Dodici condanne per CasaPound: il racconto dell’aggressione dei neofascisti a Bari

Appena ieri il Tribunale di Bari ha condannato in primo grado dodici militanti di CasaPound per riorganizzazione del disciolto partito fascista e manifestazione fascista, in relazione all'aggressione avvenuta il 21 settembre 2018 nel quartiere Libertà. La decisione della prima sezione penale distingue le posizioni: cinque imputati sono stati condannati a un anno e sei mesi per la ricostituzione del disciolto partito fascista ai sensi della legge Scelba; per altri sette, ai quali sono state contestate anche le lesioni, la pena è di due anni e sei mesi. Per tutti è prevista la sospensione dei diritti politici per cinque anni, oltre al risarcimento dei danni alle persone offese e alle parti civili, dall'Anpi a Claudio Riccio di Sinistra italiana, dall'ex europarlamentare Eleonora Forenza al suo assistente Giacomo Petrelli, fino al Comune di Bari e alla Regione Puglia.
Si tratta di un passaggio giudiziario rilevante anche sotto il profilo storico: è la prima volta infatti che la legge Scelba viene applicata nei confronti di esponenti di CasaPound. Nella storia della Repubblica, l'utilizzo di quella norma aveva portato allo scioglimento di Ordine Nuovo nel 1973 e di Avanguardia Nazionale nel 1976, mentre il Fronte Nazionale fu sciolto nel 2000 sulla base della legge Mancino. Un precedente che riporta ora al centro uno strumento rimasto per anni ai margini dell'applicazione giudiziaria.
A sette anni dai fatti, Claudio Riccio è tornato su quella sera con un video pubblicato su Scanner, il podcast daily di Fanpage.it, ricostruendo la sequenza degli eventi e il clima di quei giorni.
Il corteo e il rientro a casa
"Il 21 settembre 2018, a Bari, c'erano migliaia di persone in piazza", racconta, riferendosi alla manifestazione Bari non si lega, promossa dalle reti antifasciste e dai movimenti cittadini in occasione della visita di Matteo Salvini, allora ministro dell'Interno e vicepresidente del Consiglio nel governo giallo-verde. La visita venne poi annullata, ma il corteo si svolse comunque come mobilitazione contro le politiche dell'esecutivo. Fu, ricorda, "una manifestazione antifascista, radicale ma pacifica", che attraversò il centro cittadino per concludersi in serata nel quartiere Libertà.
L'agguato
Finita la manifestazione, con la stanchezza buona delle piazze riuscite, qualcuno si ferma ancora a parlare, altri si salutano agli incroci, i gruppi si disperdono lentamente verso casa. È in quel momento, mentre il corteo si scioglie e la città torna al suo ritmo, che avviene l'agguato, a pochi passi dal circolo Kraken di via Eritrea, sede barese di CasaPound: "Vediamo uscire da una strada laterale una quindicina di neofascisti", dice Riccio, descrivendo "mazze, catene, cinghie con pesi da sommozzatori e altri oggetti contundenti". Tra le persone presenti c'è anche Eleonora Forenza, allora europarlamentare: "Erano partiti dalla sede di CasaPound che si trova a pochi metri da lì. Ci hanno raggiunto e colpito". Le telecamere di sorveglianza delle attività commerciali della zona riprendono la scena: quelle immagini diventeranno uno degli elementi centrali nel procedimento giudiziario che si è concluso ieri.
Il processo e la mobilitazione
Nel video, Riccio sottolinea però che l'esito non è stato solo il risultato delle prove raccolte: "Se c'è stato questo esito non è semplicemente per una verità processuale e per le telecamere", afferma, ma anche per "la mobilitazione che c'è stata subito in città, imponente, molto grande", con migliaia di persone tornate in piazza nei giorni successivi. Ricorda poi la costituzione come parte civile del Comune di Bari e della Regione Puglia e la chiusura immediata della sede locale di CasaPound come primo risultato concreto.
La sentenza di primo grado, che riconosce la matrice fascista dell'aggressione e richiama il divieto di ricostituzione del partito fascista, rappresenta per Riccio "un risultato importante". E nel suo intervento rilancia una richiesta politica netta: "Le loro sedi vanno chiuse. CasaPound va sciolta".