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Fisco, addio alla ricevuta del Pos: le nuove regole sugli scontrini e cosa cambia per i pagamenti

Il decreto Pnrr stabilisce che non è più necessario conservare la ricevuta cartacea del Pos per dimostrare un pagamento elettronico. Basteranno i documenti digitali per dichiarare una spesa, ad esempio per scalarla dal 730 da inviare al Fisco. È un ulteriore passo verso l’addio agli scontrini cartacei, in programma per i prossimi anni.
A cura di Luca Pons
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Un obbligo in meno: non è più necessario conservare tutte le ricevute cartacee dei pagamenti fatti con il Pos per poterle dichiarare e, ad esempio, detrarre dalla dichiarazione dei redditi. Sarà necessario però che ci sia un documento digitale – anche inviato dalla banca o da un intermediario finanziario – che riporta le singole operazioni effettuate in modo pienamente tracciabile.

È una delle novità contenute nel decreto Pnrr, varato dal Consiglio dei ministri il 29 gennaio. Questo significa che non sarà più obbligatorio conservare gli scontrini e le ricevute stampate dopo aver pagato con carta per periodi fino a dieci anni, come avveniva fino ad oggi.

Cosa cambia per i pagamenti con l'addio allo scontrino del Pos

Di fatto per tutti i pagamenti elettronici con Pos si potranno utilizzare le ricevute digitali. Cosa che dovrebbe semplificare non poco la contabilità interna familiare, quando si avvicina il momento di inviare il 730 all'Agenzia delle Entrate. Invece di tenere da parte gli scontrini, basterà conservare i file delle ricevute inviate in qualunque modalità dal proprio istituto di credito.

Attenzione perché resteranno comunque dei requisiti da rispettare. Innanzitutto, la ricevuta digitale ci deve essere. Va conservata a lungo, per poterla esibire in caso di controlli. In più, il documento in questione non dovrà avere tutte le informazioni richieste per essere trasparente: vanno bene anche gli estratti conto digitali, purché ci siano i dati su ciascuna singola operazione, in modo da poterla ‘tracciare'.

Una novità particolare riguarda anche i versamenti agli enti pubblici. Anche per i pagamenti avvenuti con canali elettronici (come PagoPA) alla Pubblica amministrazione, infatti, non sarà più obbligatorio conservare ricevute cartacee. Sarà l'amministrazione stessa a dover verificare che il pagamento sia avvenuto, facendo un controllo nei propri sistemi interni. Non si potrà chiedere al cittadino di esibire una ricevuta.

Collegamenti tra cassa e Pos, le novità su pagamenti e controlli del Fisco

Questa è solo l'ultima novità in termini di pagamenti. Dal 2026, per esempio, scatta il collegamento tra registratore di cassa e Pos. Questo, sulla carta, serve a facilitare i controlli sui pagamenti avvenuti. La misura non è ancora operativa, lo diventerà nelle prossime settimane. A marzo, infatti, l'Agenzia delle Entrate dovrebbe mettere a disposizione la piattaforma per collegare il Pos al registratore. Da quel momento ci saranno 45 giorni di tempo per adeguarsi. Dunque, è da metà aprile circa che le nuove regole dovrebbero essere applicate ovunque.

In generale, il percorso verso l'addio agli scontrini cartacei è iniziato da tempo. La tabella di marcia è stata scandita dal Parlamento lo scorso anno con una risoluzione della commissione Finanze della Camera. Con questo atto, il centrodestra ha impegnato il governo a introdurre gradualmente l'obbligo di emissione degli scontrini digitali "a partire dal 1° gennaio 2027" per le imprese della grande distribuzione, dal 2028 per le aziende con un volume di affari superiore a una certa soglia, e dal 2029 per tutti gli altri esercenti.

Si tratta solo di un impegno non vincolante, che però se non altro esprima la linea della maggioranza. L'idea sarebbe di obbligare man mano tutti a dotarsi di un contatore di cassa che possa emettere anche scontrini elettronici, nei prossimi anni. Resterebbe comunque ferma la possibilità, per i clienti, di chiedere uno scontrino cartaceo.

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