Morti di paura. Sul serio, senza giochi di parole. Il 3 ottobre del 2013 il peschereccio di 66 piedi che si rovesciò al largo di Lampedusa durante la notte non riuscì a sopportare il peso di una massa di persone impaurite che si spostarono tutte dallo stesso lato per la paura di uno straccio infuocato, che il capitano della nave agitava per chiedere soccorso dopo che i motori si erano bloccati a mezzo miglio dalla costa. Sono morti di paura.

Poi hanno provato a salvarsi come potevano, con i corpi recuperati che ancora mostravano le madri coprire con la mano le bocche dei loro figli, sperando, come ultima speranza, di riuscire a tenere tra le dita un po' di ossigeno prima che l'acqua annegasse i polmoni. Tra le vittime di Lampedusa c'è anche un feto di una donna che ha partorito per gli spasmi dell'annegamento, gli hanno fabbricato una bara più grande per tenerli insieme. 368 morti (e sono solo quelli accertati) e almeno 20 dispersi (ma come si fa a tenere il numero esatto degli invisibili che galleggiano in mezzo al mare) sono una strage che oggi si impegnano tutti a ricordare, tutti contriti, chi per noia istituzionale e chi per passione, mentre le parole dell'ex Presidente della Repubblica Napolitano ("Provo vergogna e orrore; è necessario rivedere le leggi anti-accoglienza") risuonano come una beffa.

I sopravvissuti della tragedia di Lampedusa furono indagati, tutti, per immigrazione clandestina, così come voleva la legge Bossi-Fini. Oggi, in Italia, oltre a quella vigono due Decreti Sicurezza che sono due ulteriori passi su quella stessa linea. Il governo Letta, dopo il lutto, partì con la missione Mare Nostrum per salvare i disperati nel Mediterraneo, poi ci fu Frontex voluto dall'Europa, oggi il mare è sguarnito e le poche ONG che agiscono su base volontaria sono considerati "taxi del mare" che navigano sotto i colpi della propaganda sovranista.

Mi chiedo con che coraggio, vedendo il Mediterraneo di oggi, in Italia e in Europa la classe politica commemori la "Giornata nazionale in memoria delle vittime dell'immigrazione", convinti che basti una messa laica per cancellare l'onta di una tragedia che si ripete (solo più rarefatta) tutti i giorni, allo stesso modo, sotto i loro occhi, così com'è scritto nelle carte che hanno sulle scrivanie dei loro ministeri. Mi chiedo se davvero pensano che si possa commemorare la memoria permettendosi il lusso di non esercitarla, senza prendersi la responsabilità di agire di conseguenza e di prendere provvedimenti. E se sanno che l'inerzia uccide, più del mare.