Garante Privacy, il tribunale annulla la multa record da 150mila euro a Report per il caso Sangiuliano

Il Tribunale di Roma ha annullato la sanzione da 150mila euro con cui il Garante della Privacy aveva colpito la Rai per un servizio di Report in cui si sentiva l'audio di una telefonata tra l'ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano e la moglie Federica Corsini. Il conduttore Sigfrido Ranucci lo ha confermato, scrivendo sui social che i giudici hanno ritenuto "legittimo e di interesse pubblico trasmettere l'audio". In più, "i magistrati sottolineano il fatto che il Garante ha svolto le indagini fuori i tempi stabiliti dalla legge. Il Garante ha sbagliato nei contenuti e nella forma".
Il caso della multa record aveva attirato l'attenzione fin da subito. Già a ottobre dello scorso anno, pochi giorni dopo la sanzione, era emerso che un membro del Garante, prima della riunione che l'aveva ufficializzata, aveva visitato la sede di Fratelli d'Italia. Nelle settimane successive Report si è concentrato sui quattro componenti del Garante, facendo emergere possibili conflitti d'interesse e usi personali di soldi pubblici. Questioni che sono finite al centro di un'inchiesta della Procura di Roma, divenuta nota a metà gennaio. Alcuni giorni dopo uno dei componenti del Garante, Guido Scorza (in quota M5s) si è dimesso.
Perché i giudici hanno annullato la multa del Garante a Report
Nella sentenza del Tribunale di Roma che ha annullato la multa a Report, che Fanpage.it ha potuto visionare, si ricostruisce la vicenda. Il servizio della trasmissione era andato in onda l'8 dicembre 2024, ad alcuni mesi di distanza da quando il caso Boccia-Sangiuliano era scoppiato e il ministro aveva dato le dimissioni. Qui si sentiva, come detto, una conversazione telefonica tra Sangiuliano e Corsini risalente ad agosto, nel pieno dello scandalo mediatico.
Pochi giorni dopo, il 13 dicembre il Garante era intervenuto, chiedendo alla Rai di giustificare la messa in onda di quell'audio. Poi, non soddisfatti della risposta dell'emittente pubblica, aveva adottato la multa da 150mila euro. Questa decisione era arrivata, però, solo il 23 ottobre 2025, a oltre dieci mesi dal servizio.
Nella sentenza i giudici, dopo aver spiegato quali sono le norme che limitano il giornalismo d'inchiesta e la libertà d'espressione in Italia, affermano che i contenuti del servizio "possono essere ricondotti al legittimo esercizio di cronaca e critica giornalistica". Infatti il caso Sangiuliano, per quanto personale, "assume una sostanziale rilevanza pubblica", e anche "le conversazioni telefoniche intercorse tra l’ex ministro e la moglie attengono al tema, di sicuro interesse, relativo alla possibilità che l’assegnazione di alte cariche istituzionali, anziché ispirate alla miglior cura dell’interesse pubblico, possano essere influenzate da questioni di natura squisitamente personale". Ed è stato giusto anche inviare la registrazione intera, senza tagli, per non far nascere "il sospetto di ricostruzioni artificiose o faziose".
Peraltro, anche se questo sarebbe bastato ad annullare la multa, il Tribunale ha aggiunto anche un altro passaggio: quello relativo ai tempi. Il Garante, per legge, deve decidere entro nove mesi dal momento in cui viene presentato un reclamo. E questo, hanno spiegato i giudici, non può essere un limite ‘flessibile' o ‘indicativo': va rispettato. La sanzione, invece, è arrivata oltre dieci mesi dopo. Un altro motivo per cui, alla fine, il Tribunale ha cancellato la multa e obbligato il Garante a pagare le spese legali.
Le opposizioni: "Garante usato dalla politica per colpire giornalisti, ora si dimettano"
Dalle opposizioni sono arrivati messaggi di esultanza: "Come volevasi dimostrare. Per fortuna c'è ancora un giudice a Berlino", ha commentato Sandro Ruotolo, responsabile Informazione nella segreteria del Pd ed eurodeputato. "Non gossip, non voyeurismo: informazione rilevante per i cittadini. Quella sanzione era sbagliata nel merito e gravemente compromessa sul piano dell’imparzialità. Il problema non era il giornalismo, ma il comportamento del Garante", ha aggiunto, parlato di "natura politica della sanzione" e chiedendo che tutti i componenti si dimettano per la "crisi profonda di credibilità".
I parlamentari del Movimento 5 stelle in commissione di Vigilanza Rai hanno attaccato: "Una bocciatura senza attenuanti, che arriva dopo che sulla stessa vicenda si erano già espressi magistratura e Ordine dei giornalisti, tutti dalla stessa parte: Report aveva ragione. È l’ennesima figuraccia". Anche i pentastellati hanno chiesto le dimissioni: "Scommettiamo che invece non lo faranno e resteranno lì a intascare soldi pubblici fino a quando potranno, nel silenzio complice di questa maggioranza?".
Per Alleanza Verdi-Sinistra, il deputato Angelo Bonelli ha salutato la "sconfitta netta e clamorosa del Garante", che "smaschera l'uso politico di un'autorità che avrebbe dovuto tutelare i diritti, non colpire la libertà di informazione". La parlamentare Elisabetta Piccolotti ha chiesto che la Camera discuta "al più presto la nostra proposta di legge che riformerebbe l'Authority e soprattutto farebbe immediatamente decadere questo impresentabile Collegio".