Il Pentagono si chiude a riccio e blocca il flusso di informazioni sulle armi nucleari collocate all'interno delle basi americane presenti sul nostro territorio. I dati sulle ispezioni sulla sicurezza effettuate sui depositi di armi statunitense verranno d'ora in poi secretati. Il nostro Paese è quello più esposto tra quelli europei: l'Italia infatti è l'unico Paese che ospita ben due basi americane. Nelle basi di Aviano (provincia di Pordenone) e Ghedi (provincia di Brescia) sono conservate bombe nucleari, che pochi giorni fa proprio l'Onu ha deciso di mettere al bando con una risoluzione votata dall'Assemblea generale. Nei depositi custoditi all'interno delle due basi sarebbero presenti  50 bombe B-61 (Aviano) e 20 a Ghedi-Torre). Il governo americano non renderà pubblici i report, e quindi non si saprà se lo stato delle bombe rispetterà gli standard di sicurezza.

Come ha spiegato a Repubblica.it Steven Aftergood, a capo del programma "Project on Government Secrecy" della Federation of American Scientists di Washington, "Senza rivelare informazioni coperte dal segreto di Stato, i rapporti delle ispezioni possono indicare se ci sono stati problemi con il personale che maneggia gli armamenti nucleari, se ce ne sono stati con l'equipaggiamento tecnico o con altri aspetti dello stoccaggio delle armi". 

Anche se il provvedimento non si riferisce specificamente alle basi americane sul suo italiano, i cittadini italiani che vivono nei pressi delle basi non potranno sapere se durante i sopralluoghi dei militari americani sono state rilevate anomalie o malfunzionamenti sugli armamenti atomici. Fu proprio un report sulla sicurezza effettuato nel 2008 a far scattare l'allerta nel 2008 nella base di Ghedi: un anno prima la US Air Force aveva perso il controllo per ben 36 ore di 6 testate nucleari, che sono state trasportate in giro negli Stati Uniti.

Questo tipo di informazioni è necessario in Italia oggi più che mai. Proprio martedì 18 luglio sono state presentato in Senato 4 mozioni sulla proliferazione del nucleare, alla luce della decisione della Difesa di impiegare, in sostituzione delle B-61, bombe nucleari B-61-12 in dotazione dei velivoli F-35, i velivoli d'attacco mono-pilota. Gli aerei saranno in grado di montare a bordo due bombe. Come annunciato dal Governo, il programma JSF/F-35 Lightning II prevede l'acquisto di 90 di questi velivoli. La discussione è in ancora in corso, visto che l'Italia ha firmato il Trattato di proliferazione del nucleare, approvato dall'Assemblea generale nel 1968 ed entrato in vigore nel 1970. E finora non il nostro Governo non si è impegnato a firmare il nuovo trattato Onu, dal titolo "Taking forward multilateral nuclear disarmament negotiations", che impegna i Paesi ad una progressiva eliminazione di tutte le armi atomiche. La partita è ancora aperta, ma il Pentagono non sembra avere più intenzione di collaborare.