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Opinioni
15 Ottobre 2014
17:57

Il Governo vara la legge di stabilità: 18 miliardi in meno di tasse

Il Governo imposta la legge di stabilità e immagina 18 miliardi di tasse in meno. E il nodo è sempre quello: le risorse ci sono? A rispondere sarà (anche) l’Europa.
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AGGIORNAMENTO: Al termine del Consiglio dei ministri, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha annunciato le linee generali della legge di stabilità 2015. Una manovra da oltre 36 miliardi di euro, che contempla alcune novità rispetto alle indiscrezioni delle ultime ore: in particolare ci saranno 800 milioni di euro di sgravi fiscali per le partite Iva, 5 miliardi di costo lavoro Irap che saranno eliminati, 300 milioni di euro di credito d'imposta per la ricerca e 500 milioni per le famiglie numerose monoreddito. Insomma, 18 miliardi di riduzione del carico fiscale e 18 miliardi di uscite (tra cui circa 7 miliardi di spese inderogabili, 1,5 miliardi per ammortizzatori sociali, 1 miliardo di bonus e 3 miliardi della clausola di salvaguardia del Governo Letta). Le risorse arriveranno in parte dalla spending review (15 miliardi), dai margini di manovra "chiesti" all'Unione Europea (ci sarà da discutere con la Commissione Europea, proprio su questi 11 miliardi…), da nuove tassazioni sulle slot machines.

In estrema sintesi, come comunica il Governo, la legge di stabilità contiene:

  • Meno tasse per 18 miliardi;
  • Gli 80 euro diventano una misura definitiva;
  • Zero contributi per i contratti a tempo indeterminato;
  • Investimenti nei settori chiave del Paese: scuola, lavoro, giustizia;
  • Riduzione del 70% del patto di stabilità per i Comuni;
  • Più risorse per ricerca e innovazione;
  • Stop alle spese non coperte;
  • Spending review: taglio di 15 miliardi di euro;
  • Recupero e contrasto dell’evasione per 3,8 miliardi e 1 miliardo dalle slot machines;
  • Libertà per i lavoratori dipendenti di avere il TFR in busta paga con zero costi per le imprese.

Ecco la slide di riepilogo:

Lo stesso Renzi, dopo la conferenza stampa assieme al ministro Padoan, ribadisce che si tratta della "più grande riduzione di tasse nella storia". E su facebook riassume il tutto così:

Abbiamo avuto modo di raccontarvi come la revisione al ribasso delle stime di crescita e la decisione di spostare al 2017 il pareggio di bilancio rappresentino i cardini della nota di aggiornamento al documento di economia e finanza del Governo Renzi, scelte che anticipano in qualche modo i contenuti della legge di stabilità che Renzi e Padoan si apprestano a presentare al Parlamento (oggi il Consiglio dei ministri decisivo). Per meglio dire, le considerazioni e le determinazioni messe nero su bianco nell'aggiornamento del Def si possono considerare una sorta di anticipazione di ciò che ci aspetta nella manovra di fine anno. Non può passare in secondo piano poi, quella che LaVoce valuta come "la guerra di Pier Carlo", ovvero la polemica con le istituzioni europee, cui si chiede flessibilità ("senza abbandonare gli obiettivi di sostenibilità dei bilanci pubblici") e soprattutto una valutazione più oculata dei dati economici, considerando che "il saldo di bilancio corretto per il ciclo è in condizioni significativamente migliori di quanto non risulti dalle previsioni, viziate dalla rilevante sottostima del prodotto potenziale" (la battaglia sul Pil potenziale è solo agli inizi, insomma).

L'aggiornamento al Def è dunque la base su cui poggerà la legge di stabilità (perché contiene l’aggiornamento delle previsioni macroeconomiche e di finanza pubblica per l’intero periodo di finanziamento, il dettaglio del contenuto del patto di stabilità interno, le eventuali modifiche degli obiettivi programmatici del Def con le relative leggi collegate e, in allegato, le relazioni sulle spese di investimento, sullo stato di attuazione delle leggi, sul programma per le infrastrutture), provvedimento cardine dell'intera azione di Governo. Al netto delle polemiche con la Ue, il Governo ha la necessità di dare corso a promesse ed impegni già presi con gli italiani (e con i conti pubblici) e quando Renzi parla di "meno tasse per 18 miliardi di euro", sostanzialmente non aggiunge molto. In effetti la legge di stabilità "deve" determinare le risorse per: la stabilizzazione del bonus Irpef (qui sul piano della comunicazione assisteremo alla battaglia di cifre, 10 miliardi in totale, ma 7 in questa legge, considerando che il decreto ne prevede già 3); il taglio dell'Irap per 6,5 miliardi di euro; la cancellazione per tre anni dei contributi per le aziende che assumono a tempo indeterminato che vale un miliardo; 500 milioni di euro per le detrazioni delle famiglie monoreddito (verosimilmente quelle numerose che non rientrano nel "bonus degli 80 euro"). Sono questi (più o meno) i 18 miliardi di cui parla Renzi, cui vanno aggiunte le risorse per le altre misure messe in cantiere in questi mesi dal Governo (nuovi ammortizzatori sociali, allentamento patto stabilità, ecobonus, stabilizzazione precari della scuola), nonché per quelle solo "ipotizzate" in queste settimane (sblocco dei contratti delle forze di polizia, credito d'imposta sulla ricerca, eccetera).

Il nodo è sempre lo stesso, alla fine: le risorse. Il Governo conta di utilizzare circa 14 miliardi di euro dalla spending review (attenzione alla quota già impegnata dalla finanziaria Letta – Saccomanni, però), che peserà soprattutto sulle Regioni e sui ministeri (4 miliardi a testa?), ma soprattutto (bisognerà "vedere le carte" di Padoan, però) circa 12 miliardi dallo 0,7% di punti che separa il valore del deficit tendenziale da quello programmatico (che è al 2,9%, dunque confermando il rapporto <3% deficit / Pil). Resta da capire, invece, da dove arriverà il resto delle risorse (tassazione giochi, aumento accise, lotta all'evasione?).

Insomma, una operazione ambiziosa, alla quale il Governo arriva con una strana serenità: quella regalata da un solo voto di scarto, ieri, nella votazione sullo slittamento del pareggio di bilancio in Costituzione. Serenità regalata dall'ex grillino Orellana e dalla casuale presidenza del leghista Calderoli, forse (ah, a quota 160 non sarebbe caduto il Governo, ma il provvedimento non sarebbe passato…meglio specificare). Ma in tempi di vacche magre, ci si accontenta di poco…

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A Fanpage.it fin dagli inizi, sono condirettore e caporedattore dell'area politica. Attualmente nella redazione napoletana del giornale. Racconto storie, discuto di cose noiose e scrivo di politica e comunicazione. Senza pregiudizi.
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