Crisi abitativa, Tinagli (Pd): “Prezzi di affitti e acquisti esplosi, Governo finora non ha fatto nulla”

In Europa sono 1,3 milioni le persone che vivono per strada, senza un tetto. Di questi, quasi 400mila sono minori. E sempre più spesso a convivere con le conseguenze di questa crescente insicurezza abitativa non sono soltanto gli indigenti, ma anche una classe media che sta evaporando. Studenti, lavoratori, famiglie fanno sempre più fatica a pagare l’affitto, a comprare una casa, ad aver la libertà di poter scegliere semplicemente l’indipendenza.
Dal 2010 al 2025, gli affitti sono cresciuti di quasi il 30% e i prezzi delle abitazioni di oltre il 60%. Per la prima volta nella sua storia, il Parlamento europeo si è dotato di una commissione per studiare il fenomeno e proporre delle soluzioni. Domani, dopo un anno di lavori, il testo che ne è nato verrà votato in seduta plenaria a Strasburgo, al momento con il sostegno dei Socialisti e Democratici (di cui fa parte il Partito democratico) e dei gruppi politici di centro-destra. Irene Tinagli, eurodeputata del Pd e presidente della Commissione speciale sulla crisi degli alloggi, intervista da Fanpage.it, ha rivendicato la validità del testo, pur riconoscendo che alcune istanze della sinistra non hanno trovato una maggioranza per essere incluse. Per quanto riguarda l’Italia, le parole di Tinagli sull’operato dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni non sono state clementi: “Il governo finora non ha fatto nulla sul tema della casa”.
Quanto è grave la crisi abitativa in Europa?
È talmente grave che abbiamo deciso di farci una commissione parlamentare. È grave ovviamente in modo un po' disomogeneo, nel senso che ci sono città, territori, dove è più grave che in altri, solo che ormai tutti i Paesi stanno facendo i conti con questa crisi. In alcune parti dei loro territori stanno vivendo un'esplosione dei prezzi sia per l'acquisto che per l'affitto. Prezzi che nella maggior parte dei posti non sono andati di pari passo con l'adeguamento dei salari.
Quali sono le principali cause di questa crisi abitativa?
La commissione parlamentare è servita molto a questo: ad approfondire e provare a capire anche cosa c'era dietro a questo fenomeno. Perché i sintomi sono abbastanza simili, però le cause a volte sono un po' diverse. C'è un insieme di fattori che hanno determinato questa impennata dei prezzi. […] Abbiamo visto da un lato un cambiamento della domanda, ovvero la domanda è aumentata nonostante il declino demografico. In alcune zone in modo particolare, perché sono aumentati anche i tipi di uso della casa che si fa. Cioè, la casa non è più soltanto un bene a uso residenziale di lungo periodo come un tempo, ma sta diventando un bene che soddisfa domande di tipo diverso: domande di affitti brevi per il turismo, domande di affitti temporanei per mobilità di lavoro e studenti, che è aumentata tantissimo rispetto a 15 anni fa. […] È cambiata la struttura della società. Laddove prima una famiglia di sei persone stava nello stesso appartamento, genitori, figli e magari due nonni, oggi hanno tre appartamenti diversi perché i genitori sono separati, i nonni stanno da sé, magari sono separati anche loro. […] A questo ci associ che ci sono problemi sul lato dell'offerta. È diventato, prima di tutto, più complicato costruire, gli spazi sono sempre di meno, i costi di costruzione sono sempre più alti, dopo il COVID sono aumentati tantissimo, l'inflazione ha fatto aumentare i costi di costruzione, i costi del terreno sono aumentati e, in più, le politiche abitative pubbliche sono quasi scomparse in alcuni Paesi. Ci sono molti Paesi in cui le politiche abitative pubbliche ormai sono pochissime. Mentre, per esempio, nel dopoguerra un po' in tutti i Paesi europei si facevano tante politiche pubbliche sulla casa. La casa era come l'istruzione, come la salute. Quindi venivano fatte politiche pubbliche orientate ad una casa accessibile, case sociali, e così via. Da fine anni Ottanta in poi, hanno praticamente smesso. […] Quindi aumentano le domande, aumentano i fabbisogni, diminuisce la politica pubblica, l'offerta privata diventa sempre più costosa e quindi hai creato una miscela esplosiva. Sono tanti fattori che hanno collettivamente fatto sì che i prezzi schizzassero.
Qual è la situazione dell’Italia rispetto al resto d’Europa?
