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Come cambia la prescrizione dei reati con la nuova riforma del governo Meloni

Prescrizione sospesa per due anni dopo la condanna in primo grado e un anno dopo l’appello: la nuova proposta di riforma è pronta. La commissione Giustizia della Camera ha dato l’ok e ora il testo andrà in Aula. Ma secondo le opposizioni c’è il rischio che approvarlo faccia perdere all’Italia i fondi del Pnrr.
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A cura di Luca Pons
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Presto la prescrizione dei reati in Italia potrebbe cambiare ancora una volta. Dalla norma Cirielli del 2005 in poi, ci sono stati gli interventi di diversi ministri negli ultimi anni: Orlando, Bonafede, Cartabia. Il testo per una nuova riforma adesso ha superato l'esame della commissione Giustizia alla Camera – il vero scoglio, dato che dovevano mettersi d'accordo i partiti del centrodestra, ma anche Azione di Carlo Calenda. Ne è uscita una proposta che accontenta quasi tutti (in parte anche l'Alleanza Verdi-Sinistra, che si è astenuta invece di votare contro), mentre trova l'opposizione di Pd e Movimento 5 stelle. Dovrebbe arrivare in Aula il 6 novembre e dopo l'approvazione passare al Senato per poi diventare legge.

La novità principale sarebbe il ritorno alla cosiddetta prescrizione sostanziale. In pratica, i termini per la prescrizione verrebbero sospesi per determinati periodi. Dopo la sentenza di primo grado, la prescrizione si bloccherebbe fino a due anni; dopo la sentenza d'appello, per 12 mesi. Se entro queste scadenze non dovesse arrivare l'impugnazione della sentenza, la prescrizione però ripartirebbe e si terrebbe anche conto di tutto il periodo di sospensione precedente.

Per capire, si può fare l'esempio di una persona che commette un reato che andrebbe in prescrizione dopo cinque anni. Dopo tre anni viene condannata in primo grado, quindi da quel momento la prescrizione è sospesa per due anni. Se in quei due anni nessuno impugna la sentenza chiedendo di andare in appello, la prescrizione riparte e tiene conto anche dei due anni di sospensione. Perciò, in quel momento si arriva al totale di cinque anni e scatta la prescrizione.

Ci sarebbero poi dei casi particolari: se dopo una condanna la persona viene prosciolta, o comunque la condanna viene annullata, in appello o in Cassazione, tutto il periodo di sospensione che c'è stato viene comunque conteggiato. Guardando all'esempio di prima, se la persona viene condannata dopo tre anni, poi ricorre subito in appello e dopo altri due anni viene prosciolta, essendo passati cinque anni in tutto, il reato cade in prescrizione.

La proposta, come detto, è il risultato di un compromesso tra Forza Italia, Fratelli d'Italia e Lega, con l'appoggio di Azione. Il modello è vicino a quello dell'ex ministro Orlando, approvato nel 2017, che a quello della legge Cirielli. La riforma di Orlando non è mai entrata pienamente in vigore perché nel 2019 il ministro Bonafede ha cambiato nuovamente le regole, cancellando di fatto la prescrizione dopo la prima sentenza. Poi nel 2021 la riforma Cartabia ha tolto i limiti per la prima condanna ma ha aggiunto un massimo di tempo per l'appello (due anni) e per la Cassazione (un anno).

Una delle contestazioni mosse dalle opposizioni è che quest'ultima riforma era stata decisa dall'Italia insieme alla Commissione europea: la modifica apportata da Cartabia rientrava tra le riforme che l'Italia doveva effettuare per ricevere i fondi del Pnrr. Resta da vedere, quindi, se proprio la Commissione interverrà per chiedere al governo di fermare questa nuova modifica.

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