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Guerra tra Iran, Usa e Israele

Guerra in Iran, anche l’Italia si prepara al lockdown energertico per limitare i consumi di carburante

Anche l’Italia potrebbe essere investita dal ‘lockdown energetico’ per limitare i consumi di energia. Il commissario europeo Dan Jorgensen ha messo in guardia i governi europei, spiegando che Bruxelles sta valutando “tutte le possibilità”, tra cui il razionamento del carburante e il rilascio di ulteriori riserve petrolifere dalle riserve di emergenza.
A cura di Annalisa Cangemi
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Vi ricordate la famosa domanda di Draghi, "volete la pace o l'aria condizionata", pronunciata a proposito del sostegno all'Ucraina nel 2o22? Ecco potremmo trovarci davanti allo stesso dilemma epocale. Un lockdown energetico, come conseguenza della guerra in Iran aperta più di un mese fa da Stati Uniti e Iran, potrebbe arrivare anche in Italia. Ed è uno scenario più concreto di quanto si pensi davanti a un conflitto che rischia di protrarsi oltre le previsioni di chi l'ha iniziato, come ha spiegato questa mattina anche il commissario europeo all'Energia, Dan Jorgensen, in un'intervista al Financial Times.

Il commissario Ue ha detto in un'intervista rilasciata al FT che Bruxelles sta valutando "tutte le possibilità", tra cui il razionamento del carburante e il rilascio di ulteriori riserve petrolifere dalle riserve di emergenza, in previsione di uno shock energetico "di lunga durata" derivante dalla guerra in corso Medio Oriente. La chiusura dello Stretto di Hormuz e il bando totale sul GNL russo porteranno conseguenze a lungo termine.

Cosa vuole fare l'Europa per affrontare lo shock energetico

Secondo il commissario europeo all'Energia, Dan Jorgensen, "questa sarà una crisi lunga" e "i prezzi dell'energia saranno più alti per moltissimo tempo". Il commissario ha spiegato che il blocco comunitario non si trova "ancora" in una crisi di sicurezza degli approvvigionamenti, ma sta preparando piani per affrontare gli effetti "strutturali e duraturi" della guerra, ha spiegato al Financial Times.

Jorgensen ha aggiunto che la Commissione sta valutando anche "gli scenari peggiori", pur non essendo ancora arrivata al punto di dover imporre il razionamento di prodotti critici come il carburante per l'aviazione e il gasolio: "Meglio essere preparati che dovercene pentire". Il commissario ha inoltre affermato che l'Ue non ha ancora modificato le regole vigenti, ma "stiamo guardando a tutte le possibilita'" e "più la situazione diventa grave, più dovremo guardare anche agli strumenti legislativi". Jorgensen ha infine detto di non escludere un nuovo ricorso alle riserve strategiche "se la situazione dovesse peggiorare", pur sottolineando che ogni decisione dovrà essere presa "nel momento esatto giusto" e in modo proporzionato.

Il piano dell'Europa per ridurre i consumi di energia

Il commissario all'energia Dan Jorgensen ha già tracciato la strafa: bisogna "prepararsi tempestivamente" a uno scenario più critico, e la riduzione della domanda diventa uno strumento centrale. Perché anche in caso di una fine immediata del conflitto, non si tornerebbe rapidamente alla normalità, è il ragionamento.

Tra le misure suggerite dal Commissario Ue all'energia, ancora in fase di studio, si punta soprattutto a diminuire i trasporti e l'uso dei carburanti (quindi anche i voli aerei):

  •  Ridurre l’uso di diesel e carburanti per l’aviazione
  •  Incentivare smart working e lavoro da remoto
  • Limitare gli spostamenti non necessari
  • Favorire trasporto pubblico e car sharing
  • Valutare limiti di velocità più bassi
  • Scoraggiare i voli quando esistono alternative

Cosa si intende per lockdown energetico e cosa potrebbe fare l'Italia

Non si esclude appunto un lockdown energetico, cioè la possibilità concreta che i governi siano chiamati a imporre limitazioni obbligatorie sui consumi di energia, elettricità, gas, carburanti, per far fronte alla crisi.

Quando si evoca il ‘lockdown' è inevitabile pensare alle restrizioni imposte dai governi nel periodo Covid, quando c'è stato uno stop quasi totale alle attività produttive e no per limitare i contatti tra le persone e i contagi. Se nel 2020 si parlava di uno stop ai movimenti, ora in gioco c'è l'ipotesi di ridurre drasticamente consumi e servizi energetici, per scongiurare un collasso del sistema.

Questo riguarderebbe tutti i governi europei, compresa l'Italia. Concretamente potrebbe tradursi nell'obbligo di ridurr i consumi domestici, e poi a catena un probabile stop o rallentamento di alcune industrie, cercando di non intaccare da subito quelle considerate strategiche per la tenuta economica del paese. In pratica, significa meno riscaldamento, meno illuminazione o mobilità. È un tema su cui si ragiona nelle istituzioni, anche se non ci sono ancora dettagli sul piano né sui settori che verrebbero investiti per primi dalla stretta.

Non mancano precedenti nella storia. È già accaduto negli anni Settanta, durante la prima grande crisi petrolifera, quando i Paesi arabi produttori di petrolio decisero di ridurre le esportazioni verso l’Occidente, facendo schizzare in alto i prezzi, dinanzi a una diminuzione dell'energia disponibile. Forti ripercussioni si ebbero anche in Italia, dove si registrò di fatto un razionamento energetico: venne imposto un divieto di circolazione delle auto, una limitazione dell'uso dell'illuminazione pubblica e del riscaldamento. Anche se oggi le economie non dipendono più unicamente dal petrolio e dal gas, grazie alle rinnovabili, è anche vero che i consumi di energia sono aumentati rispetto al 1973, un'epoca in cui non c'erano Internet, i cellulari, un uso massiccio dei condizionatori.

Prima di arrivare al razionamento, considerato la soluzione estrema, l'Ue potrebbe utilizzare un altro strumento a disposizione: l'acquisto congiunto. La piattaforma AggregateEU può giocare un ruolo centrale nella stabilizzazione del sistema europeo, perché un unico grande acquirente può evitare che l'Unione si autodistrugga economicamente attraverso una competizione interna per il gas. Senza un coordinamento, i 27 Stati membri finirebbero per competere l'uno contro l'altro per accaparrarsi le poche navi metaniere disponibili. Una situazione che si è già verificata in occasione della guerra in Ucraina.

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