ucciso da un compagno nell’istituto Einaudi-Chiodo di La Spezia, il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara sta valutando di introdurre i metal detector nelle scuole più a rischio, ma esclude un utilizzo generalizzato dei dispostivi: “Interventi mirati su richiesta della comunità scolastica e d’intesa con il prefetto”.
A cura di Giulia Casula
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Metal detector nelle scuole. È una delle ipotesi vagliata dal ministro dell'Istruzione, Giuseppe Valditara, per combattere i fenomeni di violenza e criminalità tra i più giovani dopo il caso di La Spezia. Non ci sarà un utilizzo generalizzato: il dispositivo verrà previsto "soltanto laddove vi sia la richiesta da parte della comunità scolastica e se si dovesse accertata la reale criticità della situazione", ha chiarito il ministro.

Ieri Valditara ha partecipato presso la prefettura di La Spezia a una riunione straordinaria del comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica Presenti anche i familiari di Abanoud Youssef, il ragazzo 18enne ucciso con una coltellata inferta da parte di un compagno 19enne nell'istituto Einaudi-Chiodo venerdì scorso.

Dopo il vertice, il ministro ha parlato delle possibili misure per rafforzare la sicurezza negli edifici scolastici. Tra cui appunto, i metal detector negli istituti più a rischio. "Quello che noi possiamo e dobbiamo fare nelle scuole dove vi sono delle problematiche, è consentire al preside di installare, magari d'intesa con il prefetto, dei metal detector".

Valditara ha accennato ad alcune sperimentazioni già avviate, come l'istituto superiore di Ponticelli, quartiere di Napoli, dove i dispositivi di controllo sono stati adottatati un anno fa a seguito di un episodio di accoltellamento e tramite un'intesa con il prefetto. "In questi casi la sicurezza dei nostri ragazzi deve venire prima rispetto a qualsiasi altra polemica. Se in una scuola, lo affermo e lo ribadisco, ci dovesse essere un problema serio di sicurezza, ci fossero prove di una diffusione del porto dei coltelli o di altre armi improprie, credo che tutti dovrebbero convergere sul fatto che in quella scuola bisogna intervenire per evitare che armi improprie vengano portate al suo interno", ha ribadito il ministro.

Sono due le principali tipologie di metal detector utilizzabili: le cosiddette "bacchette" e i varchi a "portale" mobili. Entrambi rilevano oggetti metallici come ferro, acciaio, oro, rame e alluminio. "Non creiamo allarmismo, non generalizziamo, devono essere eventualmente interventi mirati su richiesta della comunità scolastica, d'intesa con il prefetto e ovviamente laddove ci fossero dei rischi reali", ha sottolineato il ministro.

L'ipotesi di metal detector nelle scuole ha incassato il giudizio positivo di Matteo Salvini: "In alcune scuole problematiche i presidi avevano chiesto controlli a campione e metal detector. Ha fatto bene a ribadirlo il ministro Valditara. Sono vicinissimo alla famiglia del ragazzo", ha dichiarato oggi intervistato da Rtl 102.5.

Secondo la senatrice M5s Barbara Floridia invece, "la sicurezza nelle scuole non può essere una bandiera da agitare solo quando accade un caso gravissimo come quello di La Spezia. Se davvero la risposta alla violenza è l'educazione, chiedo al ministro Valditara perché si continua a tagliare risorse alla scuola pubblica". Valditara "parla di disagio, di fragilità, di relazioni spezzate. Ma l'educazione affettiva dov'è? Perché non viene introdotta in modo serio, continuo, laico, invece di essere rinviata alle famiglie o usata come spauracchio ideologico? E mentre predica responsabilità e rispetto delle regole, il governo procede con il dimensionamento scolastico, creando scuole sempre più grandi, più lontane dai territori, più difficili da governare, meno capaci di costruire relazioni significative. È questa l'idea di scuola autorevole che ha in mente Valditara?", ha domandato.

E sui metal detector ha precisato: "Se sono le scuole, nella loro piena autonomia e in dialogo con il territorio e la comunità scolastica, a valutare misure specifiche, se ne può discutere. Ma no a scuole trasformate in caserme o in aeroporti. No a istituti blindati come se il problema fosse solo la sicurezza e non il senso di ciò che si vive dentro quelle mura. Davvero pensiamo che la violenza dipenda solo dall'oggetto? Oggi è un coltello portato da casa, domani può essere qualsiasi oggetto trovato a scuola. La violenza non nasce da ciò che si ha in tasca: nasce dal vuoto educativo, relazionale e sociale. Le misure di controllo e di repressione possono forse tamponare, ma non educano", ha sottolineato la pentastellata. "E i soldi spesi per le armi andrebbero investiti altrove: più personale ATA, più tempo scuola, classi meno affollate, educazione digitale e affettiva strutturata, psicologi presenti e stabili nelle scuole, non interventi spot", ha aggiunto. In conclusione, "se Valditara crede davvero nell'educazione, smetta di evocarla solo nelle interviste. Inizi a finanziarla, a rafforzarla, a rispettarla. Si tenga i metal detector e dia alla scuola pubblica più insegnanti e più risorse".

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