È arrivato il no dell'Aula della Camera alla richiesta di arresti domiciliari avanzata dal gip di Milano a carico del deputato di Forza Italia Diego Sozzani, indagato per finanziamento illecito. Montecitorio ha negato quindi l'autorizzazione all'applicazione della misura cautelare. I voti a favore sono stati 235, 309 i contrari, un astenuto. A fine luglio la Giunta per le Autorizzazioni di Montecitorio si era invece espressa per l'ok ai domiciliari a maggioranza, con il voto a favore di M5S e Pd: una decisione ribaltata oggi dal voto dell'Assemblea, a scrutinio segreto.

La votazione è stato anche un banco di prova per la nuova maggioranza giallo-rossa. E si insinua subito l'ombra di franchi tiratori. Scorrendo i tabulati risultano ‘mancanti', rispetto ai sì annunciati da Pd e M5s, almeno 49 voti, presumendo però che tutto il centrodestra compatto abbia votato contro i domiciliari e che anche i 14 deputati di Leu si siano espressi contro gli arresti nei confronti di Sozzani. Pd e M5s contano 327 deputati. Si devono tuttavia escludere le assenze per missione, quindi ‘giustificate': 13 nel M5s e 7 nel Pd. I deputati che non hanno partecipato al voto, quindi assenti ‘non giustificati' sono 13 tra i pentastellati e 10 tra i dem. Dunque ai 92 voti che mancano ai numeri di M5s-Pd (327) vanno tolti i 20 deputati in missione, i 23 assenti ‘non giustificati'. Perciò dal calcolo ci sono 49 voti che non ‘tornano' all'appello.

Ma M5s e Pd si sono affrettati a spiegare che il voto non ha nulla a che fare con la tenuta della maggioranza e, quindi, non avrà alcuna ripercussione sull'alleanza di governo. "Oggi il Parlamento non decideva su un provvedimento governativo o su una decisione assunta collegialmente dall'esecutivo. Oggi decideva su un'indagine specifica, in merito a un singolo parlamentare di Forza Italia e alle sue azioni, individuali, e presumibilmente illecite. Qualcuno dice che il voto odierno ‘è tema di Governo', io rispondo ‘è tema di valori'", ha affermato il capo del M5S e ministro degli Ester Luigi Di Maio.

Lo ha spiegato bene in un post su Facebook: "Non si tratta di giustizialismo o di presunzione di innocenza. Qui si tratta di normalità, di regole. Quando un cittadino comune sbaglia ne risponde, quando un imprenditore sbaglia, anche involontariamente, ne risponde. E vale lo stesso per ogni lavoratore, per ogni comune mortale in questo Paese. Quando a sbagliare invece è un politico, il sistema si chiude, lo blinda e lo protegge".

"Chi oggi ha votato contro l'arresto di Sozzani", ha detto Di Maio "dovrebbe risponderne davanti all'opinione pubblica. E invece a causa del voto segreto, non ne risponderà davanti agli italiani. Il voto segreto va abolito. Ognuno deve assumersi le sue responsabilità". 

Non "è un voto sul governo, non e' un fatto politico, era un voto su una procedura richiesta dalla magistratura. Noi abbiamo dato un orientamento preciso, è evidente che i deputati hanno votato secondo coscienza", ha ribadito Graziano Delrio, capogruppo alla Camera del Pd. "Mancano 20 voti del Pd? No, assolutamente", ha detto ai cronisti.

L'esito del voto è stato contestato in generale dai pentastellati. "La maggioranza dei deputati italiani oggi decide di ‘salvare' Diego Sozzani al momento di decidere sulla richiesta di arresti domiciliari che lo riguarda, anche al di là delle indicazioni dei gruppi parlamentari e dei risultati delle precedenti votazioni in Giunta per le autorizzazioni. Il MoVimento 5 Stelle, invece, ha mantenuto una posizione coerente attraverso i voti espressi precedentemente in Giunta e quelli dati oggi in Aula. Approfittare del voto segreto non è bello, non si fa così", hanno scritto in una nota le deputate e i deputati del Movimento. "La questione ovviamente rimane interna a Montecitorio, però dispiace che molti parlamentari dei partiti, attraverso questo voto, abbiano manifestato una distanza dai normali cittadini e un avvicinamento, piuttosto, a privilegi come l'immunità".