Chi vince il referendum sulla giustizia 2026 secondo gli ultimi sondaggi

Si avvicina il referendum sulla riforma della giustizia, programmato dal governo Meloni per domenica 22 e lunedì 23 marzo. Al netto di possibili slittamenti, quindi, i cittadini saranno chiamati alle urne tra due mesi. Due mesi in cui chi deve provare a recuperare terreno è il fronte del No, dato che al momento avrebbe solo il 45% dei voti. Il Sì, invece, sarebbe di dieci punti più in alto. Certo, molto dipenderà dall'affluenza. I dati sono quelli del sondaggio realizzato da Youtrend per Sky Tg24.
La stima è che oggi il Sì prenderebbe il 55% dei voti. Il No invece, come detto, si fermerebbe al 45%. Un distacco non abissale, ma comunque piuttosto netto, che i comitati per il No dovranno provare a colmare da qui a marzo.
Gli esiti potrebbero cambiare molto anche in base all'affluenza. Il sondaggio stima una partecipazione potenziale massima al 62%. Un risultato che sembra piuttosto ottimistico, considerando che alle elezioni politiche del 2022 (tradizionalmente uno degli appuntamenti in cui l'affluenza è più alta) fu del 63,9%. Altre rilevazioni hanno stimato un dato attorno al 40-45% di partecipanti.
Il referendum sarà valido in ogni caso: non c'è quorum, perché non si tratta di un referendum abrogativo. Quindi, a prescindere da quante persone vanno alle urne, il voto avrà effetto. Se vincono in Sì, entrerà in vigore la riforma della giustizia che, tra le altre cose, impedirà ai pm di scegliere la carriera da giudici e viceversa (un cambio che oggi ha già diversi paletti e interessa meno dell'1% dei magistrati). Se vincono i No, la riforma sarà bocciata.
La separazione tra No e Sì in molti casi rispecchia quella tra centrosinistra e centrodestra, ma non sempre. Per esempio, dice di essere per il Sì il 94% di chi vota Fratelli d'Italia. Guardando a Forza Italia la percentuale scende ma resta comunque alta all'80%. Nella Lega, invece, i Sì sono ‘solo' al 66%. Questo significa che un leghista su tre voterà No, oppure è indeciso o non vuole andare a votare.
Lo stesso vale nell'opposizione. Lo schieramento in cui l'elettorato è più decisamente a favore del No è il Partito democratico, che pure al suo interno sta avendo un dibattito sulla questione: l'88% degli elettori democratici è contro la riforma.
Decisi anche i sostenitori di Alleanza Verdi-Sinistra, con un 77% di No. Meno netta la posizione dell'elettorato del Movimento 5 stelle: il 62% è per il No, ma ben il 31% dice che intende astenersi. Il tentativo del M5s di mobilitare i suoi elettori potrebbe avere un ruolo centrale nei prossimi due mesi. Il sondaggio non riporta, invece, come si schierino gli elettori dei partiti centristi, come Azione, Italia viva e +Europa.
Il referendum è stato, ormai, decisamente politicizzato. La riforma è stata varata dalla maggioranza di centrodestra tra le proteste delle opposizioni. Giorgia Meloni non si è spinta a prospettare le dimissioni in caso di vittoria dei No, ma più di un elettore su quattro (il 27%) afferma comunque che voterà per motivazioni politiche. Ben il 59%, invece, dice che a motivare il suo voto saranno i contenuti della riforma.