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Manovra 2024

Bankitalia smentisce il governo Meloni, nel 2024 l’economia italiana crescerà solo dello 0,8%

La Banca d’Italia ha detto che l’anno prossimo il Pil dell’Italia salirà solo dello 0,8%. La stima del governo Meloni è dell’1,2%, “possibile” ma decisamente ottimistica. Intanto il debito pubblico resterà su livelli altissimi, il taglio del cuneo fiscale e la riforma Irpef resteranno in vigore solo per un anno e i fondi per la sanità (in rapporto al Pil) scenderanno sotto i livelli pre-Covid.
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A cura di Luca Pons
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L'economia italiana nel 2024 non andrà bene come prevede il governo Meloni, anzi. La Banca d'Italia, nella audizione che si è svolta al Senato sulla manovra, ha evidenziato che le stime del governo sono parecchio ottimistiche: mentre l'esecutivo ha previsto che l'anno prossimo il Pil aumenterà dell'1,2%, per Bankitalia non si andrà oltre lo 0,8%. Una differenza di pochi decimi, in apparenza, che in realtà vorrebbe dire una ripresa molto più lenta per l'economia dopo il risultato non entusiasmante di quest'anno.

Quanto crescerà il Pil italiano nel 2024

I numeri di cui si parla sono quelli che il governo Meloni ha previsto nella sua Nadef, il documento che traccia un quadro della situazione economica e finanziaria dell'Italia. La Banca d'Italia in Parlamento ha detto: "Le nostre previsioni sono quelle che abbiamo fatto ad ottobre e che ancora, nonostante le ultime informazioni, non smentiamo: per il 2023 una crescita allo 0,7% per il 2024 allo 0,8%". La cifra prevista dal governo è comunque all'interno "ancora di previsioni possibili", ma nel lato decisamente ottimistico: "L'evoluzione dei prossimi mesi ci dirà in che direzione andiamo", sia per quanto riguarda le tensioni internazionali che l'andamento dell'economia nazionale. E ci sono "significativi i rischi al ribasso", anche per il conflitto in Medio Oriente.

Il problema è che in una situazione simile, con la manovra che il governo Meloni ha deciso di mettere in campo, "il rapporto tra il debito pubblico e il Pil scenderà solo marginalmente nel prossimo triennio". Per un Paese come l'Italia, con un debito pubblico già altissimo, "l'elevato livello del rapporto è un elemento di vulnerabilità", che dà meno margine di manovra "per fronteggiare eventuali shock avversi" e ha "effetti negativi sulla competitività dell'intera economia italiana".

Effetti positivi di taglio del cuneo e riforma Irpef, ma solo per un anno

La Banca d'Italia ha anche sottolineato un possibile aspetto positivo: il taglio del cuneo fiscale, unito alla riforma dell'Irpef, dovrebbero portare a un aumento del reddito disponibile per le famiglie. Si parla di circa 600 euro in più all'anno, in media. Tuttavia, queste due misure hanno "natura transitoria, con un impatto limitato al prossimo anno".

Il rischio è di ritrovarsi, tra un anno, a "dover ricorrere tra un anno a bruschi aumenti delle aliquote contributive", cioè a un improvviso aumento delle tasse, "o a nuovi scostamenti di bilancio", che creerebbero nuovo debito pubblico con tutti i problemi che ne derivano. Per questo, il governo Meloni "nei prossimi mesi" dovrebbe definire il suo "orientamento per il medio termine". Ovvero, decidere una volta per tutte cosa si vuole fare nei prossimi anni senza proseguire con misure temporanee, come fatto in passato anche da altri governi.

Fondi alla sanità, livello più basso rispetto al pre-Covid

Infine, la Banca d'Italia ha toccato il tema della spesa sanitaria, che ha portato a forti contestazioni e anche allo sciopero dei medici. La spesa per la sanità pubblica "in rapporto al Pil nel prossimo triennio diminuirebbe gradualmente, al di sotto del livello medio nel quinquennio precedente la pandemia (6,5 per cento)". Meno fondi rispetto al periodo pre-Covid, sempre in rapporto al Pil. In una situazione in cui "l'invecchiamento della popolazione italiana e la diffusione di patologie croniche" porteranno alla necessità di aumentare "l'offerta pubblica di prestazioni sanitarie".

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