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Cosa cambia con il tetto al prezzo del petrolio deciso dal G7 e quali sono le conseguenze

Con il tetto al prezzo del petrolio, che verrà fissato dai Paesi del G7, l’Occidente proverà a fermare la crescita globale del costo dell’energia. Ma ci sono molte incognite.
A cura di Tommaso Coluzzi
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I Paesi del G7 fisseranno un tetto al prezzo del petrolio. È un primo grande passo – in attesa della decisione europea sul prezzo del gas, mentre Mosca fa pressione chiudendo Nord Stream – che non per forza è destinato a funzionare per tutta una serie di ragioni. "Confermiamo la nostra comune intenzione politica di finalizzare e attuare un divieto globale di servizi che consentono il trasporto marittimo di petrolio russo e prodotti petroliferi a livello globale", spiegano i ministri dell'Economia dei Paesi del gruppo dei sette in un comunicato. "La fornitura di tali servizi sarà consentita solo se il petrolio sarà acquistato al prezzo fissato o al di sotto di tale prezzo (‘price cap') determinato da un'ampia coalizione di Paesi che aderiscono al tetto e lo attuano".

Quando scatta il tetto al prezzo del petrolio? Non subito. L'intenzione dei ministri è attuare il price cap insieme alle sanzioni dell'Unione europea sul petrolio russo, che partono il prossimo 5 dicembre. Per il momento, infatti, non si parla ancora di un parametro fissato. Se ne discuterà nelle prossime settimane: "Il prezzo sarà comunicato pubblicamente in modo chiaro e trasparente".

L'obiettivo ora è coinvolgere più Paesi possibile, lo ha fatto capire chiaramente il commissario europeo all'Economia Gentiloni: "È un passo importante verso due obiettivi – ha detto ieri – negare i ricavi della Russia per finanziare la brutale guerra di Putin contro l'Ucraina e far pressione al ribasso sui prezzi globali dell'energia". Ora il G7 lavorerà per "un'ampia coalizione globale per finalizzare la progettazione e il livello del tetto di prezzo e attuarlo congiuntamente, per massimizzarne l'efficacia". Di questa coalizione dovrà fare parte anche l'Ue, unita all'unanimità. Per questo la Commissione dovrà lavorare duramente nelle prossime settimane.

Quindi cosa succederà quando scatterà il price cap? È l'ennesimo braccio di ferro tra Occidente e Russia, che riguarda ancora una volta l'energia. Mosca ha già minacciato di fermare l'esportazione di greggio verso i Paesi che applicheranno il tetto, ma la vera incognita sono la Cina e l'India. Parliamo di due tra i maggiori importatori, che – se dovessero rimanere fuori dalla partita del price cap – continuerebbero a finanziare la Russia rendendo sostanzialmente inutile l'operazione. Il punto, però, è che converrebbe anche ai due Paesi asiatici rispettare il tetto al prezzo, o comprare comunque il greggio russo al ribasso.

Insomma, la partita del tetto al prezzo del petrolio è sostanzialmente appena cominciata. Nei prossimi mesi bisognerà allargare il più possibile la lista dei Paesi che lo applicheranno, in modo da stringere la Russia in una morsa e costringerla a vendere il suo greggio a un prezzo inferiore.

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