Bonus assunzioni 2026: meno incentivi per giovani e over 35, agevolazioni confermate per le donne

Con la conversione in legge del decreto Milleproroghe, il governo ha rivisto alcune delle principali agevolazioni contributive rivolte alle imprese che assumono giovani, disoccupati di lunga durata e donne considerate svantaggiate. Il quadro che emerge è fatto di luci e ombre: da un lato, infatti, alcuni bonus vengono ridotti rispetto alla versione originaria prevista dal Dl Coesione, dall'altro, invece, la durata delle misure viene estesa. L'obiettivo resta, almeno sulla carta, quello di sostenere l'occupazione stabile, ma con un utilizzo più mirato delle risorse disponibili. In particolare, si riducono gli incentivi per l'assunzione dei giovani under 35 e per i lavoratori over 35 disoccupati nel Mezzogiorno, mentre viene prorogato senza tagli lo sgravio contributivo per le aziende che assumono donne svantaggiate. Ecco nel dettaglio cosa cambia e quali sono le nuove regole.
Da dove arrivano le risorse
Per finanziare la proroga degli incentivi saranno utilizzati fondi provenienti sia da risorse europee sia da stanziamenti nazionali. Una parte importante arriverà dal Programma nazionale "Giovani, donne e lavoro 2021-2027", che raccoglie fondi destinati alle politiche per l'occupazione. A queste risorse si aggiungono quelle previste dalla legge di Bilancio 2026. In totale verranno impiegati oltre quattrocento milioni di euro destinati agli esoneri contributivi per i datori di lavoro che assumono. L'utilizzo effettivo dei bonus nei prossimi mesi sarà determinante anche per capire se ci saranno ulteriori proroghe; su questo la ministra del Lavoro Maria Elvira Calderone ha già fatto sapere che il governo monitorerà l'andamento delle misure per valutare eventuali interventi nel corso dell'anno.
Il bonus per assumere giovani under 35
Una delle misure riguarda gli incentivi destinati all'assunzione di giovani che non hanno mai avuto un contratto a tempo indeterminato. Il bonus, introdotto con il decreto Coesione, è stato utilizzato da molte imprese nel corso del 2025 e nei primi nove mesi dell'anno ha riguardato oltre centomila nuovi rapporti di lavoro stabili. Con le modifiche introdotte dalla nuova normativa, l'ìincentivo resterà disponibile per i datori di lavoro privati fino al 30 aprile 2026; le aziende potranno quindi continuare a utilizzarlo sia per assumere direttamente un giovane con contratto a tempo indeterminato sia per trasformare un contratto a termine in un rapporto stabile.
Qui la principale modifica riguarda l'entità dello sgravio contributivo: fino al 31 dicembre 2025 il bonus prevedeva l'esonero totale dei contributi previdenziali dovuti dal datore di lavoro per il lavoratore assunto. Per le assunzioni effettuate tra il 1° gennaio e il 30 aprile 2026, invece, l'agevolazione coprirà il 70 per cento dei contributi a carico dell'azienda e potrà essere applicata per un periodo massimo di due anni. È prevista però una condizione che consente di mantenere lo sgravio pieno: se l'assunzione comporta un incremento occupazionale netto, cioè un aumento del numero di dipendenti rispetto alla media dei dodici mesi precedenti, l'esonero potrà arrivare ancora al 100 per cento dei contributi. Il bonus resta poi anche soggetto a un limite massimo mensile: lo sgravio può arrivare fino a 500 euro per ogni lavoratore assunto. Nelle regioni comprese nella Zona economica speciale del Mezzogiorno il tetto sale invece a 650 euro al mese (in queste aree l'incentivo sarebbe più alto per favorire le assunzioni nelle regioni con livelli di occupazione più bassi).
Se il bonus non dovesse essere ulteriormente prorogato, dal primo maggio 2026 tornerà in vigore la misura strutturale già prevista dalla normativa ordinaria. In questo caso le imprese potranno ottenere uno sgravio contributivo pari alla metà dei contributi dovuti, fino a un massimo di tremila euro l'anno, per l'assunzione stabile di giovani sotto i trent'anni. Resterà comunque sempre possibile ricorrere al contratto di apprendistato.
Gli incentivi nel Mezzogiorno per i disoccupati over 35
Il decreto interviene poi anche sugli incentivi destinati alle imprese che assumono lavoratori con più di 35 anni rimasti senza lavoro per almeno due anni nelle regioni della Zona economica speciale del Mezzogiorno. Anche in questo caso la misura viene prorogata fino ad aprile 2026 ma con uno sconto contributivo ridotto rispetto al passato. Le aziende con meno di dieci dipendenti potranno infatti beneficiare di una riduzione pari al 70 per cento dei contributi previdenziali dovuti per il lavoratore assunto. Come per il bonus giovani, però, la percentuale può tornare al 100 per cento se l'assunzione comporta un aumento reale del numero dei dipendenti dell'impresa.
Resta la decontribuzione Sud
Nel caso in cui il bonus per gli over 35 non venga prorogato dopo aprile, le imprese del Mezzogiorno potranno comunque continuare a contare su un'altra misura di sostegno, e cioè la cosiddetta decontribuzione Sud. Di cosa si tratta? Si tratta di uno sconto sui contributi previdenziali destinato a tutti i lavoratori occupati nelle regioni meridionali. Questa agevolazione è però destinata a ridursi progressivamente nel tempo: dopo l'esonero del 30 per cento applicato fino al 2025, la riduzione scenderà al 20 per cento nel biennio 2026-2027 e poi al 10 per cento negli anni successivi.
Il bonus per assumere donne svantaggiate
Diverso, invece, il destino dell'incentivo dedicato all'occupazione femminile. In questo caso il governo ha scelto di prorogare la misura per tutto il 2026 senza modificarne l’entità. Le aziende che assumono a tempo indeterminato donne in condizioni di svantaggio potranno così continuare a beneficiare di uno sgravio totale dei contributi previdenziali per un periodo che può arrivare fino a due anni. Per accedere all'agevolazione è necessario che la lavoratrice sia senza un impiego regolarmente retribuito da almeno ventiquattro mesi. Il periodo richiesto si riduce a sei mesi se la donna risiede nelle regioni della Zes oppure se l'assunzione avviene in settori professionali in cui la presenza femminile è particolarmente bassa. Anche per questo incentivo resta però una condizione fondamentale: l'assunzione deve determinare un aumento effettivo dell'occupazione all'interno dell'azienda.