La maggioranza ha raggiunto l'accordo sul rinnovo delle presidenze delle commissioni commissioni bicamerali, da rinnovare a metà legislatura. Gli alleati hanno concordato uno schema che prevederebbe al Senato 7 presidenze per il M5S, 4 al Pd, 2 a Iv e una a Leu e alla Camera 7 per i pentastellati, 5 per i dem e 2 per i renziani.

Ma la prima sorpresa è arrivata a Palazzo Madama. Al momento del voto nella commissione Agricoltura del Senato è stata confermata la presidenza della Lega, con Gianpaolo Vellardi. In base all'accordo che era stato raggiunto nella maggioranza, la presidenza della commissione Agricoltura di palazzo Madama sarebbe dovuta andare al pentastellato Pietro Lorefice. Lo stesso è accaduto per la commissione Giustizia: "Dopo Gianpaolo Vallardi, anche Andrea Ostellari confermato presidente di commissione. Con il voto segreto vengono premiati il buon lavoro e la competenza della Lega. La maggioranza è in frantumi, completamente saltato l'inciucio 5Stelle-Pd", ha commentato Matteo Salvini.

Il leghista Gianpaolo Vallardi è stato dunque confermato presidente della commissione Agricoltura con due soli voti in più. Ma il centrodestra si ferma a 10 componenti, 11 sono quelli della maggioranza, più 2 del Misto. Secondo alcune fonti parlamentari l'errore sarebbe dipeso dai 5 stelle.

La perdita delle commissioni al Senato avrebbe creato scompiglio fra i parlamentari M5s. Alcune fonti riferiscono di ira contro i direttivi dei gruppi: "Siamo davanti a una Caporetto e devono rassegnare le dimissioni" dicono alcuni esponenti pentastellati.

"Auguri e complimenti al collega Gianpaolo Vallardi, riconfermato alla presidenza della commissisone Agricoltura del Senato con 12 voti, la maggioranza assoluta. È la prova che la maggioranza non esiste più, Pd, 5s e renziani prendano atto di quanto è accaduto e tolgano il disturbo. Ora sotto col lavoro, l'agricoltura italiana merita la competenza del Presidente Vallardi". Lo hanno dichiarato i senatori della Lega Gian Marco Centinaio, già ministro delle Politiche Agricole, Giorgio Maria Bergesio, capogruppo in commissione e Rosellina Sbrana, componente della medesima commissione.

Per blindare il patto i giallo rossi hanno scelto l'escamotage dei ‘nomi segnati'. Secondo fonti parlamentari in questo modo vogliono assicurarsi che l'accordo raggiunto dai capigruppo non salti poi all'ultimo minuto. Ciascun gruppo avrà dunque una modalità di voto riconoscibile. È la risposta ai mal di pancia di molti parlamentari del Movimento 5 stelle per alcuni nomi renziani, tra cui Marattin alle Finanze e Paita ai Trasporti alla Camera. Lo stesso meccanismo di voto verrà utilizzato anche al Senato.

"Vedo che c'è una grande fiducia reciproca nella maggioranza – dice ironicamente l'azzurro Costa -. È scandaloso, si tratta di un segnale inquietante per il Parlamento. Spero di essere smentito e che non sia così".

"Il governo avrebbe imposto la riconoscibilità del voto per eleggere i presidenti di commissione. Se quanto si apprende dalle agenzie fosse vero, saremmo di fronte ad una pratica gravissima che cancellerebbe l'autonomia dei singoli deputati di poter esprimere la propria preferenza. L'ennesimo attacco alla democrazia. Dove è finita l'onestà dei 5Stelle?", ha detto Riccardo Molinari, capogruppo della Lega alla Camera.