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Cosa cambia per l’Italia e i prezzi ora che Trump ha lanciato nuovi dazi su scala mondiale

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha bocciato la gran parte dei dazi imposti nell’ultimo anno dal presidente Donald Trump e lui è corso subito ai ripari: appoggiandosi a una legge diversa, ha lanciato tariffe “mondiali” del 15%. Cosa significa questo per l’Europa e, quindi, per l’Italia? I cambiamenti potrebbero essere pochi, almeno per il momento.
A cura di Luca Pons
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Alla fine, come era prevedibile, la Corte Suprema ha dato torto a Donald Trump: il presidente è andato oltre i suoi poteri e violato la legge federale quando ha imposto la maggior parte dei dazi varati lo scorso anno, che quindi saranno annullati. Trump ha immediatamente risposto con delle nuove tariffe "globali" al 15%, ma ora si trova davanti una serie di problemi: innanzitutto, la questione dei rimborsi che centinaia di aziende statunitensi richiederanno per i dazi pagati finora; e in più i ‘limiti' dei nuovi dazi, che potranno durare al massimo cinque mesi e poi dovranno essere sostituiti da altri.

Che effetto avrà tutto questo sull'Europa e sull'Italia, colpita dai dazi soprattutto per settori come agroalimentare, moda, automotive e farmaceutica? Finora Bruxelles ha reagito rinviando la conferma degli accordi Usa-Ue da parte del Parlamento europeo. Il governo Meloni invece non si è esposto. Almeno nell'immediato, le conseguenze potrebbero essere minime. È nel lungo periodo che tornerà l'incertezza.

I rimborsi miliardari a chi ha pagato i dazi finora

La prima questione che l'amministrazione Trump si troverà davanti è quella dei rimborsi. La gran parte dei dazi varati finora sono illegali, l'ha detto la Corte Suprema e non c'è più possibilità di ricorso. Quindi, chi li ha pagati potrà fare richiesta di essere risarcito.

Questo è un tema che riguarda principalmente le aziende americane – o quelle europee che hanno una filiale negli Stati Uniti – e che non si risolverà a breve. Sarà la Customs and Border Protection (ovvero l'agenzia delle dogane) a gestire le richieste, che inevitabilmente finiranno in uno scontro legale. "Resteremo in tribunale per i prossimi cinque anni", ha commentato venerdì il presidente.

Il governo, infatti, ha tutto l'interesse a cercare di evitare o rinviare i rimborsi. L'importo complessivo incassato dai dazi non è chiaro, ma le stime oscillano tra i 130 e i 175 miliardi di dollari. Il giudice Brett Kavanaugh, uno dei tre che si è opposto alla sentenza sui dazi, ha detto che i risarcimenti causeranno "gravi. conseguenze per il dipartimento del Tesoro". Il segretario al Tesoro Scotto Bessent si è già spinto a dire: "Ho la sensazione che gli americani non vedranno i rimborsi dei dazi".

I nuovi dazi Usa al 15%: chi viene colpito

La questione che riguarda più da vicino gli europei, invece, è quella dei nuovi dazi. Poco dopo la sentenza, Trump aveva annunciato nuove tariffe globali del 10%. Ieri, sul suo social network Truth, ha affermato che sono salite al 15%. Colpiscono, tra gli altri, anche l'Unione europea, e dovrebbero entrare in vigore martedì 24 febbraio. Dovrebbero riguardare gli stessi prodotti già gravati in passato dalle tariffe: esenzioni per minerali strategici, fertilizzanti, diversi alimentari (tra cui arance, pomodori e carne bovina), prodotti farmaceutici, autovetture.

Al di là dei toni accesi di Trump, però, le nuove tariffe hanno dei limiti in più. Il tycoon aveva forzato le leggi federali (violandole, come si è visto) per imporre i dazi sfruttando una vecchia legge del 1977 che dà poteri straordinari al presidente in caso di emergenze nazionali. Ora che quella strada è stata dichiarata incostituzionale, ha dovuto scegliere altre alternative. Ma c'è un motivo se, in precedenza, aveva provato a evitarle.

Innanzitutto: i dazi hanno una durata massima di cinque mesi. Dureranno fino a fine luglio, dunque. Poi potrebbe rinnovarli il Congresso, ma è probabile che alcuni Repubblicani si schiererebbero contro. Prima di allora, quindi, l'amministrazione cercherà di procedere con un terzo strumento legislativo. Lo ha detto anche Trump: "Nei prossimi mesi, l'amministrazione determinerà e varerà i nuovi dazi legalmente ammissibili".

Una norma del 1974, infatti, permette di imporre tariffe fino al 50% se c'è un'importazione che mette a rischio l'industria statunitense. Per dimostrare che c'è questo rischio, però, serve uno studio della Commissione del commercio internazionale che può richiedere mesi. È una misura già usata da Trump, ma ben più lenta di quelle applicate nella gran parte dei casi – più volte il presidente ha cambiato idea sui dazi nel giro di pochi giorni o poche ore, cosa che non sarebbe possibile se ogni volta si dovesse far partire un nuovo studio.

Infine, un'ultima ipotesi che fa riferimento alla stessa legge del 1974 consente di imporre dazi contro i Paesi che discriminano le imprese statunitensi. Si applica a un solo Stato, però. Anche queste, per di più, hanno limiti di tempo. Possono durare al massimo quattro anni, rinnovabili.

Gli effetti dei dazi sull'Europa, sull'Italia e sui prezzi

Tornando alla questione iniziale, quindi, cosa cambierà per l'Europa e l'Italia? L'Unione europea ha già firmato lo scorso anno un accordo con gli Usa, in cui si fissavano le condizioni per gli scambi commerciali. Il punto è che era un accordo fatto sulla ‘spinta' delle tariffe imposte da Trump, che ora sono state annullate.

Il Parlamento europeo avrebbe dovuto iniziare martedì 24 febbraio le votazioni per ratificare quell'intesa. Ora, però, la questione è stata rimandata in attesa di vederci più chiaro. Gli Stati Uniti da parte loro hanno detto che l'accordo resta valido e che si aspettano che l'Ue lo rispetti. In effetti, i nuovi dazi (anche se temporanei) valgono il 15%, ovvero il livello che era stato concordato con l'Unione. È possibile, quindi, che non molto cambi rispetto alla situazione pre-sentenza della Corte Suprema nell'immediato.

Vale la pena di ricordare che i dazi non hanno un effetto diretto sull'economia europea o italiana. Li deve pagare chi importa negli Stati Uniti un prodotto straniero. La conseguenza, quindi, è che diventa più costoso vendere prodotti stranieri e i prezzi possono salire per i clienti – ma negli Usa, non in Europa. Qui, le tariffe fanno danni soprattutto a quelle imprese che puntano molto sull'esportazione negli States e non hanno alternative.

Proprio ieri il governatore di Bankitalia Fabio Panetta ha ribadito che "l’onere dei dazi" finora sembra essere "ricaduto soprattutto sull’economia statunitense. Gli esportatori stranieri ne avrebbero sostenuto una quota limitata, stimata attorno al 10%", mentre chi fa la spesa negli Stati Uniti ne pagherebbe il 50%.

Dunque, nell'immediato non cambierà nulla. Tuttavia i nuovi dazi ‘a tempo' imposti da Trump aumentano ancora una volta le incertezze dell'economia mondiale – e resta da vedere cosa succederà quando, tra pochi mesi, le tariffe dovranno essere rinnovate.

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