Com’era l’angelo a San Lorenzo in Lucina che assomiglia a Meloni prima del restauro e cosa succede ora

Continua a sollevare polemiche l'affresco che si trova a San Lorenzo in Lucina, basilica di Roma, e che sembra proprio raffigurare la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. L'autore dell'affresco originale, realizzato nel 2000, è il decoratore Bruno Valentinetti, che è anche un sacrestano della basilica. Ed è la stessa persona che, tra il 2023 e il 2024 – con il governo Meloni ampiamente in carica – ha restaurato il dipinto che si era rovinato a causa di infiltrazioni di umidità.
La somiglianza tra Meloni e la figura disegnata – che non sarebbe un angelo, ma una sorta di vittoria alata laica – è sostanzialmente innegabile. Sui social, la pagina Instagram Nonleggerlo è risalita a una fotografia della presidente del Consiglio che pare praticamente identica al dipinto: dalla posizione delle sopracciglia a quella delle labbra, dall'angolo da cui è ripresa agli occhi leggermente socchiusi. Valentinetti, però, continua a negare di aver preso Meloni come riferimento.
Se tra i fedeli che frequentano la basilica ci sono state reazioni miste – chi non ha gradito, chi ha alzato le spalle, chi ha cercato di minimizzare come il rettore Daniele Micheletti – il Vicariato di Roma ha invece preso una posizione netta. Già sabato sera, poche ore dopo l'inizio della polemica, è arrivata una nota dai toni netti: "Il cardinale vicario di Sua Santità, Baldo Reina, prende le distanze dalle dichiarazioni di monsignor Micheletti ed esprime la propria amarezza per quanto accaduto". Il cardinale ha fatto sapere che "avvierà nell’immediato i necessari approfondimenti per verificare le eventuali responsabilità dei soggetti in causa", e ha sottolineato che "le immagini d’arte sacra e della tradizione cristiana non possono essere oggetto di utilizzi impropri o strumentalizzazioni, essendo destinate esclusivamente a sostenere la vita liturgica e la preghiera personale e comunitaria".
E con gli approfondimenti sta procedendo anche la soprintendenza speciale per Roma, che dipende dal ministero della Cultura. Oggi si è svolto un sopralluogo, poi bisognerà iniziare il lavoro di ricostruzione per arrivare a dimostrare che qualcosa è cambiato. Il punto è tutto qui: non si tratta di un'opera storica o dal grande valore artistico, quindi la modifica in sé non è un problema legale; ma sulla carta (ovvero nella richiesta ufficiale che Micheletti aveva presentato) il restauro doveva solamente riportare l'opera al disegno originale, rovinato dall'umidità. È difficile immaginare che nel 2000, per pura combinazione, il dipinto fosse così somigliante a Giorgia Meloni. Ma le autorità dovranno dimostrarlo.
Ciò che è certo è che, tramite le immagine che si possono recuperare in rete risalenti a prima del 2023, è possibile farsi un'idea. Sono fotografie sgranate, perché riprendevano l'intera cappella – d'altra parte, non c'era bisogno di fotografare quel volto nello specifico. Tuttavia, mettendole a fianco, pur a bassa risoluzione, sembra intuibile che la figura non fosse identica all'attuale presidente del Consiglio.

Nel frattempo, si è aperta anche un'altra discussione, che coinvolge l'opera in generale. Perché nella basilica si trova un busto di Umberto II (l'ultimo re d'Italia, andato in esilio dopo la nascita della Repubblica nel 1946)? La scultura risalirebbe al 1985, due anni dopo la morte dell'ex sovrano, e sarebbe stata commissionata da un rettore con inclinazioni politiche monarchiche, Pietro Pintus.
Per questo le due figure realizzate nel 2000 al suo fianco – di cui una oggi ha il volto di Meloni – non sarebbero angeli, ma vittorie alate. Una, quella che assomiglia alla leader di FdI, tiene in mano una mappa dell'Italia. L'altra dà una corona a Umberto II, elogiato con una scritta per aver preferito "l'esilio alla guerra civile". Sopra, uno stemma della famiglia Savoia. Un vero e proprio monumento monarchico, insomma.