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Direttiva Case Green

Case green, per Fratelli d’Italia la direttiva Ue è una “patrimoniale camuffata”

La normativa europea sulle case ‘green’ obbligherebbe milioni di case a fare dei lavori di ristrutturazione entro il 2030 o, al massimo, il 2033. L’obiettivo è ridurre i consumi energetici e il riscaldamento globale, ma Lega e Fratelli d’Italia hanno obiettato: “In Italia non si può applicare”.
A cura di Luca Pons
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Nel corso di un’operazione nel Rione Salicelle i carabinieri hanno scovato una lussuosa casa con giardino, costruita anche con l’appropriazione di parti comuni di un isolato, che presentava perfino un impianto fotovoltaico.
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Nei prossimi mesi, l'Unione europea dovrebbe approvare una direttiva sull'efficientamento energetico degli edifici pubblici e privati. Ovvero, una norma per la quale tutti gli edifici dovranno rispettare certi criteri ambientali e di consumi energetici. Per milioni di case, in Italia, questo potrebbe significare l'obbligo di fare dei lavori di ristrutturazione nei prossimi 7 anni, dato che la prima scadenza è fissata per il 2030.

L'Ance, Associazione nazionale dei costruttori, ha stimato che in Italia dovrebbero fare dei lavori – come inserire il cappotto termico, sostituire gli infissi e prendere una nuova caldaia – oltre 9 milioni di edifici, su un totale di 12,2 milioni. Per questo, ha chiesto "incentivi mirati" e stabili per il settore edilizio, a differenza di quanto accaduto finora con il superbonus 110%, che ha spesso cambiato termini e formulazione.

Il rischio è che, per gli edifici che non rispettano la normativa, ci sia una grossa perdita di valore automatica. Non dovrebbero esserci, invece, sanzioni come il divieto di vendere o affittare la casa per chi non è a norma.

Foti (FdI): "La casa è sacra, così si ledono i diritti dei proprietari"

Fratelli d'Italia, il partito della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha parlato di una "eco-patrimoniale europea", poiché si teme che le spese vadano a pesare soprattutto sui proprietari di casa. Con una risoluzione in Parlamento, il partito ha chiesto al governo di bloccare l'iter del procedimento, per difendere una "nazione a proprietà immobiliare diffusa" come l'Italia.

Tommaso Foti, il capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera che ha presentato la risoluzione, ha affermato: "La casa è sacra e non si tocca. Fratelli d'Italia mette in guardia dal tentativo dell'Unione europea di rifilare all'Italia, con la direttiva sull'efficientamento energetico, una patrimoniale camuffata che va a ledere i diritti dei proprietari". L'Europa, ha concluso Foti, "non può scaricare sulle famiglie italiane i costi della transizione energetica. Se si esagera sulla sostenibilità ambientale, senza neppure preoccuparsi di una adeguata gradualità temporale entro cui intervenire, si mette a rischio la sostenibilità sociale".

Due deputati della Lega, Stefano Candiani e Alessandro Giglio Vigna, hanno definito la direttiva "una totale follia", che sposa "irresponsabilmente visioni ambientaliste ideologiche e surreali" e si pone "molto distante dalla realtà". Per i due, un provvedimento di questo tipo "può essere infatti attuabile nel Nord Europa, dove vi sono immobili di recente costruzione, e paesi senza storia edilizia, ma è impossibile da applicare in Italia dove città, comuni e borghi – hanno aggiunto – sono caratterizzati da un patrimonio edilizio storico antico di secoli".

Cosa dice la direttiva Ue sulle ‘case green'

Il primo voto sulla direttiva è fissato per il 9 febbraio, ma per di arrivare all'approvazione definitiva serviranno mesi: prima il via libera dell'intero Parlamento europeo, che potrebbe arrivare a marzo, e poi le trattative con gli Stati membri. La presidenza svedese del Consiglio dell'Unione europea si è impegnata ad arrivare all'approvazione ufficiale entro sei mesi.

La direttiva prevede alcune esenzioni: per gli edifici storici ufficialmente protetti, per i luoghi di culto e per le seconde case, a condizione che non ci si abiti per più di quattro mesi all'anno. In più, sarebbero esclusi dall'obbligo anche gli appartamenti di meno di 50 metri quadri.

Resta il fatto che, se la direttiva entrasse in vigore nella sua forma attuale, entro il 2030 tutti gli edifici dovrebbero rientrare nella classe energetica E, e poi entro il 2033 nella classe D. In Italia, però, la maggior parte delle case sono nelle classi F e G. Si tratterebbe di portare tutte le case a consumare poca energia, alimentarsi per quanto possibile con fonti rinnovabili, e limitare al massimo le emissioni di carbonio da combustibili fossili. Un obiettivo ambizioso e, soprattutto, costoso.

La proposta, presentato dal relatore del Parlamento europeo, l’irlandese Ciaran Cuffe  dei Verdi europei, include anche alcune tutele sociali per i proprietari. In particolare, si vorrebbero utilizzare il Fondo sociale per il clima e dei finanziamenti del Recovery, per attutire l'impatto della spesa.

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