Carburanti, il governo vuole prorogare il taglio delle accise su diesel e benzina fino al 30 aprile

Il governo è al lavoro per prorogare il taglio delle accise sui carburanti. La decisione dovrebbe arrivare nel prossimo Consiglio dei ministri convocato per venerdì 3 aprile alle 10. In quell'occasione sarà esaminato il decreto legge per estendere (probabilmente fino al 30 aprile) lo sconto sulle aliquote di diesel e benzina prima della sua scadenza, prevista per martedì 7.
Nei prossimi giorni, "prolungheremo il taglio delle accise", ha confermato il ministro degli Affari europei e del Pnrr Tommaso Foti a Sky Tg24. La riunione "dovrebbe essere penso venerdì o martedì mattina", ha aggiunto. Secondo quanto riferiscono fonti di Palazzo Chigi, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è in stretto contatto con il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, per definire gli aspetti tecnici e reperire le risorse necessarie.
Il taglio era stato deliberato lo scorso 18 marzo per far fronte al vertiginoso aumento dei prezzi dei carburanti innescato dall'attacco di Stati Uniti e Israele in Iran e dal conseguente blocco dello stretto di Hormuz. Non si è trattato, come dicevamo, di un intervento permanente. Inizialmente il governo aveva fissato una durata di venti giorni dall'entrata in vigore del provvedimento, riservandosi di prolungarlo successivamente sulla base degli sviluppi legati alla crisi energetica.
La misura, ancora in vigore, consiste in uno sconto sulle accise di benzina e diesel, scese da 672,90 euro a 472,90 euro per 1000 litri, e sul gas di petrolio liquefatto (GPL), abbassate a 167,77 euro per mille chilogrammi. Nonostante l'immediata entrata in vigore del decreto, nei primi giorni successivi all'approvazione i distributori non avevano provveduto ad aggiornare i listini, nello sgomento generale degli automobilisti.
Nei giorni a seguire la situazione è rientrata e finalmente si sono cominciati a vedere gli effetti del taglio alla pompa. Ma parliamo di una goccia in mezzo al mare. Secondo quanto denunciano le associazioni, lo sconto applicato è insufficiente e i prezzi praticati dai distributori sono ancora molto alti. "L'escalation del prezzo del gasolio ha raggiunto livelli ormai insostenibili per le imprese, aggravando una condizione già critica e compromettendo la continuità operativa del settore", è il grido d'allarme di Fita-Cna Bologna, che si dissocia fermamente "dall'attuale gestione della crisi carburanti, che sta mettendo in ginocchio migliaia di autotrasportatori sul territorio provinciale e nazionale", fa sapere il presidente Giordano Bianconi.
Il prezzo del gasolio in modalità self "supera stabilmente i 2,04 euro al litro in Emilia-Romagna e nelle principali regioni italiane, con una media nazionale che ormai oscilla fra 2,04 e 2,06 euro al litro", sottolineano. In alcune tratte autostradali si registrano punte oltre 2,50 euro al litro, come confermato dalle verifiche del ministero delle Imprese e del Made in Italy, che ha avviato un'indagine su possibili dinamiche speculative nella formazione dei prezzi. "L'aggiornamento ufficiale del ministero dei Trasporti certifica un incremento del costo del gasolio del 30,09% rispetto a giugno 2025, con ricadute dirette sui costi di esercizio, che per un autoarticolato arrivano fino all'8% in più, rendendo molti viaggi antieconomici", denuncia l'associazione, segnalando che una parte della committenza "continua a non riconoscere gli adeguamenti carburante obbligatori per legge, aggravando ulteriormente lo squilibrio nei rapporti commerciali".
In questo contesto, gli interventi del governo "risultano insufficienti e vengono sistematicamente annullati dalla continua impennata dei prezzi e dalle dinamiche speculative ancora in atto". Le imprese del territorio segnalano quotidianamente che la situazione è diventata "ingestibile: i margini sono azzerati, la liquidità è compromessa, e il rischio concreto è il fermo operativo dei mezzi, un evento che avrebbe effetti devastanti sulla filiera logistica, sul sistema produttivo regionale e sulla distribuzione delle merci".
Per questo gli autotrasportatori chiedono più tutele e misure strutturali, che non si limitino a fare da tampone in una situazione di emergenza ma che abbiano un orizzonte più ampio. Come osserva lo storico ed economista Giulio Sapelli infatti, l'intervento sull'accise è "un intervento di politica economica, redistributivo, non è un intervento sulla crisi energetica". In altre parole, si pagherà un po' meno il carburante senza però agire sulla causa dei rincari.