Da ieri la Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo) chiede per per i medici vaccinatori, uno scudo penale. A preoccupare è stata innanzi tutto l'iscrizione nel registro degli indagati per omicidio colposo dei medici e dei sanitari che hanno somministrato il vaccino al militare morto poche ore dopo la somministrazione di AstraZeneca.

Il problema non è di poco conto, perché se il governo non ascolterà la richiesta della categoria e di tutti gli operatori che lavorano sul campo potrebbe essere compromessa la campagna vaccinale: in questo momento, come ha denunciato ‘la Repubblica', almeno un medico su tre, sebbene sia stato previsto un compenso di 6,16 euro a iniezione, non vuole aderire alla campagna. Filippo Anelli, presidente della Fnomceo ha detto: "Tutti sono obbligati a partecipare alla campagna di immunizzazione: è giusto però chiedere maggiori tutele, come per esempio lo scudo penale per medici e infermieri vaccinatori, spaventati dalle richieste giudiziarie".

L'esecutivo è già al lavoro in queste ore per varare un provvedimento ad hoc, e in particolare il ministro della Salute Roberto Speranza ha già detto che nelle prossime darà "una risposta positiva a questa richiesta. Nelle prossime ore dovremo fare anche un confronto a livello di governo e da parte mia c'è la massima disponibilità", ha assicurato.

Per conoscere il perimetro del nuovo scudo penale bisognerà attendere l'intervento legislativo, che potrebbe essere un decreto legge: sarà quasi sicuramente un provvedimento a tempo, per fornire al personale sanitario la protezione necessaria fino a fine emergenza, mettendo al riparo i professionisti che somministrano i vaccini da eventuali responsabilità penali di carattere colposo. Ma una misura del genere è davvero applicabile? Abbiamo cercato di capire con l'avvocato Giulia Peritore cosa cambierebbe con l'introduzione di uno scudo penale per i medici, quali sono le possibili criticità.

Avvocato, perché in questo momento si parla di scudo penale per i medici che somministrano il vaccino?

La questione dell’introduzione del cosiddetto "scudo penale" per gli operatori sanitari che somministrano il vaccino è piuttosto delicata, in quanto entrano in gioco interessi entrambi meritevoli di tutela: da un lato quello del paziente ad essere sottoposto a trattamenti sanitari potendo fare pieno affidamento nella perizia e nella competenza dei medici e dell’intero sistema sanitario, dall’altro l’interesse dei medici – categoria che come sappiamo in questo momento è esposta in prima linea ed che ha combattuto con sacrificio e dedizione nella lotta contro il COVID 19 – a poter operare nella tranquillità di non essere esposti a continui procedimenti penali per lo svolgimento del proprio operato. È necessario, quindi, realizzare un corretto bilanciamento tra gli interessi in campo.

Che succede se un paziente ha delle reazioni avverse dopo aver ricevuto il siero? Di chi è la responsabilità?

Nel nostro ordinamento si ha responsabilità medica quando sussiste un nesso causale tra una lesione alla salute subita dal paziente e la condotta dell'operatore sanitario (in concorso o meno con la struttura sanitaria). Nel caso, dunque, in cui un paziente subisca un danno a seguito di un intervento medico, la magistratura indaga affinché si possa escludere o individuare una responsabilità di tipo doloso o colposo degli operatori sanitari, della struttura medica e tutti gli altri soggetti coinvolti. L’ipotesi della somministrazione dei vaccini presenta, però, delle particolarità rispetto alla casistica comune degli interventi medici, in quanto gli operatori sanitari che effettuano i vaccini si occupano sostanzialmente della mera somministrazione del vaccino, in esecuzione del piano vaccinale disposto dal governo con l’autorizzazione della agenzia italiana e della agenzia europea del farmaco.
È necessario, quindi, in primo luogo, affrontare il tema partendo dal profilo relativo alla corretta ripartizione delle responsabilità ed effettuare un primo discrimine tra la responsabilità per la scelta di tipo politico nazionale del vaccino da somministrare alla popolazione – scelta della quale non può evidentemente rispondere l’operatore sanitario chiamato ad eseguire il piano vaccinale – dalla responsabilità per eventuali errori nella materiale somministrazione del vaccino previsto da parte dell’operatore sanitario.

Possiamo fare qualche esempio pratico?

Poniamo l’ipotesi in cui un operatore sanitario svolgesse correttamente la fase di materiale somministrazione del vaccino ma un cittadino subisse una lesione conseguente alla somministrazione stessa del vaccino, in questo caso è evidente che il medico non dovrà essere chiamato a rispondere di detti eventuali danni, in quanto l’operatore sanitario ha correttamente dato seguito alle indicazioni ricevute dal sistema sanitario. Al contrario nel caso in cui un operatore sanitario commettesse un errore nella materiale somministrazione del vaccino, ovvero ad esempio inoculasse una dose di farmaco eccessiva o iniettasse il vaccino in un’area del corpo errata o ancora omettesse di tenere in osservazione il paziente dopo la somministrazione e da tale condotta derivasse un danno al paziente, in questo caso si profilerà la responsabilità del medico.

È possibile attuare a livello legislativo uno scudo penale per i medici?

È necessario interrogarsi prima di tutto su quale dovrebbe essere il concreto funzionamento giuridico del cosiddetto scudo penale, in quanto se da un lato è fin troppo evidente che il medico non può rispondere personalmente di una scelta assunta dal sistema sanitario nazionale, dall’altro lato è altrettanto vero che prevedere a livello legislativo una impossibilità tout court di iscrivere nel registro degli indagati l’operatore sanitario che ha somministrato il vaccino impedirebbe materialmente alla magistratura di verificare lo svolgimento dei fatti, a scapito della tutela dei cittadini, con la conseguenza di causare una sfiducia della popolazione nella campagna vaccinale.

Al tempo stesso va tenuto, però, in considerazione il legittimo interesse degli operatori sanitari a non essere esposti al rischio di essere perseguiti giudizialmente nell’esercizio del proprio servizio per danni evidentemente non riconducibili al proprio operato, rischio questo che evidentemente si eleva esponenzialmente a livello statistico nell’ambito di una colossale campagna vaccinale come quella che si prevede. Appare quindi, in questa ottica, comprensibile la preoccupazione della Federazione nazionale degli ordini dei medici che richiede maggiori tutele.

Quali tutele si potrebbero dare nell'immediato a medici e infermieri vaccinatori?

Nell’attesa di conoscere quale potrebbe essere l’eventuale attuazione giuridica del cosiddetto “scudo penale” prospettato a livello politico, si potrebbe forse più correttamente immaginare uno “scudo economico” o “scudo assicurativo” ad hoc, che possa tenere indenni gli operatori sanitari per il coinvolgimento in procedimenti penali nei quali venisse poi accertata l’assenza di responsabilità professionale. È opportuno precisare, infine, che la corretta acquisizione di un consenso libero ed informato da parte del soggetto che si sottopone al vaccino circa le possibili controindicazioni della somministrazione del vaccino stesso con un prontuario che contenga una elencazione dettagliata dei possibili effetti collaterali, sarebbe comunque già importante per escludere un rilevante aspetto della responsabilità connessa alla somministrazione dei vaccini.