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Attacco all'Iran di Israele e USA

La guerra in Iran fa schizzare i prezzi della benzina: previsti forti rincari anche nella bolletta del gas

Dopo l’attacco in Iran schizzano i prezzi dell’energia, con il prezzo del gas cresciuto ieri di quasi il 40% e quello del petrolio salito dell’8 e 9%. Secondo gli analisti, se la chiusura dello Stretto di Hormuz da parte di Teheran dovesse continuare, il prezzo del petrolio potrebbe raggiungere i 100 dollari al barile, con effetti devastanti sui consumatori.
A cura di Annalisa Cangemi
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Il governo da poco ha varato il decreto Energia, ma l'intervento rischia di avere impatto quasi zero alla luce degli ultimi eventi in Medio Oriente, con l'attacco di Usa e Israele all'Iran e la risposta militare di Teheran, che rischiano di far schizzare i prezzi energetici alle stelle. A partire dal prezzo del gas, che ieri ha avuto un rialzo di quasi il 40%. Oggi si registra un nuovo incremento: sulla piazza Ttf di Amsterdam, i future salgono in avvio di un ulteriore 13% toccando la soglia dei 50 euro al megawattora.

Forti aumenti anche per il petrolio mentre le Borse europee sono scivolate, in alcuni casi anche pesantemente, con un totale di oltre 300 miliardi bruciati. La crisi nel Golfo Persico ha colpito soprattutto il metano, che ha chiuso ad Amsterdam con un boom del 39% a 44,5 euro al Megawattora e un massimo di giornata a 49 euro, sui livelli più elevati dall'ottobre 2022.

Lo stop della Qatar Energy dopo gli attacchi iraniani

I rialzi legati all'attacco a Teheran, seguito dal lancio di missili e droni da parte dell'Iran contro i Paesi vicini e in particolare contro il Qatar, sono stati ulteriormente rafforzati dalla comunicazione di QatarEnergy sull'interruzione della produzione di gas naturale liquefatto dopo la ritorsione sul suo impianto di Ras Laffan, il più grande al mondo. "A causa degli attacchi militari perpetrati contro gli impianti di QatarEnergy situati nelle zone industriali di Ras Laffan e Mesaieed, in Qatar, QatarEnergy ha cessato la produzione di gas naturale liquefatto (Gnl) e dei suoi derivati", ha sottolineato la compagnia in un comunicato. Ad Amsterdam ieri il Ttf è salito da 41 euro al megawattora fino a 46 euro (+45%) prima di scendere sotto i 45 euro con un rialzo comunque del 38,13%. Oggi si registra un nuovo aumento: ad Amsterdam le quotazioni hanno avuto un incremento del 12,20% a 50,50 euro al megawattora.

La chiusura dello Stretto di Hormuz ha spinto, seppur in maniera minore, anche il petrolio, con un'impennata tra l'8 e il 9%: quello standard per il mercato americano ha raggiunto la quota dei 70 dollari al barile, con massimi in avvio di seduta a 75 dollari. Il Brent europeo ha invece raggiunto anche gli 80 dollari al barile. Secondo gli esperti, se la chiusura dello Stretto di Hormuz da parte di Teheran dovesse continuare, il prezzo del petrolio potrebb schizzare a 100 dollari al barile.

Un quadro che diventa preoccupante per i consumatori, come hanno messo in evidenza ieri anche i ministri Tajani e Crosetto, durante un'informativa urgente in Parlamento. Crosetto ha sottolineato come dallo stretto di Hormuz passi "il 20% del petrolio mondiale pari a 17-20 milioni di barili al giorno e oltre il 30% del Gnl. Già una riduzione parziale o un aumento percepito è sufficiente a creare un effetto immediato sui prezzi, con un aumento significativo sui costi dei trasporti fino al 30-40%".

Con l'attacco all'Iran "prevediamo di nuovo un'elevata volatilità dei prezzi dell'energia fino a quando le tensioni non saranno rientrate", afferma il delegato del presidente di Confindustria per l'energia, Aurelio Regina, secondo il quale "è fondamentale mettere al centro la competitività e la sicurezza" Ue e un'approvazione "in tempi brevissimi" del decreto energia.

Prezzi dei carburanti alle stelle

I prezzi dei carburanti fanno registrare un deciso incremento, con nuovi aumenti su gasolio che è già al livello più alto da un anno. E secondo la Staffetta Quotidiana sulle fonti di energia siamo "solo l'inizio". Gli aumenti registrati nella prima giornata della settimana non tengono infatti conto di questo balzo delle quotazioni petrolifere, quindi gli effetti sui prezzi alla pompa si vedranno a partire solo dalle prossime ore.

