Crans-Montana, Meloni accusa la Svizzera: “Lacune nelle indagini, ora squadra investigativa comune”

Ieri è stata una giornata di botta e risposta tra l'Italia e la Svizzera sulla tragedia di Crans-Montana. Dopo la scarcerazione su cauzione di Jacques Moretti, proprietario del locale di Crans-Montana in cui si è verificato il rogo durante la notte di Capodanno, che ha causato la morte di 40 giovani, il governo italiano ha richiamato a Roma il suo ambasciatore in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, per "avere ulteriori informazioni e valutare i prossimi passi", ha spiegato ieri il ministro Tajani.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani hanno inoltrato una formale protesta alla procuratrice generale del Canton Vallese Béatrice Pilloud, a cui è stata rappresentata "la viva indignazione del Governo e dell'Italia".
Perché il governo ha richiamato l'ambasciatore Cornado a Roma
Sulla strage di Crans-Montana si è aperto dunque un fronte diplomatico tra Italia e Svizzera, all’indomani della decisione di scarcerare Jacques Moretti, proprietario del locale ‘Le Constellation' dove l’incendio ha provocato 40 morti, di cui sei italiani, e 116 feriti. Il governo italiano ha contestato apertamente la magistratura svizzera: "Una decisione – ha detto ieri la presidente del Consiglio – che rappresenta una grave offesa e una ulteriore ferita inferta alle famiglie delle vittime della tragedia di Crans-Montana e di coloro che sono tuttora ricoverati in ospedale. L'Italia tutta chiede a gran voce verità e giustizia, e chiede che a ridosso di questa sciagura vengano adottati provvedimenti rispettosi, che tengano pienamente conto delle sofferenze e delle aspettative delle famiglie".
"Valuteremo tutte le iniziative giudiziarie e politiche a cominciare dal rivolgere un appello alle autorità politiche cantonali affinché facciano pressioni perché il processo vada avanti rapidamente, che non si inquinino le prove e ancora meglio se il processo può essere affidato alla magistratura in via straordinaria di un altro Cantone", ha aggiunto Tajani, bollando come "inaccettabile" la scarcerazione di Moretti.
La procuratrice Pilloud ha replicato così al governo italiano: "Ho spiegato – ha detto – che non si tratta di una mia scelta, ma di una decisione del Tribunale delle misure coercitive. Non voglio provocare un incidente diplomatico tra i due Paesi. Non cederò a un'eventuale pressione delle autorità italiane, per cui ho consigliato all'ambasciatore di rivolgersi alle autorità politiche svizzere".
Anche il presidente della Confederazione svizzera Guy Parmelin ha replicato all'esecutivo italiano. "Possiamo comprendere l'indignazione", ha affermato Parmelin a margine dell'incontro dei delegati dell'UDC a Nafels, nel Canton Glarona "ma in Svizzera abbiamo procedure diverse da quelle italiane. In Svizzera vige la separazione dei poteri e deve essere rispettata". La magistratura deve ora condurre le indagini in modo trasparente ha aggiunto "se sono stati commessi errori, devono essere previste sanzioni". "La politica non può interferire" ha ribadito aggiungendo di essere in contatto con Giorgia Meloni.
La rabbia di Meloni per la scarcerazione di Moretti
Oggi la premier Meloni ha rilasciato alcune dichiarazioni al Corriere della Sera, esprimendo la sua indignazione per gli ultimi eventi: "Chiedo che almeno adesso, dopo quanto accaduto, sia costituita senza ritardo e senza ulteriori resistenze una squadra investigativa comune, che utilizzi la competenza e la professionalità degli appartenenti alle forze di polizia italiani".
"Provo profonda indignazione e sconcerto per una decisione che infligge un ulteriore, indicibile strazio alle famiglie delle vittime e dei tanti feriti", ha sottolineato Meloni.
"Lo Stato italiano, e io personalmente, resteremo giorno per giorno, al loro fianco nel percorso di ricerca della giustizia e della verità. Il governo non lascerà mai sole queste famiglie". La premier è entrata poi nel merito dell'inchiesta condotta dalle autorità elvetiche: "Fin dall'inizio l'Italia ha offerto collaborazione alle autorità elvetiche per fare piena luce su quanto accaduto. La nostra polizia giudiziaria ha consolidata esperienza per svolgere tutte le investigazioni necessarie: mi rammarico che questa disponibilità finora non sia stata raccolta, e che anzi le indagini abbiano conosciuto incertezze, ritardi e lacune, al punto che non sono state svolte neanche le autopsie di giovani deceduti che non presentavano ustioni".