Chi vota Sì e chi vota No al Referendum sulla Giustizia 2026: la posizione dei partiti sulla riforma

Il referendum sulla giustizia 2026 si avvicina e gli schieramenti sono chiari. La maggioranza, con FdI, Lega, Forza Italia e Noi Moderati, è compatta sul Sì, mentre tra le opposizioni emergono delle differenze. Pd, M5s e Avs sostengono il No, mentre Azione e +Europa sono favorevoli. Italia Viva invece, ha lasciato ai suoi libertà di coscienza su cosa votare. Le urne saranno aperte domenica 22, dalle 7 alle 23, e lunedì 23, dalle 7 alle 15. Tra i punti principali della riforma, la separazione delle carriere tra giudici e pm, i due Csm e l'Alta corte disciplinare.
In queste settimane, il dibattito sul referendum è stato nuovamente travolto dalle polemiche. L'invito della consigliera di Nordio Giusi Bartolozzi a votare Sì per sbarazzarsi della magistratura ha riacceso il fronte del No, che si è schierato contro la capo di gabinetto. Il tentativo di chiarire la sua posizione e il successivo intervento del Guardasigilli non sono bastati a placare le opposizioni, che ora chiedono le dimissioni di Bartolozzi.
FdI, Lega e Forza Italia votano Sì al Referendum sulla Giustizia 2026: favorevoli anche Azione e Italia viva
Come dicevamo, i partiti della maggioranza sostengono il Sì alla riforma. Negli ultimi sondaggi prima dello stop, le stime sugli orientamenti di voto divise per partito, mostravano più del 95% dell'elettorato di Fratelli d'Italia, Lega, Noi Moderati e Forza Italia a favore. Tra le forze che hanno annunciato il proprio Sì alla riforma ci sono anche Azione e +Europa. In più di un'occasione i leader dei due partiti di area centro-liberale, Carlo Calenda e Riccardo Magi, hanno espresso un giudizio positivo sulla riforma, pur condannando gli attacchi del governo nei confronti della magistratura e sollevando dubbi su alcuni aspetti più tecnici (ad esempio le modalità di sorteggio).
I partiti che votano No al Referendum sulla Giustizia il 22 e 23 marzo
Voteranno No al referendum i partiti del campo largo: Movimento 5 Stelle, Partito democratico e Alleanza Verdi-Sinistra. Occorre però fare alcune precisazioni. Mentre M5s e Avs sono compatti sul No, nel Pd ci sono diversi distinguo. La linea generale del Partito è quella dettata dalla segretaria Elly Schlein, fortemente contraria alla riforma, ma alcuni esponenti hanno preso le distanze. Tra questi, uno dei nomi di punta dell'area riformista. Pina Picierno. La vicepresidente del Parlamento Ue non hanno fatto mistero del fatto che voterà a favore ed è tra i testimonial del gruppo "Sinistra per il Sì".
La posizione del governo Meloni sul Referendum e le polemiche sul voto
Dopo settimane passate ad attaccare i giudici e ad evitare al contempo di riferirsi esplicitamente al referendum, nel tentativo di non intestarsi il voto, negli scorsi giorni Meloni ha deciso di scendere finalmente in campo a difesa della riforma. La premier ha pubblicato un lungo video nel tentativo di convincere quella fetta di elettorato moderato che è ancora indecisa e non sa se andrà a votare. Una strategia precisa dettata da i sondaggi, che danno il No in vantaggio, e volta a raccogliere voti e colpire i suoi avversari senza trasformare il referendum in un voto politico. Nel video Meloni ha ripetuto di voler stare nel merito della riforma ma poi è tornata a lanciare attacchi ai giudici che, a suo dire, ostacolarebbero il lavoro del governo.
Tuttavia, nella stessa giornata, la mossa della premier è stata completamente oscurata dalla polemica esplosa per le parole usate dalla capo di gabinetto di Nordio, Giusi Bartolozzi nel corso di una trasmissione televisiva. In breve la frase "Votate sì e ci leviamo di mezzo la magistratura" pronunciata dalla consigliera è stata ripresa dai giornali e bersagliata dalle opposizioni, che hanno chiesto in massa le dimissioni. Successivamente, Nordio è intervenuto dicendosi dispiaciuto per l'uscita infelice di Bartolozzi, che, ad oggi, non risulta essersi scusata per le sue dichiarazioni.