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Centri in Albania, perché il Viminale potrebbe pagare altri risarcimenti, dopo il caso del migrante algerino

L’avvocata Crescini di Asgi spiega perché ora il ministero dell’Interno rischia di pagare nuovi risarcimenti ai migranti che sono trattenuti nel Cpr in Albania: il caso del cittadino algerino Redouane Laaleg potrebbe non essere un caso isolato.
A cura di Annalisa Cangemi
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Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ieri ha continuato ad attaccare i magistrati a seguito della decisione del tribunale di Roma di condannare l'Italia per il trasferimento in Albania di un migrante algerino, Redouane Laaleg, con precedenti penali.

"Alcuni magistrati non fanno mistero di avere una posizione in qualche modo sfavorevole, concettualmente sfavorevole, non alle leggi ma alla filosofia del contrasto all'immigrazione irregolare", ha dichiarato Piantedosi, intervenuto ieri all'evento "Non c'è sicurezza senza giustizia" organizzato dai gruppi parlamentari di Fratelli d'Italia a Bologna.

"Anche la reazione che c'è stata da parte di un certo tipo di opinione pubblica contraria alle posizioni del governo sul caso di quell'algerino che è stato liberato, c'è qualcuno che dice che la colpa è del governo italiano perché non doveva portarlo in Albania. Cioè il tema è, non è se è normale che per un cittadino che ha 23 condanne per reati, alcuni anche molto gravi, viene ordinata la remissione in libertà, ci viene ordinato di riportarlo in Italia e veniamo condannati" ha proseguito il ministro.

Il governo Meloni, con la premier in testa, ha protestato contro il risarcimento di 700 euro al cittadino algerino, condanna legata appunto alla decisione di spedirlo in Albania nel Cpr di Gjader, senza alcun provvedimento scritto. L'uomo ha una compagna italiana, due figli minorenni di tre e sei anni, che non erano stati avvisati del trasferimento.

Il 10 aprile 2025 l'algerino era stato prelevato dal Cpr di Gradisca d’Isonzo, in Friuli-Venezia Giulia. Al momento della partenza dal centro, non gli era stata fornita alcuna motivazione scritta per lo spostamento imminente. Le autorità gli avevano comunicato solamente a voce che sarebbe stato trasferito in un altro centro italiano, il Cpr di Brindisi. Nessuno lo aveva informato che sarebbe stato condotto in Albania.

Come se non bastasse, durante il viaggio, durato circa 20 ore, l'uomo è stato costretto a subire misure di sicurezza durissime, che la difesa ha definito "degradanti": durante tutto il tragitto sul pullman e sulla nave militare, il 56enne è rimasto con i polsi legati da fascette.

Una volta giunto nel centro albanese, all'uomo è stato impedito l'uso del cellulare, sebbene la famiglia non avesse sue notizie. Il trattenimento in Albania si è protratto solo per poche settimane: il cittadino algerino è stato poi liberato il 9 maggio 2025, a seguito di un ricorso presentato dal suo legale.

La compagna dell'uomo aveva denunciato il caso nell'aprile dell'anno scorso, dicendo che Redouane Laaleg le aveva detto che sarebbe stato portato a Brindisi, e una volta sul posto l'avrebbe avvisata. "Da quel momento, però, non ho più avuto sue notizie per due giorni. Alla fine mi ha contattata, ma dall'Albania. È stato trasferito lì senza alcuna possibilità di chiamate un avvocato o informare noi familiari".

Come ha spiegato oggi un'avvocata di Asgi, Giulia Crescini, questa condanna per il governo italiano rischia di non rimanere isolata. La legale, intervistata da Avvenire, ha ricordato infatti che il caso del cittadino algerino potrebbe essere solo il primo di una lunga serie, perché fino ad ora, come scrive il quotidiano, il ministero dell'Interno non avrebbe mai inviato per iscritto la notifica del trasferimento agli avvocati delle persone da rimpatriare, esattamente come è accaduto a Redouane Laaleg.

Da un anno, sottolinea Avvenire, i Cpr in Albania hanno iniziato ad ospitare migranti su cui pende un decreto di espulsione. Secondo gli ultimi dati disponibili, raccolti dal Tavolo asilo e immigrazione, alla data del 29 ottobre 2025 erano stati trasferiti nelle strutture albanesi 219 persone.

"Semplicemente scomparivano", ha detto l'avvocata Crescini, avvocato del collegio difensivo che ha seguito il trasferimento di Redouan, sentita da Avvenire. "Succede così: da un momento all'altro né la famiglia né i legali hanno informazioni della persona trasferita". Per questo secondo Crescini il caso del 56enne potrebbe non essere l'unico: il governo potrebbe essere chiamato a risarcire anche gli altri 200 migranti fino ad ora portati in Albania e lì trattenuti. In futuro, il Viminale "potrebbe essere costretto a pagare lo stesso risarcimento a tutti i migranti trasferiti nel Cpr in Albania", ha sottolineato l'avvocata di Asgi ad Avvenire.

Per il tribunale di Roma il trasferimento dell'uomo verso l'Albania ha compromesso il diritto alla sua vita privata e familiare, tutelato dall'articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. In pratica ha stabilito che il trasferimento da Cpr a Cpr deve essere sempre informato alla persona interessata tramite una comunicazione scritta. Per cui ora, è il ragionamento di Asgi, chiunque si fosse trovato nella stessa situazione dell'algerino potrebbe fare causa al governo e vincerla.

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