Il governo Meloni non sa bene cosa fare contro il caro benzina: i piani per nuovi bonus e taglio accise

Il governo Meloni, oltre agli sviluppi militari della guerra in Iran, si trova anche a dover gestire le conseguenze economiche. Non solo le bollette e il rischio inflazione: tra i rincari più immediati c'è quello del carburante. Secondo i dati presentati dal ministero delle Imprese, rispetto a fine febbraio oggi la benzina costa 15,3 centesimi in più, in media; il gasolio è salito di ben 32,3 centesimi.
Fin dai primi giorni del conflitto è stato chiaro che il prezzo del petrolio sarebbe cresciuto in fretta, e si sarebbe portato dietro i carburanti. Non a caso, una settimana fa il governo annunciava di essere già al lavoro sul meccanismo delle accise mobili, una misura che esiste da tempo e che proprio l'esecutivo guidato da Giorgia Meloni ha modificato pochi anni fa per rendere più semplice attivarla.
Tra dichiarazioni e retroscena, un nuovo decreto Carburanti sembrava già pronto ed era atteso in Consiglio dei ministri martedì. Poi, però, è slittato a data da definirsi. E negli ultimi giorni gli esponenti del governo hanno chiarito che non sono più così sicuri di voler attivare le accise mobili, almeno per il momento. Si sta facendo strada – al loro posto, oppure in aggiunta – un bonus benzina rivolto esclusivamente ai redditi più bassi. In ogni caso, quando lunedì il ministro dell'Ambiente Pichetto Fratin incontrerà i suoi colleghi europei per un confronto sulle misure già adottate contro i rincari, probabilmente avrà poco da presentare.
Perché il taglio delle accise non è arrivato dopo gli annunci
Le accise mobili sono "lo strumento della sterilizzazione che avevamo scritto nel programma di centrodestra, e la sua attivazione è allo studio da qualche giorno da parte del ministero dell'Economia". Lo aveva detto Giorgia Meloni sabato 7 marzo, in un video pubblicato sui suoi profili social. Anche il ministro dell'Economia Giorgetti lo aveva confermato. Poi, però, le cose sono cambiate.
Il meccanismo delle accise mobili, a grandi linee, prevede questo: quando i prezzi della benzina e del gasolio si alzano, lo Stato incassa più soldi dall'Iva; se questi incassi raggiungono una certa soglia e durano per un certo periodo, il governo può decidere di usarli per abbassare temporaneamente le accise. In questo modo, scatta uno sconto sui prezzi al distributore.
Oggi i requisiti per far partire il meccanismo ci sarebbero. Infatti, come detto, ci si aspettava che un decreto Carburanti avesse il via martedì. Invece la stessa presidente del Consiglio ha detto, nel suo intervento in Parlamento il giorno dopo, che uno dei motivi per cui si è deciso di aspettare è che l'aumento dei prezzi è iniziato da poco tempo. I soldi incassati dall'Iva, al momento, "non ci consentono di costruire un impatto che sia percepibile dai cittadini". Permetterebbero a malapena di tagliare le accise di 4-5 centesimi al litro. Insomma, non sarebbe un intervento granché significativo.
Per di più, il nuovo Patto di stabilità europeo mette dei paletti piuttosto rigidi che i Paesi devono rispettare quando hanno degli aumenti imprevisti nelle entrate. Quei soldi, dicono le regole, vanno usati prima di tutto per ridurre il debito pubblico, e non per altre misure. Non è chiaro, quindi, se sia tecnicamente possibile impiegarli per ridurre le accise.
L'idea di un bonus benzina e la presunta lotta alla speculazione
Le accise mobili restano una soluzione sullo sfondo, ma non è più lo strumento principale su cui punta il governo. Il ministro delle Imprese Adolfo Urso, interpellato giovedì in Senato, ha detto che comunque l'aumento del prezzo dei carburanti in Italia è stato "nettamente inferiore rispetto ad altri Paesi europei", e ha rilanciato l'idea di "misure di compensazione rivolte ai redditi più bassi".
Insomma, un bonus benzina. I dettagli della misura non ci sono ancora, alcune anticipazioni parlano di un possibile sostegno che potrebbe rivolgersi a chi ha l'Isee sotto i 15mila euro. Resta da vedere se la prossima settimana il Consiglio dei ministri arriverà effettivamente a una soluzione, o se aspetterà la fine del mese. La prossima settimana sarebbe anche l'ultima occasione per annunciare una misura contro i rincari prima del referendum sulla giustizia – le due cose non sono collegate, ma è difficile immaginare che nessuno nel governo ci abbia pensato.
Nel frattempo, non è ancora chiaro come il governo intenda procedere sull'altro fronte che ha aperto, per quanto riguarda i carburanti: quello della lotta alla speculazione. Dopo gli annunci iniziali, la stessa premier Meloni ha ribadito in Parlamento la generica minaccia di alzare le tasse a chi "specula" in questa fase di aumento dei prezzi. Un'idea di fatto smentita dagli esperti del settore, per diverse ragioni tecniche. Ma che probabilmente il governo non smetterà di agitare – sempre come annuncio, visto che di azioni concrete sul tema al momento non si vede l'ombra.