Decreto Sicurezza, cambia la norma sui coltelli: eliminato obbligo di registrare la vendita per commercianti

Il decreto sicurezza, firmato dal Presidente della Repubblica martedì scorso, è stato assegnato alla commissione Affari costituzionali del Senato e martedì prossimo, il 3 marzo, dovrebbe essere "incardinato", cioè dovrebbe cominciare la procedura che fa partire l'iter in commissione. Il decreto, emanato dal Cdm dopo gli scontri al corteo per Askatasuna a Torino, è in vigore dal 25 febbraio e va convertito in legge entro la fine di aprile. Composto da 33 articoli, contiene norme urgenti di sicurezza pubblica, sulle attività di indagine dell'autorità giudiziaria "in presenza di cause di giustificazione, di funzionalità delle forze di polizia e del ministero dell'Interno, nonché di immigrazione e protezione internazionale".
La bozza bollinata dalla Ragioneria generale dello Stato, arrivata successivamente al Quirinale per la firma del Capo dello Stato – quasi 20 giorni dopo la riunione del governo che lo ha varato – conferma sostanzialmente le norme contenute nella bozza circolata prima del Consiglio dei ministri del 5 febbraio, ma con alcune modifiche.
Tra le norme che hanno subito modifiche c'è quella che riguarda le ‘Disposizioni per la prevenzione e il contrasto dei reati in materia di armi o di strumenti atti ad offendere'. La misura nasce in particolare dall'idea di limitare la circolazione di coltelli tra i minorenni "anche intervenendo sulla possibilità di acquisire sul mercato tali strumenti", si spiega nella relazione tecnica. Si tratta di una stretta per combattere la criminalità giovanile, inserita nel testo del pacchetto sicurezza anche alla luce degli ultimi casi di cronaca, cioè i fatti avvenuti a Sora (Frosinone) e a La Spezia, con l'omicidio di Aba Youssef colpito a morte da Zouhair Atif, durante l'orario scolastico.
Niente obbligo di registrazione per vendita lame: cosa cambia nell'ultima versione del decreto Sicurezza
Nell'ultima versione del testo viene confermato il divieto di vendita ai minori, ma nella versione bollinata è saltata la previsione che imponeva agli esercenti l’obbligo di registrare le vendite delle lame sopra determinate dimensioni.
I commercianti dei negozi di ferramenta, arredamento o supermercati, non dovranno dunque ‘schedare' chi compra coltelli con lama superiore ai 15 centimetri, conservando poi dati per 25 anni. Rimangono invece le sanzioni amministrative per i genitori dei minori che violano il divieto: si rischia una multa fino a 1000 euro se il figlio minorenne viene fermato con un coltello in tasca, senza un giustificato motivo.
Cosa dice la norma anti-coltelli del decreto Sicurezza
All'articolo 1 del dl si legge: "Chiunque, senza giustificato motivo, porta fuori della propria abitazione o delle appartenenze di essa, strumenti dotati di lama affilata o appuntita eccedente in lunghezza i centimetri otto, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni".
Inoltre, si legge ancora, "È vietato vendere o in qualsiasi altro modo cedere a minori di anni diciotto strumenti da punta o da taglio atti ad offendere".
"Ai fini dell’osservanza del divieto, chiunque, nell’esercizio di un’attività commerciale, vende gli strumenti di cui al primo comma, ha l’obbligo di chiedere all’acquirente, all’atto dell’acquisto, l’esibizione di un documento di identità, tranne i casi in cui la maggiore età dell’acquirente sia manifesta".
E ancora: "Ai medesimi fini, i gestori di siti web e i fornitori di piattaforme per la vendita elettronica degli strumenti anzidetti adottano efficaci sistemi di verifica della maggiore età prima della conclusione dell’acquisto".
Per quanto riguarda le sanzioni per i genitori dei minorenni, nella relazione si specifica che il provvedimento, "al fine di prevenire la criminalità minorile, nelle ipotesi di porto di armi per cui non è ammessa licenza di cui all’articolo 4-bis, se il fatto è commesso da un minore di anni diciotto, prevede l’applicazione della sanzione amministrativa pecuniaria da 200 a 1000 euro nei confronti del soggetto che esercita la responsabilità genitoriale sul minore",