A salire è soprattutto il diesel. "I listini dei carburanti, come sempre, infatti, si aggiornano al rialzo alla velocità della luce, peccato non avvenga mai il contrario quando debbano scendere", ha detto Michele Carrus, presidente Federconsumatori. Già nella giornata di ieri gli automobilisti, alla pompa, si sono ritrovati con la benzina mediamente a 1,67 euro al litro e il diesel a 1,732 (prezzi per il self, dati di Quotidiano Energia).

"Aumenti inauditi, spropositati a nostro in avviso – ha sottolineato Federconsumatori – già a giugno 2025, quando c'erano state le prime più concrete avvisaglie del conflitto con l'Iran, Brent e WTI erano schizzati a livelli pari a quelli odierni. I carburanti, però, erano rimasti su livelli decisamente più bassi". Secondo le stime dell'O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori, che tengono conto sia dell'andamento del cambio che delle quotazioni del petrolio, i prezzi dei carburanti si trovano oggi "ben al di sopra della cifra a cui si dovrebbero attestare: eclatante il caso del diesel, che a parità di accisa (quindi non tenendo conto del rialzo avvenuto a gennaio), dovrebbe costare ben 9,8 centesimi in meno. Questo sovrapprezzo si traduce, per gli automobilisti che hanno auto a gasolio, in un aggravio di oltre 94,00 euro annui in termini diretti".

Decisamente peggiori, secondo Federconsumatori, sono gli aumenti che colpiscono tutti i cittadini, a causa degli aumenti indiretti sui prezzi dei beni di largo consumo, dovuti al fatto che oltre l'86% di tali prodotti è trasportato su gomma: secondo le prime stime tali incrementi ammontano a +111,08 euro annui. "Complessivamente, quindi, un automobilista (media tra auto a benzina e gasolio) subirà aumenti pari a 186,64 euro annui – ha sottolineato in una nota l'associazione – Da tempo chiediamo massima trasparenza e vigilanza da parte delle istituzioni competenti nel settore, afflitto da intollerabili fenomeni speculativi. È necessario farlo, oggi, con maggiore forza, per contrastare tempestivamente e punire tali fenomeni, che penalizzano i cittadini e incidono negativamente sull'intero sistema economico".

Borse in calo: Milano -3,8%

Con l'oro sostanzialmente stabile, è stata abbastanza normale la reazione delle Borse europee: la Borsa peggiore ieri è stata Madrid in calo finale del 2,7%, seguita da Francoforte che ha perso il 2,6%, Parigi che ha ceduto il 2,1% e Milano l'1,9%. Londra ha segnato invece un calo finale dell'1,2% e Amsterdam di un punto percentuale, due Borse sostenute dai titoli dell'energia e della Difesa. In totale con l'indice Stoxx 600 dei principali titoli europei sono stati persi 314 miliardi di euro di capitalizzazione, mentre Wall street dopo un'apertura debole si è mossa a lungo attorno alla parità. Euro debole in calo di quasi un punto percentuale contro il dollaro a quota 1,17 e qualche tensione sui titoli di Stato del Vecchio continente, anche se gli spread sono rimasti in genere immutati perché il rialzo dei tassi di interesse è stato simile per tutti i Paesi europei. In Piazza Affari male Stellantis, che ha perso oltre il 7% e le banche, con Bper in calo del 4%. Bene invece Leonardo in aumento del 2,5% sfruttando i rialzi del settore (Bae +6%). Forte soprattutto Eni grazie agli aumenti nell'energia, con il titolo salito del 3,6% finale.

Anche oggi le Borse europee sono in caduta libera. In tensione i titoli di Stato del Vecchio continente: tra i listini è maglia nera Milano (-3,8%). Pesanti anche Madrid (-3,2%), Francoforte (-2,8%), Parigi (-2,2%) e Londra (-2%). In picchiata i future di Wall Street dove il Nasdaq 100 cede il 2% e lo S&P 500 l'1,6%.

Le ripercussioni sull'Europa

Per la Commissione Europea "non c'è alcun problema immediato per la sicurezza energetica" dell'Unione Europea in conseguenza dell'attacco sferrato da Usa e Israele contro l'Iran e alla successiva chiusura dello stretto di Hormuz, ha detto ieri la portavoce per l'Energia Anna-Kaisa Itkonen, a Bruxelles.

"Abbiamo chiesto agli Stati membri di condividere le loro valutazioni entro la fine di oggi riuniremo un gruppo di coordinamento per il petrolio nelle prossime 48 ore" per valutare la situazione". Fortunatamente, ha sottolineato la portavoce capo Paula Pinho, "siamo quasi alla fine del periodo" in cui gli edifici vengono riscaldati e i depositi di gas sono riempiti intorno al "30%", in linea con i piani energetici. Ad oggi non ci sarebbero preoccupazioni per le scorte di metano, sottolinea Itkonen.

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