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20 Maggio 2022
16:48

Cosa sta succedendo sulle concessioni balneari e perché la maggioranza rischia di spaccarsi

Se entro maggio non verrà approvato il ddl Concorrenza si rischiano di perdere i fondi del Pnrr. Ma all’interno del provvedimento c’è anche la riforma delle concessioni balneari, su cui i partiti di governo rimangono distanti. Ecco cosa sta succedendo.
A cura di Annalisa Girardi
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La questione delle concessioni balneari continua ad agitare le acque all'interno della maggioranza di governo. Tanto che ieri Mario Draghi ha convocato di urgenza il Consiglio dei ministri per mettere in chiaro che se non verrà approvato velocemente il testo delle riforme contenute nel ddl Concorrenza (tra cui appunto quella delle concessioni balneari) si rischiano di perdere i fondi del Pnrr. Ragion per cui il governo è pronto a blindarlo con la fiducia in Aula entro maggio.

Il presidente del Consiglio oggi ha anche scritto una lettera alla presidente del Senato, Elisabetta Casellati, per rimarcare come le risorse europee siano a rischio senza l'ok dell'Aula entro questo mese: "Senza una sollecita definizione del Senato e una rapida approvazione entro maggio, sarebbe insostenibilmente messo a rischio il raggiungimento di un obiettivo fondamentale del Pnrr". Il ddl del resto, ha ricordato Draghi, è arrivato in Senato lo scorso 3 dicembre, ma nonostante le riunioni e discussioni tra forze parlamentari, le operazioni di voto non sono ancora cominciate. Complice il fatto che le forze politiche siano ancora distantissime su diversi punti. E quello delle concessioni balneari è uno di questi.

Facciamo un passo indietro. Durante il governo di Giuseppe Conte i termini delle concessioni erano stati prorogati fino al 2033, ma il Consiglio di Stato aveva bocciato la misura spiegano che le scadenze andassero anticipate di dieci anni. Quindi al 2023, il prossimo anno. E Draghi avrebbe tutte le intenzioni di rispettare questa data, nonostante alcune forze politiche che lo sostengono chiedono più tempo: in particolare Lega e Forza Italia. Il Movimento Cinque Stelle, invece, non ha alcuna intenzione di cedere sul tema e concedere una proroga. Un accordo però non è impossibile e potrebbe essere raggiunto mettendo sul tavolo un rafforzamento degli indennizzi a favore dei gestori.

Un'ipotesi di questo tipo è data come probabile anche da Matteo Salvini che stamattina, dopo l'aria di crisi respirata in serata, ha commentato intervenendo a Radio 24: "Troveremo un accordo come abbiamo fatto sul catasto, per cui ricorderete articoli e settimane di tensione. Sui balneari significa riconoscere gli investimenti e la fatica dei piccoli imprenditori che sono 30 mila. Quindi  riconoscere loro un indennizzo qualora nella loro spiaggia subentri qualcun altro e dare un diritto di prelazione ai piccolini. Penso che l'accordo sia a portata di mano". Non ha invece intenzione di abbassare i toni Giorgia Meloni, che dall'opposizione dichiara: "Draghi dovrebbe spiegarci le ragioni di questa imposizione: stiamo parlando di espropriare 30 mila aziende italiane e trasferire un nostra ricchezza per il turismo alle multinazionali straniere. Dai documenti di governo questa roba non c'é nel Pnrr, se il governo si è impegnato a svendere le nostre aziende balneari dovrebbe spiegarlo agli italiani, perché gli accordi sotto banco non si fanno a casa mia".

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