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Cosa ha scritto il presidente Mattarella nella lettera a Papa Leone XIV: il messaggio ai governi

“Mai più la guerra”. Il presidente della Repubblica Mattarella, in un messaggio a Papa Leone XIV, ha ricordato le parole del suo predecessore Paolo VI. Ha detto che negli ultimi anno la “comunità internazionale” ha fatto “insufficienti passi” verso la pace: “Abbiamo invece il dovere di resistere a questa oscura inerzia.
A cura di Luca Pons
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Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha inviato al pontefice Leone XIV un messaggio in occasione della Giornata mondiale della pace. Nella lettera, il capo dello Stato è tornato a parlare della necessità di superare i conflitti – già un tema centrale nel suo discorso di fine anno. La pace, ha detto Mattarella, "richiede amore, giustizia e solidarietà", ed è un "tragitto faticoso", ma anche "l’unico che meriti di essere intrapreso".

Il presidente ha ricordato le parole pronunciate da Paolo VI nell'ottobre 1965 davanti all'Assemblea generale delle Nazioni unite: "Mai più la guerra". Quelle parole "devono riecheggiare e ammonirci", perché allora c'era "l’incombente minaccia dell’apocalisse nucleare", mentre oggi il conflitto "condiziona la vita di milioni di uomini e donne in molteplici modi, dalle forme tradizionali a quelle più sofisticate e sfumate".

Nel mondo di oggi, ha detto Mattarella, è più complesso dialogare "tra popoli e civiltà, come al loro interno". Ma  il confronto è sempre più "necessario" per correggere "disuguaglianze, economiche e sociali", per contrastare "gli effetti sempre più devastanti del cambiamento climatico" e anche per "governare l’impatto delle tecnologie emergenti, ponendole al servizio del bene".

Tornando al punto centrale – la pace e i conflitti – il capo dello Stato ha espresso la "amara constatazione degli insufficienti passi compiuti nel progredire verso un orizzonte di pace che abbracci l’intera comunità internazionale". Una comunità che oggi "appare piuttosto in balia di minacciose derive nella direzione opposta", verso la guerra.

In questa situazione "abbiamo il dovere di resistere a questa oscura inerzia, rivolta verso abissi della storia che il genere umano ha già tragicamente sperimentato". E bisogna farlo con "massima rapidità". Qui è partito un messaggio rivolto a chi governa.

"Nel suo senso etimologico, ‘governare' significa ‘reggere il timone'", ha affermato Mattarella. "Se si seguono i venti sfavorevoli e se ci si abbandona alle paure e alle pulsioni più irrazionali, allora il naufragio è inevitabile". Ma tutti quanti "sono chiamati a fare la propria parte per assicurare quella pace che diventa giusta e duratura perché al suo centro è posto il valore supremo della vita umana". Questa "non è un’utopia per ingenui ottimisti, ma va intesa come precondizione per la sopravvivenza stessa dell’umanità".

Per quanto riguarda nello specifico l'Italia, che il capo dello Stato rappresenta, "resta fermamente impegnata a offrire il suo contributo per la composizione dei conflitti in corso, portare sollievo in situazioni di crisi umanitaria, preservare un ordine internazionale basato sul diritto". Bisogna seguire, ha concluso il presidente, "la legge della ragione e della giustizia, non quella del più forte e del più temerario". Per proteggere un "multilateralismo efficace, aperto e inclusivo". Un sistema che è nato "dopo le tragedie del secolo scorso", ma oggi è "messo a dura prova dal disprezzo delle più elementari norme della convivenza civile, del diritto delle genti, di quello umanitario".

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