
Premessa numero uno: se fosse solo per la vicenda in sé, la relazione sentimentale e consensuale tra due adulti maggiorenni non può mai essere un caso politico. Nemmeno se il tuo nome è Matteo Piantedosi e di mestiere fai il ministro dell’interno.
Premessa numero due: allo stato attuale, non sono emerse ingerenze del ministro per far avere incarichi istituzionali Claudia Conte, ingerenze che invece erano state sin da subito evidenti nel caso Boccia-Sangiuliano.
Però, se di questo caso se ne parla è soprattutto per un terzo motivo: per come è stato portato alla luce del sole. Attraverso modalità, queste sì, del tutto inedite e irrituali: un’intervista video per la testata online Money.it in cui è stato domandato a Conte se avesse una relazione col ministro.
E forse, in questo senso, è utile spostare il fuoco dall’intervistata all’intervistatore: più precisamente Marco Gaetani, ventenne voce di Radio Atreju, social media strategist di Fratelli d’Italia, già dirigente di Gioventù Nazionale, l'organizzazione giovanile del partito. Difficile non definirlo organico al movimento politico guidato da Giorgia Meloni, checché ne dica Giovanni Donzelli.
Insomma: a incastrare Piantedosi, ad accendere fari sulla sua vita privata e su potenziali conflitti d’interesse sul suo ruolo da ministro dell’interno e le sue relazioni sentimentali è la domanda di un giornalista molto molto vicino a Fratelli d’Italia.
La questione a ben vedere è tutta qua: i vertici del partito di Giorgia Meloni erano al corrente di questa intervista? Sapevano che Marco Gaetani avrebbe domandato a Claudia Conte della relazione col ministro? Erano consapevoli che uno dei loro avrebbe scatenato l’ennesima bufera sul governo, per giunta attraverso una domanda legata a un gossip?
Chi se ne intende un minimo di comunicazione politica e conosce le pratiche della comunicazione di partito, assicura che è molto improbabile non sapessero. A maggior ragione se la domanda era concordata con la stessa intervistata, forse addirittura da giorni, almeno da quanto emerge da diverse ricostruzioni.
Diciamola così: se da Chigi o da via della Scrofa non ne sapevano nulla, forse hanno qualche problema di comunicazione interna, o anche solo di fedeltà alla linea, tanto più in una fase come questa, dopo la sconfitta al referendum, le dimissioni di tre pezzi grossi come Santanché, Delmastro e Bortolozzi, i sondaggi che raccontano addirittura di un primo storico sorpasso da parte del centrosinistra.
Se invece qualcosa sapevano, si aprono scenari oggettivamente intriganti. Hanno lasciato che uno dei più importanti ministri del governo fosse messo alla berlina per una relazione sentimentale con una giovane giornalista scrittrice la cui vita e i cui incarichi sarebbero finiti sotto la lente d’ingrandimento? Hanno consapevolmente lasciato che si aprisse un’altra breccia per attaccare la reputazione del governo Meloni?
E ancora: hanno messo in conto che questa storia, al pari dell’affaire Sangiuliano, potrebbe finire con le dimissioni di un ministro pesantissimo come quello dell’interno? Obbligando di fatto Meloni a un rimpasto di governo, con dimissioni e voto di fiducia annessi?
Soprattutto: perché tutto questo? Qual è la strategia, se mai ce n’è una? Cercare l’incidente per andare al voto subito, per evitare di dover gestire il razionamento del carburante alle porte e prima di una legge di bilancio complicatissima? Oppure dare a Matteo Salvini il suo agognato ministero dell’interno, in cambio di un voto favorevole sulla nuova legge elettorale?
Le ipotesi si sprecano, ma alla fine il succo della vicenda sta qua: che questa ennesima breccia nell’esecutivo se la sono aperta da soli. E, ora come ora, non se ne capisce il motivo.