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Blocco navale per i migranti: cosa sappiamo del pacchetto immigrazione anticipato da Piantedosi

La prossima settimana arriverà sul tavolo del Consiglio dei ministri un nuovo pacchetto immigrazione, secondo quanto anticipato dal ministro Piantedosi. Nel ddl ci sarà il discusso blocco navale, che però presenta diversi profili critici e problematici dal punti di vista giuridico.
A cura di Annalisa Cangemi
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La prossima settimana, secondo quanto ha annunciato il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, il Consiglio dei ministri dovrebbe approvare un nuovo pacchetto di norme che riguarda l'immigrazione. Tra queste dovrebbe essere incluso il cosiddetto ‘blocco navale'. E vista la delicatezza della materia, non è esclusa una nuova interlocuzione con il Quirinale, come avvenuto per il decreto Sicurezza varato dal governo pochi giorni fa.

In pratica il nuovo provvedimento, un disegno di legge, dovrebbe dare attuazione al Patto europeo Migrazione e Asilo che entrerà in vigore a giugno e al cui interno confluiranno una serie di norme stralciate dal ddl sulla Sicurezza emanato giovedì: tra le norme il cosiddetto blocco navale e il ritorno del ‘sistema Albania', con la possibilità "laddove esistono accordi con Paesi terzi sicuri di trasferire persone in luoghi diversi per effettuare le procedure d'asilo", ha spiegato il ministro.

Prevista la possibilità di un'interdizione non superiore a 30 giorni, prorogabile di altri trenta fino a un massimo di sei mesi, dell'attraversamento del limite delle acque territoriali, "nei casi di minaccia grave per l'ordine pubblico o la sicurezza nazionale intesa come rischio concreto di atti di terrorismo o di infiltrazione di terroristi", ha detto Piantedosi, ma anche nei casi di "pressione migratoria eccezionale tale da compromettere la gestione sicura dei confini".

Seguendo le indicazioni del ministro, i casi in cui i migranti, a bordo delle navi Ong, potrebbero essere bloccati, sono sostanzialmente quattro: minaccia per l'ordine pubblico o la sicurezza nazionale; pressione migratoria eccezionale; emergenze sanitarie globali; eventi internazionali di alto livello.

In queste situazioni i migranti secondo il governo potrebbero essere "condotti anche in Paesi terzi diversi da quello di appartenenza o provenienza con i quali l'Italia ha stipulato appositi accordi", come ad esempio i centri in Albania. A valutare l'interdizione sarà il Consiglio dei ministri e, ha detto ancora Piantedosi, "dovrà essere certificata la condizione di particolare pressione migratoria e incidenza sulla sicurezza nazionale per una serie di fattori".

Non è chiaro se nella bozza del nuovo pacchetto immigrazione ci sia anche la cosiddetta norma ‘salva Almasri', che era contenuta nelle bozze del ddl Sicurezza e prevedeva "la consegna allo Stato di appartenenza di persona pericolosa per la sicurezza nazionale o per la compromissione delle relazioni internazionali", o nei casi in cui si renda necessaria per rispettare obblighi derivanti da accordi internazionali.

Nella bozza del ddl, secondo quanto scrive il Sole 24 Ore dovrebbe esserci anche una norma che consenta al giudice di espellere uno straniero "nei casi di condanna per gravi fattispecie delittuose, come violenza o minaccia a pubblico ufficiale, delitti contro la persona o contro il patrimonio, partecipazione a rivolte nei Cpr.

Cosa non va nel ‘blocco navale' in arrivo nel prossimo ddl sull'immigrazione

Per comprendere e analizzare tutte le criticità della nuova norma sul ‘blocco navale' in arrivo bisogna aspettare di leggere il testo del ddl, che ancora non è pronto. In mancanza del testo, per il momento però si possono fare solo alcune considerazioni, sulla base di quello che ha detto Matteo Piantedosi. Non sono molto chiari i paletti della norma. Piantedosi però mette insieme questioni diverse, tutte molto problematiche, e fa un pasticcio: da una parte la possibilità di interdire, da 30 giorni a 6 mesi, l'attraversamento del limite delle acque territoriali, e dall'altra la possibilità di trasferire le persone in luoghi diversi da quello del territorio nazionale per effettuare le procedure di asilo.

Secondo il professor Luca Masera (Asgi), la misura presenterebbe dei profili di illegittimità. In primo luogo, quando si parla di ‘blocco navale', con interdizione delle acque territoriali, sarebbero troppo generiche le definizioni "di rischio di atti di terrorismo o di infiltrazione di terroristi": "Se c'è un sospetto di terrorismo bisogna comunque dimostrarlo, non basta che il governo dica che c'è un pericolo, ci devono essere elementi concreti, forniti dall'autorità giudiziaria. Altrimenti scatteranno i ricorsi. E lo stesso vale per l'eccezionale pressione migratoria: in un sistema liberale e di diritto questo deve essere verificato".

E poi le autorità italiane non potrebbero imporre a una nave Ong straniera dove portare i migranti: "Le navi Ong che soccorrono persone in mare potrebbero non rispettare queste indicazioni, come è stato confermato in decine di processi. Al massimo il governo potrebbe ordinarlo a una nave militare italiana: in presenza di accordi, che al momento però non sono stati ancora stipulati, potrebbero portare i migranti verso Paesi terzi sicuri. Ma prima questi accordi andranno scritti. In ogni caso è una procedura che al governo Meloni converrebbe applicare con le proprie navi, che sono quelle che soccorrono il 90% dei migranti. Il restante 10% delle operazioni viene portato avanti dalle Ong. Ma l'esecutivo non potrebbe imporre loro di recarsi verso Paesi terzi", spiega il professore.

Tra l'altro, ricorda Masera, l'accordo stipulato tra Italia e Albania prevede che possano essere portati nei centri albanesi solo le persone soccorse da navi italiane, per cui la nuova norma, se includesse anche le navi straniere, sarebbe palesemente in contrasto con il patto stretto con Tirana.

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