Continuano le tensioni interne alla maggioranza. Lo scontro fra il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e il leader del Movimento Cinque Stelle, Luigi Di Maio ha messo in guardia i dem. "Sento minacce del tipo ‘senza di me questo non passa', oppure ‘siamo noi l'ago della bilancia'. Dobbiamo rispettare tutte le sollecitazioni che vengono dalle forze di maggioranza, a maggior ragione quando arrivano dal partito più forte in Parlamento. Ma l'approccio di Di Maio non mi piace. Ricattare gli alleati non può essere un metodo": così Graziano Delrio, capogruppo del Partito democratico alla Camera, ha commentato le parole del leader pentastellato in riferimento alle dichiarazioni di Di Maio in seguito al dibattito in Senato.

"Non abbiamo paura delle elezioni. Non l'avevamo neanche la scorsa estate quando ancora non si erano verificate due scissioni (quelle di Matteo Renzi con Italia Viva e Carlo Calenda con Azione, ndr) e avremmo potuto rafforzare il Pd correndo alle urne. Invece abbiamo scelto il Paese e le famiglie italiane che altrimenti avrebbero pagato i 23 miliardi della tassa di Matteo Salvini sull'Iva", ha aggiunto Delrio in un'intervista con Repubblica.

In un colloquio con il Messaggero, anche Matteo Renzi parla dell'ipotesi del voto. Nel Pd ci sarebbero i timori che il leader di IV abbia già deciso di staccare la spina al governo in modo da andare al voto a marzo: "Non è un timore del Pd, ma una loro (folle) speranza. Una parte del Pd sogna le urne, invocandola con lo stesso giubilo con cui hanno anticipato le elezioni in Umbria, condannandosi a una clamorosa sconfitta. Fosse per me si voterebbe nel 2023. Ma non l’ha ordinato il dottore di stare tutti insieme. Chi vuole rompere deve solo dirlo", commenta l'ex presidente del Consiglio. Non rinnega però la coalizione di governo e l'aver scongiurato il voto lo scorso agosto: "Abbiamo fatto benissimo a evitare le elezioni: oggi l’Italia è uscita dal radar delle tensioni europee, ha bloccato l’aumento dell’Iva, ha recuperato fiducia. Il problema non è la scelta di ieri, ma le tensioni di oggi".

Per quanto riguarda i contrasti tra Conte e Di Maio, invece, Renzi afferma: ". Che i due non si salutino non mi interessa: devono governare il Paese, non andare a cena fuori. La vera domanda non è se sono ancora amici, ma se sono in grado di rappresentare l’Italia. Quanto a Di Battista: capisco che voglia tornare in Parlamento per sue ovvie esigenze personali e quindi cerchi ogni pretesto per rompere. Ma questo Governo è nato in quanto europeista e dunque Di Battista semplicemente non rileva. Se vogliono andare contro l’Europa, hanno sbagliato alleato: potevano tenersi Salvini".

Sul Mes, il motivo di tensione fra il presidente del Consiglio e il ministro degli Esteri, anche l'atteggiamento di Renzi è risultato discutibile all'opinione pubblica, in quanto il suo partito ha disertato il vertice di palazzo Chigi sul salva-Stati per poi chiedere un incontro a Conte: "Perché eravamo gli unici a non avere problemi, né a crearne. Quanto all’incontro con il premier: la delegazione guidata da Rosato e Bellanova ha offerto un aiuto a Conte. Spiegando però che la situazione è molto seria. E siamo preoccupati: nelle prossime settimane il governo dovrà fare un intervento delicato per salvare una banca, fare un altro prestito ponte ad Alitalia, rimediare i danni sulla giustizia, eliminare ogni aumento di tasse rimasto. Noi diamo una mano, ma almeno ci sia una strategia".

Anche Delrio è intervenuto sulle polemiche intorno al Meccanismo, affermando: "Non capisco la drammatizzazione. Non ho mai sentito spiegare da Di Maio dove vada cambiato e perché. Ho ascoltato solo avvertimenti e dichiarazioni di principio. Spero che il capo politico dei Cinque Stelle ne abbia parlato con il ministro Gualtieri e abbia detto a lui dove occorre intervenire: in questi giorni il ministro dell'Economia siederà ai tavoli internazionali. È lì che si devono discutere modifiche e correzioni: il dibattito italiano è surreale". E attacca: "Lo hanno scritto loro, i giallo-verdi, durante il precedente governo. Mi sembra che i Cinque Stelle siano caduti in una trappola populista preparata ad arte dal parolaio Salvini".