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Il governo dichiara lo stato di emergenza per il ciclone Harry: cosa significa e cosa succede ora

Il governo Meloni ha dichiarato lo stato di emergenza per i danni causati dal ciclone Harry in Calabria, Sicilia e Sardegna. Il Consiglio dei ministri lo ha deliberato dopo gli annunci degli scorsi giorni: sarebbero stati stanziati 100 milioni di euro per i primi interventi. Ecco cosa cambierà nelle tre Regioni colpite.
A cura di Luca Pons
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Il Consiglio dei ministri riunito oggi in una riunione lampo di venti minuti ha deliberato lo stato di emergenza per gli "eccezionali eventi meteorologici che si sono verificati, a decorrere dal 18 gennaio 2026, nelle regioni Calabria, Sicilia e Sardegna", ovvero il ciclone Harry. Erano presenti anche i tre presidenti di Regione interessati. "Il Consiglio dei ministri ha deliberato, su richiesta del governo regionale, stanziando complessivamente 100 milioni di euro, lo stato di emergenza nazionale", ha fatto sapere il presidente siciliano Schifani.

La decisione era già stata annunciata nei giorni scorsi: Giorgia Meloni aveva parlato della necessità di anticipare "un iniziale stanziamento per far fronte alle immediate necessità e garantire i primi ristori, in attesa di avere una compiuta e complessiva valutazione dei danni". Ora, con lo stato di emergenza, il governo potrà intervenire con procedure particolarmente rapide: sarà valido per dodici mesi, poi rinnovabile per un altro anno.

"Lo Stato è vicino ai cittadini e ai territori. Le Regioni, con i loro presidenti nominati commissari straordinari, avranno i mezzi e i poteri appropriati per intervenire in modo efficace e tempestivo. Nelle emergenze, l’Italia sa essere una comunità ancora più unita", ha commentato la presidente del Consiglio.

Cosa significa lo stato di emergenza e perché il governo l'ha dichiarato per il ciclone Harry

Lo stato di emergenza è previsto dalla legge italiana, nei casi in cui bisogna intervenire urgentemente e quindi servono dei poteri straordinari. Così si evitano una serie di norme e procedure, e in certe situazioni si possono anche limitare alcune libertà dei cittadini, come avvenuto durante il Covid.

Le regole da seguire sono contenute nel decreto numero 1 del 2018. È il governo, riunito nel Consiglio dei ministri, che dichiara lo stato di emergenza, in base alle valutazioni della Protezione civile e in accordo con le Regioni interessate. Quando il governo delibera lo stato di emergenza, stanzia anche i primi soldi necessari per intervenire, in particolare con le attività di soccorso e assistenza. Dopo si pensa anche ai soldi per la ricostruzione, e il sostegno alla popolazione.

Per quanto riguarda gli interventi, una figura responsabile – in questo caso i tre presidenti di Regione – ottiene il cosiddetto potere di ordinanza. Diventa meno importante rispettare i vincoli economici e le procedure trasparenti dell'amministrazione pubblica, e più importante agire rapidamente per affrontare la calamità e le sue conseguenze immediate.

Anche per questo, lo stato di emergenza ha una durata limitata: al massimo dodici mesi, rinnovabili una volta sola. Il Covid è stato un'eccezione sia perché ha riguardato tutto il territorio italiano invece di uno o alcune Regioni, sia perché la durata è andata oltre i ventiquattro mesi previsti.

Il governo ha deciso di intervenire perché il ciclone Harry, secondo alcune stime preliminari della protezione civile, avrebbe causato danni per un miliardo e mezzo di euro solo in Sicilia. Ci sono migliaia e migliaia di persone senza casa, e naturalmente anche le imprese rischiano di perdere parecchio.

Cosa succede ora nelle Regioni in emergenza

Come detto, innanzitutto le Regioni colpite potranno beneficiare dei primi fondi stanziati dal governo. Starà all'esecutivo rendere le somme subito disponibili, e alle amministrazioni regionali impiegarli sul territorio in tempi rapidi.

Dopodiché, mentre la protezione civile e le altre autorità coinvolte continuano nei lavori di soccorso, e poi nella ricostruzione dopo i danni, il governo ha promesso che ci saranno altri interventi. "Nei prossimi giorni il governo adotterà un nuovo provvedimento interministeriale, per consentire il ripristino e la ricostruzione delle infrastrutture danneggiate, non appena sarà definita la ricognizione dettagliata dei danni da parte delle Regioni", ha detto il ministro della Protezione civile Nello Musumeci. Prima del Cdm, a Radio 24, Musumeci aveva parlato "infrastrutture che, ho visto con i miei occhi, erano state realizzate sulla sabbia. Quindi non basta ricostruire presto, ma bisogna anche ricostruire bene per evitare che la prossima mareggiata possa riportarci alla condizione di oggi".

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