92 CONDIVISIONI
video suggerito
video suggerito
News su migranti e sbarchi in Italia

Cosa non torna nelle parole di Matteo Salvini al processo per il caso Open Arms

Matteo Salvini ha rilasciato dichiarazioni spontanee durante il processo Open Arms a Palermo, parlando per quasi un’ora. Si è preso diversi meriti per la politica migratoria del primo governo Conte e i suoi presunti effetti positivi. Alcune delle sue affermazioni, però, sono poco chiare, tendenziose o sbagliate.
A cura di Luca Pons
92 CONDIVISIONI
Immagine
Attiva le notifiche per ricevere gli aggiornamenti su

Matteo Salvini è intervenuto nell'aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo al processo Open Arms, in cui è imputato per sequestro di persona e rifiuto d'atti d'ufficio. Il segretario della Lega prima ha rilasciato dichiarazioni spontanee, poi ha risposto alle domande degli avvocati presenti.

Nel corso del suo intervento, Salvini ha detto che: "In quei due anni [2018 e 2019, gli anni del governo Conte, ndr] il numero dei migranti salvati fu enorme. Abbiamo sensibilmente ridotto la percentuale di sbarchi. Meno morti, meno feriti, meno dispersi nell'ordine del 50%". E ancora: "Per tutto il periodo in cui sono stato io ministro dell'Interno non ci fu alcun episodio luttuoso riferito a migranti". Poi ha dichiarato che l'attesa delle navi Ong prima di sbarcare fu comunque più bassa, nel corso del suo mandato, rispetto alla gestione di Luciana Lamorgese nei governi Conte bis e Draghi.

Il fatto specifico è noto: nell'agosto 2019, sulla nave Open Arms si trovavano 147 persone migranti, e il governo italiano impedì loro di sbarcare per 19 giorni, nonostante il Tar del Lazio avesse sospeso il divieto di entrare in acque italiane emanato dal ministro dell'Interno Salvini. Il segretario della Lega però ha parlato in termini più ampi della sua esperienza alla guida del ministero, elencando diversi dati e prendendosi il merito per la riduzione di sbarchi e vittime in mare in quegli anni. Ha ragione?

Ci sono davvero stati meno sbarchi di persone migranti?

Per quanto riguarda gli arrivi, il sito del Viminale riporta che nel 2019 ce ne furono 11.471 e nel 2018 furono 23.370. Numeri effettivamente più bassi di quelli degli anni precedenti (119mila nel 2017, 181mila nel 2016), che erano stati da record.

Il problema è più che altro il fatto che Salvini abbia detto che il motivo di questo calo era la politica del governo Conte, e in particolare dei suoi decreti Sicurezza. Infatti, già nel febbraio 2017 era entrato in vigore il memorandum con la Libia, firmato dal ministro Minniti del governo Gentiloni. L'accordo aveva l'obiettivo di spingere direttamente il governo libico a fermare le partenze, in cambio di un sostegno economico da parte dell'Italia.

In generale, spesso può essere ingannevole collegare direttamente il numero di arrivi di persone migranti alle politiche messe in atto dal governo in carica. D'altra parte, il governo Meloni ha ottenuto un risultato deludente quest'anno (157mila arrivi) nonostante la sua intenzione fosse di tornare a una linea dura sulla politica migratoria. Altri elementi che vanno considerati sono le condizioni meteo, ma anche la situazione politica nei Paesi di partenza.

Quante persone sono morte nel Mediterraneo nel 2018 e 2019

C'è poi la questione del numero di morti. Salvini ha parlato di "meno morti, meno feriti e meno dispersi nell'ordine del 50%". Mentre sui feriti non ci sono registri ufficiali, ci sono invece dati sul numero di morti e dispersi nella rotta del Mediterraneo centrale. L'Organizzazione internazionale per le migrazioni, organo legato alle Nazioni unite, riporta 1.262 persone nel 2018 e 1.314 persone nel 2018, tra morti e dispersi, contro i 2.853 nel 2017. Un numero effettivamente di poco inferiore alla metà.

