Per la prima volta nella storia del Paese una consultazione popolare su base nazionale potrebbe essere rinviata a causa di un’emergenza sanitaria. Il presidente del “Comitato per il NO” al referendum per il taglio dei parlamentari, il costituzionalista napoletano Massimo Villone, ha infatti chiesto formalmente il rinvio: se la sua richiesta sarà accolta dal presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte, il 29 marzo i cittadini non saranno più chiamati alle urne.

L’emergenza determinatasi per il coronavirus – spiega Villone – segnala la necessità di un rinvio della data del referendum sul taglio dei parlamentari già fissata al 29 marzo.” Villone fa notare che il decreto legge approvato in via d’urgenza per contenere la diffusione del virus già prevede la “sospensione di manifestazioni o iniziative di qualsiasi natura, di eventi e di ogni forma di riunione in luogo pubblico o privato, anche di carattere culturale, ludico, sportivo e religioso, anche se svolti in luoghi chiusi aperti al pubblico” e per il costituzionalista “è indiscutibile che tale elenco comprenda anche le iniziative di campagna elettorale connesse al referendum.”

Il Comitato fa presente che nelle regioni in cui vige il coprifuoco, come Lombardia e Veneto, molte iniziative della campagna elettorale sono state già rinviate e che l’impossibilità di spiegare le ragioni del “no” alla riforma approvata dal Parlamento minerebbe la regolarità del voto, tenendo conto che nelle solo due regioni citate vive quasi un quarto del corpo elettorale italiano. Il Comitato richiede che il voto venga quindi fissato in una data successiva al 29 marzo, e solo quando “l’emergenza potrà considerarsi effettivamente superata”.

Lo spostamento della data creerebbe seri problemi ad un calendario istituzionale già parecchio intasato. E’, infatti, ancora da fissare la data delle elezioni amministrative sul tutto il territorio nazionale e delle regionali in Campania, Puglia, Toscana, Marche, Liguria. La legge statale, infatti, prevede l’organizzazione di un “election day” in primavera, mentre le diverse normative regionali impongono limiti differenti. Un bel rompicapo in cui far rientrare anche la nuova data del referendum, che potrebbe slittare, addirittura, a dopo l’estate, considerando che il 2020 è un anno di ponti: con la Pasqua al 12 aprile, il 25 aprile che cade di sabato, il primo maggio di venerdì ed il 2 giugno di martedì restano veramente poche le domeniche in cui sarà possibile far votare i cittadini. Solo Giuseppe Conte potrà ora sciogliere questo nodo in un momento in cui tutta l’attenzione è concentrata sull’emergenza coronavirus.