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Conto corrente, di quanto sono aumentate le operazioni bancarie e come risparmiare nel 2026

Oggi il costo del conto corrente dipende sempre meno dalla banca scelta e sempre di più da come lo si usa. Le operazioni in filiale, come bonifici ordinari e istantanei, prelievi e altri tipi di operazioni, diventano sempre più care, il digitale viene premiato e risparmiare è possibile solo per chi controlla davvero le condizioni del proprio conto.
A cura di Francesca Moriero
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Il conto corrente è uno degli strumenti finanziari più diffusi in assoluto: serve per ricevere lo stipendio o la pensione, per pagare le bollette, per fare bonifici o ancora per gestire le spese quotidiane. Nonostante questo, per molti resta una voce di costo poco chiara e troppo spesso finisce per essere data per scontata. La maggior parte dei correntisti, infatti, sa perfettamente quanto paga di affitto, ma difficilmente saprebbe dire quanto spende in un anno per tenere aperto il proprio conto, tra canone, commissioni e singole operazioni. Eppure quel costo c'è, cresce nel tempo e nel 2026 pesa ancor più che in passato sul bilancio familiare, soprattutto per chi continua a usare lo sportello bancario per le operazioni di tutti i giorni.

Qual è la differenza tra conto online e conto in filiale

L'analisi del mercato bancario italiano aggiornata a febbraio 2026 mostra una dinamica molto chiara: i conti correnti si muovono ormai su due binari separati. Da una parte, infatti, ci sono i conti online, più economici e pensati per chi opera in autonomia tramite app e home banking; dall'altra, invece, ci sono i conti tradizionali, legati alla filiale, che stanno però diventando sempre più costosi.

La differenza però non è sono nel canone annuo, ma soprattutto nel prezzo delle singole operazioni. Fare un bonifico online o controllare il saldo dall'app, infatti, spesso costa poco o addirittura nulla, fare la stessa operazione allo sportello, invece, può venire a costare diversi euro ogni volta. E nel giro di un anno, queste piccole spese, sommandosi, possono fare una grande differenza.

Che cos'è l'ICC e perché è fondamentale capirlo

Per capire quanto costa davvero un conto corrente non basta guardare il canone mensile. Bisogna guardare all'Indicatore dei costi complessivi (ICC) uno strumento ufficiale che serve a stimare quanto si spende in un anno per usa un conto. In parole semplici, l'ICC prova a rispondere a una domanda semplice: quanto mi costa questo conto nell'arco di dodici mesi? Il calcolo tiene conto così non solo del canone, ma anche delle principali operazioni, come bonifici, prelievi e addebiti automatici. La Banca d'Italia definisce tre profili di intervento: giovane, famiglia e pensionato. E per ciascuno ipoteca un utilizzo "medio" del conto. Proprio per questo l'ICC è uno strumento fondamentale: perché permette di confrontare conti diversi in modo più realistico, andando cioè oltre le offerte promozionali o i canoni apparentemente bassi.

Il ruolo dello sportello bancario

Per questo, le banche spingono sempre più i clienti verso i canali digitali, facendo pagare di più l'uso della filiale. Non si tratta di un aumento generalizzato dei costi, ma di un cambiamento nel modo in cui questi costi vengono distribuiti. Questo emerge chiaramente osservando l'Indicatore dei costi complessivi (ICC). In molti casi l'ICC risulta in calo rispetto all'anno precedente, dando l’impressione che il conto sia diventato più conveniente. Ma quel dato si basa su un'ipotesi precisa: che il cliente accrediti lo stipendio o la pensione e utilizzi quasi esclusivamente i servizi online.

Se queste condizioni non vengono rispettate, ad esempio perché si continua a operare in filiale, il conto può invece costare più di prima. Ogni operazione allo sportello viene infatti tariffata: bonifici, richieste di informazioni, addebiti automatici o servizi che in passato erano inclusi nel canone. In altri casi il canone resta invariato, ma aumentano comunque sensibilmente le commissioni allo sportello, con bonifici che possono arrivare a costare anche 6 euro. Il risultato è che la filiale diventa una comodità a pagamento, e l'impatto maggiore ricade su famiglie e pensionati, cioè su chi utilizza il conto soprattutto per la gestione quotidiana.

Dove crescono davvero i costi

Guardando nel dettaglio, nel 2026 tra i costi aumentai ci sono quelli dei bonifici, sia online sia quelli istantanei, che ormai tendono ad avere lo stesso prezzo. A salire continuano anche le operazioni allo sportello, proprio perché le banche vogliono limitarne l'uso. Al contrario, diminuisce invece il costo medio dei prelievi presso l'ATM di altre banche. Scende anche il anone medio delle carte di credito, che resta però ancora una voce di spesa importante. Insomma, il messaggio è chiaro: il conto costa meno a chi è autonomo e digitale, di più a chi resta legato alla filiale.

Come risparmiare davvero sul conto corrente nel 2026

Per risparmiare davvero serve dunque attenzione, consapevolezza e un minimo di strategia. Accreditare lo stipendio o la pensione è diventato il primo requisito per evitare rincari, mentre continuare a usare lo sportello per le operazioni di base può trasformarsi rapidamente in una spesa significativa. Controllare periodicamente l'ICC del proprio conto, leggere le condizioni applicate e confrontare le alternative disponibili è l'unico modo per capire se si sta pagando troppo. In molti casi, anche cambiare banca o rinegoziare le condizioni permette di risparmiare decine, se non centinaia, di euro all'anno. Perché nel 2026 il vero costo del conto corrente non dipende solo dalla banca scelta, ma soprattutto da come lo utilizziamo ogni giorno.

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