L'Italia, se vai a vedere i dati medi sui prezzi, sembra essere quasi messa meglio rispetto ad altre realtà dove in media i prezzi sono cresciuti di più. Questo perché l'Italia ha nelle aree interne tanti paesi piccoli, è un Paese molto urbanizzato, con ottomila comuni, molti dei quali però non hanno visto questo boom demografico o di prezzi delle case. Anzi, magari lì è stato anche perso valore. Quindi come media dei prezzi, se si guardano le statistiche dell'Eurostat, (l’Italia) non sembra essere messa male. In realtà è un Paese che soffre molto perché ha delle concentrazioni forti di questi aumenti di prezzi in città che non sono soltanto Milano: Roma negli ultimissimi anni sta riprendendo molto, Napoli, ma anche le città di medie dimensioni come Bologna, Firenze, Bergamo. Ci sono delle città che sono cresciute bene, che attraggono investimenti, che attraggono flussi turistici, o magari città universitarie, o città che uniscono un po’ tutte queste cose, università, cultura, turismo, che hanno visto aumentare tantissimo i prezzi e stanno diventando inaccessibili. In parallelo in Italia c'è il problema dei salari, perché è uno dei pochissimi Paesi che non ha ancora nemmeno recuperato pienamente il livello del potere d'acquisto del pre-COVID. Ha subito molto l'inflazione ma non ha adeguato i salari allo stesso livello dell'inflazione e quindi si fa sentire tantissimo questa combinazione, è abbastanza micidiale.
Che giudizio dà all’operato del governo in questi tre anni e mezzo sul tema della casa?
Avrei un giudizio se ci fosse una politica abitativa. Siccome non c'è nulla, faccio fatica ad avere un giudizio. Uno giudica quello che c'è. Questo è un governo che finora non ha fatto nulla sul tema della casa. Abbiamo avuto molti annunci: i famosi 600 milioni, poi diventati 1,2 miliardi. Poi recentemente (il viceministro delle Infrastrutture, Edoardo) Rixi a un convegno ha detto “abbiamo già speso sei miliardi”. Un altro membro del governo l'altro giorno in un'intervista ha parlato di otto miliardi. A me sembra veramente di essere alla tombola di Santa Maria di Empoli. Mi sembra quando andavo a giocare a tombola da bambina: si tirano i numeri. A me sembra che manchi proprio l'approccio metodologico. Non è solo il dire ci butto dei soldi, ma è per fare cosa, dove, con quali modalità, con quali modelli. […] Ci sono mille modi in cui si può intervenire, siccome le cause dei problemi sono tante, non è una sola, e il fabbisogno è concentrato su alcune fasce, su alcune categorie e su alcune città. Hai sentito dire qualcosa te? Hanno fatto un'analisi del fabbisogno? Hanno fatto un'analisi della situazione, di dove intervenire, come intervenire? Io non ho visto nulla di tutto questo, ma proprio nulla. Quindi che dicano “ci si mette un miliardo o due miliardi per le ristrutturazioni”, se poi non fanno un piano strategico di medio-lungo periodo che dia anche certezza agli investitori, alle regioni, agli enti locali, di che stiamo parlando?
La Commissione speciale da lei presieduta ha approvato una relazione sulla crisi abitativa lo scorso 9 febbraio. La settimana prossima ci sarà il voto in plenaria. Quali direbbe che sono i punti di forza e i punti deboli del vostro documento?
La relazione ovviamente è un punto di equilibrio tra le diverse sensibilità politiche. Per trovare una maggioranza per votarla abbiamo dovuto trovare una sintesi tra la prospettiva dei partiti di centrodestra e quella dei partiti di centrosinistra. Quindi hai una parte di questo rapporto che riflette la prospettiva del centrodestra, secondo cui il problema è molto dal lato dell'offerta, cioè noi dobbiamo aiutare l'industria a costruire di più. Il centrodestra è partito con questa impostazione: se c'è un problema di prezzi che aumentano è perché l'offerta è più bassa della domanda, bisogna costruire di più e rendere più facile costruire. E quindi c'è una parte del rapporto che è molto focalizzata sulle semplificazioni amministrative, burocratiche, sul cercare di velocizzare i progetti. All'inizio loro volevano fare una deregolamentazione anche sulla protezione ambientale, che in realtà poi è stata frenata. […] Io ora ti parlo da presidente della Commissione che cerca di avere un equilibrio tra le parti, però sono comunque un esponente del centrosinistra, per cui io penso che in realtà il problema non sia tanto andare a costruire, ma il punto è per chi costruisci e a quali condizioni costruisci. Tra l'altro noi abbiamo visto in questo anno di lavori anche tanti esempi di realtà dove negli anni si è costruito tanto, ma questo non ha portato necessariamente a un abbassamento dei prezzi. Perché laddove c'è tantissima domanda, nelle città più attrattive a questi flussi di investimenti, se te dai il via libera a costruire, sì, si costruisce di più, ma tendenzialmente il privato va a costruire dove c'è il profitto, quindi va a costruire case di lusso, case per gli stranieri, case turistiche. Non si va a soddisfare il bisogno dei lavoratori, delle persone che hanno bisogno di una casa per viverci. Quindi l’istanza portata dai partiti più di centro sinistra dentro al rapporto è di dare una maggiore attenzione alle condizionalità, a far sì che le cose che si vanno a costruire abbiano le caratteristiche dell'accessibilità. Io sono in realtà molto contenta perché tutto il rapporto è molto focalizzato sul tema non della casa in sé per sé, ma dell'accessibilità della casa. Perché è una cosa diversa. L'accessibilità vuol dire che il mio obiettivo non è costruire tanto per costruire, ma fare in modo che ci siano delle case a prezzi che le persone si possono permettere. Questo significa anche, e c'è nel rapporto, ridare centralità alle politiche pubbliche, agli investimenti non solo privati ma anche pubblici, significa avere attenzione alle fasce più fragili, perché bisogna partire da dove c'è il bisogno, e il bisogno è lì. Come dico sempre, non mi sembra che Ronaldo abbia problemi a trovare gli attici.