Anche qui, sembra però complicato dire che sia stato merito dell'opera politica di Salvini. Infatti, sempre l'Oim indica che nel 2020 ci sarebbero stati ancora meno morti (999), nonostante un numero molto maggiore di arrivi (34mila) e nonostante i decreti Sicurezza non fossero più pienamente in vigore.

Semmai, una ricerca del 2020 – segnalata anche da Pagella politica alcuni mesi fa – sottolinea che, nonostante il numero di morti sia sceso durante la gestione di Salvini, è aumentato in relazione alle partenze dalla Libia. Risulta, infatti, che nei mesi del 2018 del governo Conte I sia morto o andato disperso il 5,7% dei migranti partiti. Per il 2019, sempre sotto il primo governo Conte, il dato è salito al 6,7%. Per paragone, nell'anno e mezzo precedente all'inizio di quel governo, durante il picco degli sbarchi, la percentuale era attorno al 2%.

In che senso non ci sono stati "episodi luttuosi riferiti a migranti"

Un'espressione usata da Salvini, che ha creato una certa confusione. "Sono orgoglioso di poter dire che per tutto il periodo in cui sono stato io ministro dell'Interno non ci fu alcun episodio luttuoso riferito a migranti, a differenza di quanto avvenuto dopo", ha dichiarato. Alcuni hanno interpretato queste parole come a dire che non ci furono morti tra i migranti, un'affermazione che sarebbe completamente sbagliata. Forse invece Salvini si riferiva a incidenti con un alto numero di morti (come la strage di Cutro quest'anno, e molti altri casi negli anni passati).

In questo caso, Salvini può avere ragione se si guarda solamente alle acque italiane. La mappa fornita dall'Oim, basata sui dati del Missing migrants project, indica che nel 2018 a ridosso delle coste italiane ci fu un solo naufragio che causò più di una vittima, e avvenne in Sardegna, con 4 morti e 6 dispersi. Tuttavia, anche questo è poco indicativo.

Nel 2018 i principali incidenti si verificarono, come spesso avviene, al largo delle coste della Tunisia e della Libia. Ma lo stesso si potrebbe dire per il 2017, per il 2019 e anche per il 2020 e il 2021. Insomma, l'espressione usata da Salvini è stata troppo vaga per poterla effettivamente confermare o smentire.

Salvini sbaglia, i tempi di attesa furono più brevi con Lamorgese

Salvini ha dichiarato che, per quanto riguarda i tempi di attesa in mare delle navi Ong che trasportavano migranti, "non siamo mai arrivati ai tempi d'attesa che si sono raggiunti con la collega Lamorgese". In realtà, anche se non c'è un database ufficiale di un'organizzazione internazionale su questo aspetto, è possibile verificare queste parole tramite una raccolta creata dal ricercatore dell’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi) Matteo Villa. Con un'apposita raccolta dati, che è possibile verificare risalendo ai singoli casi di cronaca, Villa ha elencato tutte le ‘crisi in mare' avvenute nella scorsa legislatura.

Emerge così che anche la ministra Lamorgese, nel secondo governo Conte e nel governo Draghi, ha raggiunto un massimo di 11 giorni. Salvini, invece, risulta aver raggiunto i 20 giorni sia nel caso della Open Arms che con la Sea-Watch 3 di Carola Rackete. La media risulta essere di 5,2 giorni di attesa durante il mandato di Lamorgese, contro i 9,1 giorni di Salvini. È vero che anche con Lamorgese è continuata la politica delle crisi in mare, che sono state molto numerose. Tuttavia, la frase di Salvini è esagerata, e non toglie il fatto che nel corso del suo mandato la strategia di criminalizzazione dei flussi migratori delle Ong abbia aumentato le tensioni e creato vari episodi noti, tra cui quello di Open Arms, per cui oggi è processato.

92 CONDIVISIONI
856 contenuti su questa storia
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views