Il governo impugnerà le ordinanze regionali che cercano di "aggirare" le misure restrittive dell'ultimo Dpcm. Provvedimenti con i quali l'esecutivo punta a frenare la curva dei contagi di coronavirus ed evitare così un nuovo lockdown generalizzato. Ma che hanno anche innescato le polemiche, sia da parte dei settori economici colpiti, che dalle autorità regionali, che avevano chiesto interventi diversi. Alcuni governatori hanno così deciso di emanare delle ordinanze meno stringenti del decreto del governo: è ad esempio il caso del Trentino, che ha lasciato ai ristoranti il via libera per chiudere alle 22 e non alle 18 come stabilisce il nuovo Dpcm. Ma il governo si oppone: "Tutte le ordinanze che provano ad aggirare il Dpcm saranno impugnate immediatamente", ha annunciato il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, in un post su Facebook in cui ha sottolineato come ora la priorità sia la difesa della salute.

"Nel momento in cui ripetiamo che l'esigenza di anticipare l'orario di chiusura dei locali, per ridurre la mobilità dei cittadini, è stata dettata da stringenti esigenze di emergenza sanitaria nazionale, ribadiamo che le decisioni di derogare alle misure del Dpcm minano i principi di uniformità di norme atti a garantire la sicurezza dei cittadini e la salute pubblica. È sempre possibile, come abbiamo più volte sottolineato, adottare sui singoli territori solo misure più restrittive", ha spiegato ancora il ministro, affermando poi che "duole constatare, per alcune dichiarazioni pubbliche, la non completa consapevolezza della situazione sanitaria in Italia e duole ancor di più che non siano tenuti in dovuto conto i dati uniformi di rischio". Quindi un appello, all'unità e alla collaborazione tra tutti gli attori conivolti: "Con l'aumento esponenziale di contagi e l’aumento delle vittime, rinnovo ancora una volta la richiesta di massima collaborazione. È dovere di ognuno di noi sostenere il difficilissimo lavoro di medici e infermieri rispettando le regole varate".

Alcuni giorni fa il presidente della Provincia autonoma di Trento aveva emesso un'ordinanza con la quale si permetteva ai bar di chiudere alle ore 20 e ai ristoranti alle 22. Si dava inoltre l'ok alla didattica in presenza (ignorando quindi la regola del 75% di lezioni online come stabilito sempre dall'ultimo Dpcm) e si affermava che fosse allo studio un protocollo per riaprire gli impianti sciistici. Il tutto in nome di una situazione sanitaria sotto controllo. Ma il governo tiene il punto: qualsiasi ordinanza regionale di questo tipo sarà impugnata.