Una delle critiche che viene mossa riguarda il fatto che, così com’è impostato, il vostro testo rischia di favorire gli interessi dell'industria delle costruzioni, degli attori finanziari e dei proprietari immobiliari.
Per quanto riguarda quella che era la bozza iniziale, sì. Allora, qua funziona che c'è un relatore, in questo caso era del Partito popolare europeo (PPE), che butta giù una bozza di rapporto. In teoria dovrebbe già scriverlo tenendo conto delle istanze degli altri gruppi per fare una bozza condivisa. In realtà in alcuni casi, e nel caso nostro è accaduto lo stesso, porta la prospettiva del suo gruppo politico. La bozza iniziale era una bozza molto limitata, nel senso che portava la prospettiva del Ppe, del centrodestra, ovvero che è un problema che si può risolvere col mercato e quindi con un'agevolazione al settore privato a costruire. Però poi c'è stato un lavoro, un lavoro di confronto con gli altri gruppi politici, un lavoro di emendamento, un lavoro di sintesi poi tra i vari emendamenti e lì sono stati introdotti tutti gli elementi di cui ho parlato prima. Quindi io penso che il rapporto che abbiamo ora sia un rapporto molto più equilibrato, è molto più attento anche agli aspetti sociali e di politica pubblica. Chiaro che non c'è tutto. I partiti di centrosinistra avrebbero voluto vedere dentro il rapporto, scritto nero su bianco, che quello dell'abitare è un diritto inalienabile della persona. Questo non è stato possibile perché non c'era una maggioranza che condivideva questo tipo di dichiarazione. Non è stato, per esempio, possibile includere delle dichiarazioni più forti sulle regolamentazioni che alcuni vorrebbero avere, o sugli affitti brevi, oppure sul freno alla speculazione, perché appunto non tutti condividevano questo tipo di approccio e di regolamentazione più forte.
C’è una differenza importante tra l’edilizia residenziale pubblica, rivolta alle persone indigenti, e l’edilizia accessibile, rivolta alle famiglie con reddito medio-basso. Mi sembra di capire che, nel rapporto, l’edilizia per la fascia più povera della popolazione, per i senzatetto, dove quindi il margine di profitto è più basso, vada in secondo piano. È così?
So che Feantsa (Federazione europea delle organizzazioni nazionali che lavorano con i senzatetto) si è lamentata. Tieni presente che tutto questo tema era praticamente escluso dalla bozza iniziale, e adesso invece è incluso e si chiede un'attenzione particolare. È chiaro che il tema dei senzatetto deve andare di pari passo anche con delle politiche sociali di inclusione, che sono molto spesso un appannaggio delle politiche locali. Quindi io penso che comunque il fatto di aver affermato questo principio, di aver affermato e incluso che i diritti delle persone, di chi non è proprietario di casa, vadano rispettati, sia una vittoria. Poi capisco che probabilmente avrebbero voluto ancora di più, però la maggioranza in Parlamento per avere di più non c'era.
In un’occasione ha dichiarato che vi state battendo per avere una parte del bilancio europeo dedicata all'abitare, ma che la vede come una “battaglia difficilissima”. Come mai?
È difficilissima perché il bilancio europeo è piccolo e le priorità si moltiplicano. Non riusciamo mai ad aumentare in maniera significativa il bilancio europeo da programmazione in programmazione, nel frattempo però le priorità aumentano. Nessuno ovviamente vuole rinunciare a quello che c'era prima, per cui noi ora abbiamo un bilancio europeo che non è molto più grande, però deve per esempio soddisfare tutti i bisogni di sicurezza, di difesa, che copriranno una fetta molto grossa del bilancio. Hanno cercato di ristrutturare alcuni aspetti legati per esempio alla politica agricola ed è scoppiato il finimondo, perché chiaramente il mondo dell'agricoltura è un mondo molto ben rappresentato a Bruxelles, così come anche nelle politiche nazionali. È ovvio che per noi che lavoriamo sul tema della casa da un anno e mezzo è la priorità, però poi ci sono altri colleghi di altre commissioni che hanno tutti le loro priorità, quindi non è facile. Penso però che il tema della casa e di avere dei fondi dedicati dovrebbe essere tenuto in considerazione nel prossimo bilancio europeo e non può essere lasciato solo all'arbitrio dei governi nazionali se utilizzare o meno dei fondi strutturali per la casa. Dovremmo, secondo me, mettere dei fondi dedicati e vincolare anche i governi a fare interventi sulle politiche abitative.