Le certificazioni verdi previste dal governo Draghi nel decreto riaperture vanno modificate, perché non garantiscono la tutela dei dati personali. Il Garante della privacy ha inviato un avviso formale al presidente del Consiglio, a tutti i ministeri competenti e ai soggetti coinvolti. A due giorni dal varo del nuovo decreto legge che decide le riaperture a partire da lunedì 26 aprile, quando gran parte d'Italia tornerà in zona gialla, al governo arriva un richiamo importante sulla novità inserita nel testo per permettere agli italiani di spostarsi tra Regioni rosse e arancioni: il certificato verde, che si può ottenere guarendo dal Covid, vaccinandosi o presentando un tampone negativo fatto entro 48 ore prima.

La norma appena approvata "per la creazione e la gestione delle certificazioni verdi, i cosiddetti pass vaccinali, presenta criticità tali da inficiare, se non opportunamente modificata, la validità e il funzionamento del sistema previsto per la riapertura degli spostamenti durante la pandemia", scrive il Garante. "È quindi necessario un intervento urgente a tutela dei diritti e delle libertà delle persone". Il decreto riaperture, secondo l'Autority, "non garantisce una base normativa idonea per l’introduzione e l’utilizzo dei certificati verdi su scala nazionale, ed è gravemente incompleto in materia di protezione dei dati, privo di una valutazione dei possibili rischi su larga scala per i diritti e le libertà personali". Questo fatto va in contrasto con quanto previsto dal Regolamento europeo in materia: "Il decreto non definisce con precisione le finalità per il trattamento dei dati sulla salute degli italiani, lasciando spazio a molteplici e imprevedibili utilizzi futuri, in potenziale disallineamento anche con analoghe iniziative europee".

Il Garante sottolinea che non viene specificato chi è il titolare del trattamento dei dati, "rendendo così difficile se non impossibile l’esercizio dei diritti degli interessati". Ma non solo, secondo l'Autority il provvedimento del governo prevede un uso eccessivo di dati da inserire nei certificati, "in violazione del principio di minimizzazione". Per garantire la validità temporale del documento sarebbe stato sufficiente "prevedere un modulo che riportasse la sola data di scadenza del green pass, invece che utilizzare modelli differenti per chi si è precedentemente ammalato di Covid o ha effettuato la vaccinazione". Inoltre, attualmente, il rischio è che i dati siano inesatti o non aggiornati. Il Garante chiude la lettera ricordando al governo che avrebbe potuto coinvolgerlo prima, ma che offre comunque la sua collaborazione per superare le criticità rilevate.