-A cura dell'Osservatorio dei Conti Pubblici Italiani

I dati ufficiali sulle opere pubbliche in corso pubblicati dal MIT e dal MEF, o comunque a questi disponibili, non consentono una chiara definizione di quanto si è stanziato e speso per le opere pubbliche in corso e di quanto resterebbe da spendere o da stanziare per portarle a termine. In un momento in cui riavviare le opere pubbliche è di fondamentale importanza sarebbe utile se migliori informazioni fossero disponibili e pubblicate in quest’area. Ciò detto, i dati disponibili suggeriscono che sarebbe possibile imprimere un forte impulso all’economia nazionale anche soltanto completando le opere in corso.

Ogni anno il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) pubblica l’Anagrafe delle opere incompiute, incluso quelle di interesse
nazionale. Dall’anagrafe risultano 32 opere di interesse nazionale incompiute nel 2018, oltre a 517 di interesse regionale. Queste
informazioni, purtroppo, sono molto parziali. Per capirlo basta considerare gli importi di spesa per queste opere: la spesa già sostenuta sarebbe di soli 1,2 miliardi nel 2018 per le opere pubbliche incompiute di interesse nazionale e di 1,6 miliardi per quelle regionali. Il motivo di questa incompletezza è che il MIT considera incompiute solo le opere i cui lavori risultano interrotti per motivi specifici, quali l’assenza di collaudo, il mancato rispetto dei termini contrattuali o perché ci si è resi conto che i lavori non sono stati eseguiti a regola d’arte.

L’ANCE (Associazione Nazionali Costruttori Edili) afferma invece che al 2018 le opere incompiute erano 574, per un totale già investito di 39 miliardi. Sempre secondo l’ANCE nel 2019 c’erano 749 opere incompiute per un totale investito di 62 miliardi.

C’è una terza fonte: il MEF mette a disposizione un sistema di monitoraggio delle opere pubbliche (MOP) tramite la Banca dati delle
Amministrazioni Pubbliche (BDAP), da cui è possibile analizzare le opere pubbliche in corso in Italia. Questa banca dati è molto ampia ed è probabilmente la migliore a disposizione. Ciononostante, presenta diversi problemi:

  • I dati provengono da varie fonti ministeriali e istituzionali diverse e non sono quindi sempre raccolti con criteri omogenei, né con verifiche sistematiche.
  • Non è individuabile chiaramente quali opere siano effettivamente in corso. Ad esempio, è possibile che alcune opere pubbliche mostrino un codice unico di progetto (CUP) attivo anche se si tratta di opere già completate.
  • Non è possibile comprendere quali opere siano bloccate per problemi burocratici, in quale fase di completamento si trovino e se
    ci siano stati ritardi nei pagamenti. Infatti, per molte opere non sono presenti informazioni fondamentali come lo stato di avanzamento dell’opera, la data di inizio lavori, la data di conclusione prevista e così via. In effetti, le principali informazioni riguardano quanto è stato stanziato per le opere e quanto dovrebbe essere stanziato per il loro completamento, non la spesa effettivamente effettuata.

Sebbene i dati forniti dal MEF siano incompleti, il loro ordine di grandezza suggerisce che una spinta notevole all’economia potrebbe derivare dal completamento di queste opere. Al primo gennaio 2020, le opere in corso erano 11.569, localizzate per il 32 per cento al Nord, per il 31 per cento sulle Isole, per il 28 per cento al Sud e per il 9 per cento al Centro (Fig. 1). Chiaramente, il numero elevatissimo rispetto a quello considerato dalle altre banche dati suggerisce che la banca dati del MEF includa anche opere di piccola dimensione.

Il valore totale di queste opere è pari a 200,8 miliardi di euro, di cui 103,8 sono finanziamenti già stanziati. Le regioni per le quali è stato stanziato di più sono quelle del Nord (49 miliardi), seguite da quelle del Sud (25 miliardi), delle Isole (16,9 miliardi) e del Centro (12,9 miliardi). Il fabbisogno finanziario per le opere pubbliche da completare, in termini di stanziamenti mancanti, è ampio: 97 miliardi in
totale, di cui 43,7 miliardi nel Sud e nelle Isole. È utile ricordare che una accelerazione delle opere non richiede necessariamente un aumento degli stanziamenti, ma potrebbe avvenire semplicemente realizzando la spesa già stanziata.